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STORIA - TRADIZIONI

L’Adigetto e Rovigo

Lo stretto rapporto tra il corso d’acqua e la città si è perduto con il tombamento e la deviazione dell’antico corso d’acqua

di Carlo Piombo

Ventaglio Novanta n. 57 2018 pp. 66–69

La storia dell’Adigetto s’intreccia con quella dei principali centri abitati del Medio Polesine (nell’area compresa fra il fiume Adige e il Canalbianco) che tanta parte hanno avuto nello sviluppo dell’intero territorio provinciale. Il legame fra questo storico corso d’acqua e le entità urbane da esso attraversate – Badia, Salvaterra, Ramodipalo e Rasa, Lendinara, Villanova del Ghebbo, Costa e Costiola, Roverdicrè, Rovigo, Buso, Ceregnano, Villadose, Cambio, Cà Emo, Valliera e Fasana – è profondo. Infatti tutte queste località sono sorte sulle sue rive fra l’ottocento e l’anno mille d.c., e proprio grazie alle sue acque si sono sviluppate, rappresentando ancora oggi punti di riferimento importanti per l’urbanistica e l’economia polesana.

Il “flumen vetus”

Il “canale” (così viene per lo più indicato dai polesani) non era certamente quello che conosciamo oggi, ma in origine era un vero e proprio fiume, tanto da essere definito flumen vetus (Vecchio Adige) per l’imponenza delle sue acque che scendevano verso il mare con l’impeto di un torrente non arginato. Si presentava come uno dei due rami del fiume Adige: quello più a nord – il principale – correva indisturbato verso i colli Euganei, lasciando in eredità agli abitanti il suo nome: Este, da Athesis, Adige, e il secondo svolgeva il suo corso proprio nel Medio Polesine. L’Adigetto ebbe origine con la rotta del Pinzone, oggi Bova di Badia Polesine, avvenuta nel 950 d.c., caratterizzandosi nel tempo come un ramo secondario dell’Adige. Da allora l’uomo, consapevole di poter disporre di una risorsa idrica tanto importante, ha pensato di imbrigliare la forza di questo corso d’acqua con arginature e sostegni eseguiti prima con materiale legnoso e poi, con l’evolversi delle tecniche costruttive, utilizzando più efficaci strumenti di difesa, fino ad arrivare ai dissabbiatori in cemento armato, alle briglie fermaroste, alle arginature sostenute con cemento precompresso, con formelle o con sasso, queste ultime eseguite in successione temporale dal 1970 ai giorni nostri.

Fondamento della città e via di comunicazione

L’Adigetto per Rovigo, in particolare, ha rappresentato veramente tanto. Non a caso il primo embrione della città è nato accanto alle sue acque a metà del IX secolo, per svilupparsi con gradualità sulla riva destra, ospitando i rodigini in quella che ancora molti definiscono la parte clericale della città stessa, con Il Duomo, il Seminario e il Lazzaretto.

Soltanto in seguito, una volta contenuta la potenza delle acque con la costruzione di adeguate arginature, è stata possibile la formazione della parte di sinistra caratterizzata dalla parrocchia di Santa Giustina, cioè l’attuale zona delle piazze principali della città con il Municipio, le chiese di San Francesco e della Rotonda, il Ghetto.

Il Canaleto o Adexeto, com’è ancora oggi familiarmente chiamato dai rodigini, divenne dunque il cuore della città, poiché sulle sue rive sorsero i primi importanti corpi di fabbrica che nel tempo verranno demoliti e ricostruiti per far posto a sempre nuove abitazioni, spesso legate alle fortune di imprenditori e ricchi possidenti terrieri.

Nel tempo si è qualificato soprattutto come una via d’acqua importantissima per il trasporto di persone e merci, e punto di riferimento per il commercio interno ed extraterritoriale di materiali da costruzione, derrate alimentari, granaglie, pesce, spezie, stoffe, ceramiche, vetri pregiati. Da sottolineare il collegamento privilegiato con Venezia e Verona, attraverso le vie d’acqua interne, fra le quali vanno ricordate quelle che congiungevano rispettivamente la Serenissima a Loreo e la città di Giulietta e Romeo a Badia.

Il tombamento

Sembrava una storia d’amore senza fine quella di Rovigo e del suo Adexeto per il forte legame che si era creato nei secoli fra i rodigini e la loro acqua, ma come tutte le belle storie anche questa finì tristemente nel 1937, quando il Comune progettò il tombamento del canale nel centro storico per motivazioni igienico sanitarie e per la lotta alla disoccupazione, come veniva espressamente citato nella relazione tecnica a firma dell’Ingegnere capo comunale.

Il progetto, redatto dall’Ufficio Tecnico Comunale in data 20 ottobre 1937 per complessivi 1.500.000 di Lire, (corrispondenti a circa 2.300.000.000 Euro di oggi), fu finanziato in gran parte con fondi comunali, mentre il Magistrato alle Acque si accollò il 50% della spesa del tombamento pari a 500.000 Lire e l’intero costo della deviazione alla periferia ovest della città.

