Pubblicità

ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Gli scritti di Giorgio Soffiantini

Ampi consensi per il suo recente libro sull’Alzheimer e per la continua attività di approfondimento di tematiche storiche e ricerche su San Teobaldo

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 55 2017 pp. 158–161

Da qualche tempo il badiese Giorgio Soffiantini collabora alla stesura di questa rivista, proponendo testi di carattere storico, basati in particolare su due pilastri fondamentali della storia di Badia: la Vangadizza e S. Teobaldo. Ma recentemente si è messo in luce per la stesura di un libro sull’Alzheimer, suscitando ampio interesse. Ci incontriamo dunque con Giorgio Soffiantini per saperne di più della sua poliedrica attività, partendo proprio dall’ultima novità editoriale.

– Un libro intenso, questo sull’Alzheimer, una malattia sconcertante per chi la vive e forse ancora di più per chi si trova a seguire un proprio caro affetto da questa sindrome. E’ così?

“Sì è proprio così. E questo libro, tra le mie pubblicazioni è il testo a cui tengo di più, per il quale mi sono a lungo impegnato. È la testimonianza di cosa può significare per una famiglia l’arrivo del “signor Alzheimer”. Da quando andai in pensione tenni un diario dove annotavo i problemi, le emozioni, i sintomi, il peggioramento inesora-bile che ha subito mia moglie a causa della patologia, ma anche le mie reazioni per cercare di gestire le difficoltà della patologia. Ne è scaturito un libro testimonianza di dieci anni di esperienza col signor Alzheimer e che può rappresentare una sorta di manuale utile, come esempio, per altri casi, oltre che un manuale di sopravvivenza per i familiari”.

– Chi lo ha già letto lo giudica un libro “forte”, ricco d’amore e di umanità, scritto con sentimento e un linguaggio apprezzato da tutti.

“È stato definito una storia d’amore molto bella. Non avevo pensato a questo aspetto, a me è venuto naturale così. Da tutti ho ricevuto apprezzamenti talmente lusinghieri che non potevo immaginare”.

– Un vero successo quindi, ci vuole chiarire il significato del titolo?

“Si intitola Alois Alzheimer e Chiara, la nonna che non c’è (edito da Cortina, Verona). La nonna che non c’è è mia mia moglie, che avrebbe amato all’inverosimile i cinque nipotini nel frattempo arrivati, ma che purtroppo non ha potuto coccolare a causa della malattia invalidante”.

– Complimenti per l’impegno non solo letterario, ma anche umanitario. Veniamo all’altro suo interesse legato alla storia di Badia Polesine ed in particolare a San Teobaldo. Lei ha dedicato più di uno scritto ad indagare la figura di questo santo, di cui a Badia si conservano reliquie nella chiesa parrocchiale.

“Il mio interessamento verso S. Teobaldo è nato anni fa, dalla constatazione che a Badia era stato pressochè dimenticato il giorno della festa del Patrono (1 luglio). Tornato al mio paese dopo tanti anni, notai che delle bellissime celebrazioni del passato non c’era più traccia; un giorno come gli altri, passato nell’indifferenza totale, caratterizzato solo dal fatto che gli uffici comunali erano chiusi. Io avevo ancora nella mente quanto era sentita la festa del Patrono, allora mi misi ad analizzare la situazione. Iniziai leggendo la biografia di San Teobaldo che avevo in casa perchè scritta dal nonno Battista Soffiantini nel 1933, per i novecento anni dalla nascita del Santo. Mi appassionai e riuscii a leggere tutto quanto pubblicato in proposito: dalla biografia dell’Abate Pietro della Vangadizza (contemporaneo di Teobaldo) al fondamentale e raro libro di B. Collina (1752), al testo di A. Costadoni (1779), ai successivi di mons. Mistrorigo, padre A.Ghinato, etc”.

– E poi?

“Decisi allora di fare qualcosa per rivalutare, a Badia, la figura del Santo e coinvolgere l’interesse dei fedeli. Organizzai un articolato progetto marketing con tanto di conto economico, trovai gli sponsor (tutti privati cittadini di Badia, per un totale di 33.000€) e realizzai in circa tre anni varie iniziative: dalla stampa di un depliant (italiano/francese) con una sintetica presentazione del Santo per fedeli e visitatori, alla stazione informatizzata con la presentazione in cinque lingue della chiesa e di S. Teobaldo; dal ripristino dell’antica processione sulle rive dell’Adige, allo sperone della Bova, alla pubblicazione di due nuove biografie del Santo, una per i bambini e una per le famiglie; da un convegno di due giorni con studiosi di fama internazionale, tra Badia e Vicenza (i cui atti sono stati raccolti nel testo Teobaldo di Provins, un convertito tra Francia e Italia, nell’età di Gregorio VII), a un libro sulla Storia delle Reliquie di San Teobaldo che racconta aspetti e vicende, dalla morte ai nostri giorni, mai affrontati prima”.

– Dunque un impegno di ricerca continuo che ha portato anche alla recente scoperta della lapide di Bosco di Rubano. Ma dove trova tanta energia?

“La mia motivazione è data dalla passione per la ricerca e poter fare qualcosa di utile per la comunità. La storia del ritrovamento della lapide di Bosco di Rubano ha rappresentato per me un riscontro importante per quanto avevo letto, studiato e scritto nel libro delle reliquie. La lapide ricordava il rifacimento dell’altare posto nella chiesa della Vangadizza e finanziato nel 1617 dalla famiglia Recanati di Badia. Originariamente la lapide era dunque in Vangadizza. Come fosse finita a Bosco di Rubano non lo potevo sapere”.

– Ne ha parlato nel numero 54 di questa rivista. Una autentica “scoperta” la sua, perchè la lapide era nascosta da un pannello di legno, che lei ha provveduto a togliere col consenso del parroco.

“Infatti era occultata alla vista. Come mai era nascosta da un pannello? E come mai si trovava in quella chiesa e non a Badia? Queste mie domande, seguite al discoprimento della antica lastra, hanno suscitato una “strana” reazione da parte di alcuni componenti del Sodalizio Vangadiciense di Badia, perchè per loro era invece tutto noto: a quanto pare tre di loro avevano deciso anni fa di “imprestare” la lapide a Bosco di Rubano. A questo punto mi piacerebbe sapere perchè una cosa imprestata è stata murata nella chiesa di Bosco di Rubano e tenuta nascosta”.

– Ma ora è tempo di promuovere il suo libro sull’Alzheimer. Che programmi ha?

“Il lavoro di diffusione del volume prosegue con presentazioni in molte città d’Italia: Firenze, Bologna, Belluno, Legnago, Udine, Verona, Trani, Jesi, Padova, Rovigo. Tutto allo scopo di fare beneficenza perchè i proventi vanno tutti alle Associazioni, indicate nel libro, che si occupano di Alzheimer”.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Gli scritti di Giorgio Soffiantini”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-scritti-di-giorgio-soffiantini/

Pubblicità