In una voce dell’Enciclopedia Italiana redatta nel 1934, il noto geografo rodigino Elio Migliorini (1902-1988) scrive a proposito di Loreo: “… Il paese, che è disposto in forma allungata dalle due parti del canale di Loreo, si è rapidamente sviluppato negli ultimi anni per il progredire della bonifica; esiste anche uno zuccherificio…”. Uno stabilimento per la verità tutt’altro che baciato dalla fortuna, tanto che, già all’epoca, della fabbrica di Loreo rimanevano soltanto malinconici resti e le dispute legali che si trascinavano ormai dal marzo del 1927, quando il Consiglio di Amministrazione della Società Z.A.L. (acronimo di Zuccherificio Agricolo Loredano) aveva proposto la messa in stato di liquidazione della società.
La nascita e l’epilogo dell’esperienza saccarifera loredana si consumano infatti in soli tre anni, dal 1924 al 1926; le premesse economiche e scientifiche di questa parentesi industriale affondano le radici invece nei primi anni venti e si propagheranno nei successivi decenni.
Sono gli anni in cui le coordinate di sviluppo dell’industria saccarifera italiana e l’azione della corrispondente associazione di cartello durante gli anni del regime (Consorzio Nazionale Produttori di Zucchero – C.N.P.Z.) continuano ad alimentarsi intorno al sistema tradizionale di produzione dello zucchero, permettendo al cartello saccarifero di assegnare anticipatamente alle fabbriche consorziate la superficie da dedicare alle coltivazioni e, di conseguenza, il contingente di prodotto da immettere sul mercato nonché di procedere alla definizione del prezzo di vendita del prodotto finale.
Ed è proprio in questo contesto che, già dal 1922, un rivoluzionario procedimento di produzione dello zucchero sembra prendere piede nel nostro paese: un sistema brevettato dal Prof. Ineo De Vecchis (1878-1963), insigne scienziato che già da inizio secolo si era occupato di selezione di seme indigeno di barbabietola.
La novità ora consiste nel fatto che la strada per il passaggio dalla fase progettuale a quella della realizzazione sembra spianata, grazie alle garanzie economiche messe in campo da noto finanziere proveniente dal siderurgico ma già presente nei salotti “buoni” dell’industria saccarifera, il Comm. Max Bondi (1881-1928).
Gli entusiasmi verso il “Metodo De Vecchis”, nascono da un’iniziativa pionieristica – sperimentata presso lo zuccherificio di Viterbo – che per la verità si era conclusa negativamente nel giro di un solo anno di attività, dal 1922 al 1923, ma che si profilava come un utile trampolino di partenza per non commettere gli errori che avevano portato al fallimento dello zuccherificio viterbese.
Al metodo De Vecchis si guarda dunque con rinnovata fiducia non solo a Loreo, nel 1924, ma anche due anni dopo a Sanguinetto (VR). E successivamente, nell’immediato dopoguerra (arrestatasi l’attività della fabbrica di Sanguinetto) la sperimentazione del metodo De Vecchis verrà ripresa dall’industriale tessile Gaetano Marzotto JR nello stabilimento di Villanova di S. Margherita nel comune di Fossalta di Portogruaro (VE), ultima esperienza saccarifera italiana consumata sulle coordinate del metodo De Vecchis.
Tornando alle vicende dello zuccherificio loredano, i primi documenti che ne testimoniano la costruzione sono rappresentati da un carteggio datato 8 maggio 1923, tra Vittorio Braghin, proprietario della fabbrica di concimi chimici di Loreo, e il Sindaco di questo mandamento, Amilcare Zago, per la convocazione di un’assemblea tra i proprietari terrieri della zona.
L’ordine del giorno è legato alla sottoscrizione dell’impegno di coltivazione necessario per alimentare il costruendo zuccherificio, da erigersi nell’ex stabilimento di Concimi Chimici di proprietà dello stesso Braghin che ne aveva acquisito la proprietà dalla Montecatini all’inizio degli anni ‘20.
Dopo una breve presentazione del progetto per la costruzione dello zuccherificio nel comune di Loreo ad opera di un noto industriale romano, l’assemblea, composta dai maggiori proprietari terrieri della zona, delibera la nomina di un Comitato Promotore che si faccia carico di raccogliere gli impegni di coltivazione da parte degli agricoltori aderenti all’iniziativa.
La comparsa di ulteriori personaggi che vanno ad implementare il quorum del Comitato Promotore come Paolo Mengolati (uno dei fratelli titolari dell’omonimo Laboratorio Farmaceutico di Loreo), e la presenza di un accordo di massima per la costruzione di uno zuccherificio a Loreo con la Società Anonima Brevetti De Vecchis per l’Industria dello Zucchero con sede in Roma, dimostrano comunque una certa determinazione verso la scelta di costruire uno zuccherificio agrario.