Fra le spese di progetto figuravano anche gli oneri per la demolizione degli storici ponti del Sale, della Roda, dei Cappuccini e delle passerelle pedonali per complessive 170.000 Lire (circa 260.000.000 Euro di oggi).

Rivedendo le antiche carte e, soprattutto, le foto storiche dell’Adigetto non può non venire una stretta al cuore pensando alla demolizione dei ponti che univano le due principali parti della città: quella in destra idraulica con il Duomo, il Seminario Vescovile, il Castello, il Palazzo Montalti e la Chiesa di San Michele, e la sinistra con le piazze e i palazzi Angeli, Roverella e Venezze, tanto per citare alcune delle realtà urbane più note e poi ancora di quel periodo la demolizione della chiesa di San Rocco per far posto al moderno palazzo INA.

Il tombamento della parte centrale dell’Adigetto è coinciso con la modifica del suo tracciato con la realizzazione di un by pass dal ponte Marabin a quello della Fonderia, il cui primo tratto, successivamente, nel 1975 è stato tombinato fino al ponte dei Cappuccini per creare un polmone di verde urbano.

Nonostante queste modifiche che cambiavano non poco la sua fisionomia, l’Adigetto è stato classificato fino al 1970 come opera navigabile, tanto da essere definito Naviglio proprio per la sua peculiare storica vocazione al trasporto delle merci e delle persone. Curiosa, infatti, questa sua destinazione anche in epoca moderna, tanto che, dopo il tombamento nel centro storico di Rovigo, il Magistrato alle Acque che ne curò la deviazione alla periferia della città, realizzò due ponti in ferro girevoli in località Pestrina e Tassina per favorire il passaggio di natanti di un certo tonnellaggio, che in realtà non hanno mai raggiunto Rovigo.

Col senno di oggi molto probabilmente i lavori di tombamento del canale nel centro storico non sarebbero mai stati fatti, anche perché sarebbe stato molto più semplice intervenire con un’adeguata e radicale manutenzione dell’alveo e delle rive e con la demolizione dei fabbricati fatiscenti, realizzando semmai (e con una spesa molto più contenuta) una nuova viabilità esterna alla città che avrebbe certamente evitato problemi futuri di traffico.

Ma la cultura degli anni trenta aveva dato priorità a rendere salubre l’ambiente, compromesso sia dallo stato di abbandono dell’Adigetto non più utilizzato per la navigabilità, di fatto soppiantata da nuove strade e dalla ferrovia, e forse per creare spazi importanti per manifestazioni pubbliche e sfilate. Tutto ciò tenendo conto degli obiettivi del piano regolatore approvato nel 1932 che mirava al risanamento del centro e all’ampliamento della periferia cittadina. Peccato, però, che non ci sia stata un po’ più di lungimiranza, com’è avvenuto in altre realtà venete, come Treviso con il suo Sile, e per restare a casa nostra in alcune municipalità che hanno ritenuto buona cosa conservarlo nel cuore dei loro centri abitati.

Il Corso del Littorio, ora Corso del Popolo

Nel 1941, nel bel mezzo del conflitto mondiale, il Comune propone la sistemazione del nuovo Corso del Littorio, sorto sull’ex alveo del canale appena tombato, con particolare riguardo alla pavimentazione della sede stradale per una spesa prevista di 4.250.000 di Lire, pari a circa 4.300.000.000 Euro di oggi, opera realizzata poi soltanto a metà degli anni cinquanta, a guerra finita.

Da allora si sono succeduti vari provvedimenti di manutenzione e arredo urbano della via, dopo la liberazione denominata Corso del Popolo, che è diventata la principale arteria della città, fino al recentissimo intervento conclusasi nel 2012, con il rifacimento anche di tutti i sottoservizi divenuti ormai obsoleti.

L’Adigetto ai nostri giorni

Dalla fine della seconda guerra mondiale all’inizio degli anni settanta del ‘900, il canale verserà in uno stato di triste abbandono per la scarsa manutenzione che causerà un consistente interrimento, tanto da indurre i comuni rivieraschi ad intervenire con un contributo annuale per garantire un minimo di manutenzione per il deflusso delle acque ai fini igienico sanitari.

Ora l’Adigetto svolge quasi esclusivamente una funzione irrigua ed è in carico al Consorzio di Bonifica Adige Po che deriva dal fiume Adige una portata di 10 mc/sec, indispensabile per il ristoro delle campagne soprattutto nei periodi sempre più ricorrenti di siccità, ma non manca di portare sollievo alla comunità del Medio Polesine non soltanto per l’agricoltura ma anche per i residenti che hanno scelto di averlo come compagno di viaggio ancora per molti anni.

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Come citare questo articolo

Carlo Piombo. “L’Adigetto e Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 57, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/ladigetto-e-rovigo/

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