Pertanto, il 9 febbraio 1924, a Bologna, alla presenza dell’ On. Comm. Ing. Max Bondi in veste di presidente della Società Anonima Brevetti De Vecchis per l’Industria dello Zucchero con sede in Roma, viene firmata la convenzione con i promotori della Società Anonima Z.A.L, Sig. Arata Cav. Domenico, Franceschetti Antonio, Guarnieri Salvatore, Mengolati Paolo, Nordio Cav. Luigi e Tiengo Carlo; l’accordo vedrà impegnate le controparti rispettivamente per tre anni, ovvero per le campagne del 1924, 1925 e 1926.
L’iniziativa viene dunque avviata con non poche speranze di successo, utilizzando in buona parte ambienti già preesistenti, come risulta da una relazione stilata da un gruppo di osservatori inglesi che – giunti a Loreo per verificare la bontà del metodo De Vecchis – ebbero modo di far visita agli impianti nel corso del 1925. Ecco la parte saliente del testo:
“… Most of the buildings used were formerly stables and granaries, some additions and modifications have been necessary, but the intention seems to have been to demonstrate that De Vecchis system can be worked in building not wholly constructed as a sugar factory…
(Trad…. La maggior parte degli edifici utilizzati erano vecchie stalle e granai, alcune aggiunte e modifiche sono state necessarie, ma l’intenzione sembra essere quella di dimostrare che il sistema De Vecchis può essere utilizzato in edifici non interamente costruiti come fabbrica di zucchero…).
L’ambizione del Metodo De Vecchis è infatti quella di rendere possibile la lavorazione delle bietole durante tutto l’anno, mediante un opportuno processo di conservazione delle fettucce di barbabietola tramite essiccazione, permettendo quindi anche ad un piccolo “manipolo” di proprietari terrieri di poter costruire il proprio zuccherificio e tenerlo in esercizio per quasi tutto l’anno.
Questa possibilità non solo avrebbe modificato la geografia del settore saccarifero italiano ma ne avrebbe alterato anche le coordinate di produzione, pregiudicando l’efficacia della politica di pianificazione da parte del cartello.
I pochi documenti presenti nell’archivio di Loreo, relativi all’attività caratteristica dello zuccherificio Loredano, non ci permettono di entrare nel merito del Metodo de Vecchis e verificarne la rimuneratività.
Comunque, dal carteggio presente, si evince che la direzione tecnica della fabbrica, inizialmente affidata al Dott. Scaramoni, dal 1925 passa al Dott. Pio Mancinelli, allievo e successivamente collaboratore del De Vecchis. Il Mancinelli si occuperà poi dal 1926 della direzione tecnica dello stabilimento di Sanguinetto per fare successivamente altre esperienze all’estero, soprattutto in Francia, dove implementerà il Processo De Vecchis in alcuni zuccherifici locali, ricevendo importanti riconoscimenti.
La fama di De Vecchis e dei suoi studi, infatti, già sul finire degli anni ‘20 rimbalza in diversi stati, dove risultano in attività fabbriche che lavorano con questa metodologia: a Derijugino in Russia, a Eynsham in Inghilterra, a Nassandres e ad Artres in Francia, mentre il processo risulta in fase di approfondimento in Bulgaria, Olanda, Cile, Argentina e in Giappone.
Nonostante il metodo De Vecchis trovi dunque consensi anche all’estero, con l’avvio di iniziative produttive destinate a restare attive per diversi anni (in Russia fra l’altro De Vecchis, nel 1930, fu iscritto nel “Libro D’Oro” dei Soviets per meriti scientifici e industriali), in breve l’esperienza di Loreo volgerà alla fine con la chiusura degli impianti già nel 1927.
Da segnalare che, mentre l’esperienza loredana si avviava velocemente al tracollo, a Sanguinetto (Vr) veniva avviata un’impresa, sempre basata sul metodo De Vecchis, che manifestava apprezzabili riscontri. Un’iniziativa industriale, questa, che nasceva con solide coperture finanziarie, che a Loreo si erano invece ben presto esaurite, principalmente per la scomparsa del socio di maggioranza, Max Bondi, il cui dissesto finanziario, già dal novembre del 1925, costringeva l’imprenditore romano alla fuga e al riparo all’estero (prima in Norvegia e poi a Berlino, dove morirà) mettendo una seria ipoteca sul proseguo dell’esperienza saccarifera di Loreo, ancora molto giovane e con le spalle troppo fragili per potersi emancipare da sola.
Malgrado i successivi tentativi di riattivare la fabbrica, lo zuccherificio di Loreo non rientrerà più in esercizio. Veniva così penalizzato anche il Metodo De Vecchis che in Italia – dove non mancavano agguerriti detrattori – non troverà più nuove applicazioni.
Diversa l’accoglienza riservata all’estero, cosicché Ineo De Vecchis da metà degli anni ‘30 soggiornerà in Francia, continuando la sua poliedrica attività scientifica in un ambiente probabilmente meno ostile, lasciando ai propri epigoni nel nostro paese l’arduo compito di sconfiggere i dogmatismi di un’industria che aprioristicamente ha relegato all’oblio il Metodo De Vecchis, rinunciando con questo atteggiamento a quello slancio verso l’innovazione che il successivo inquadramento comunitario renderà imprescindibile.
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Come citare questo articolo
Alessandro Lazzari. “Lo zuccherificio di Loreo”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/lo-zuccherificio-di-loreo/