E’ una tradizione che si perde nella notte dei tempi, quella del castagnaccio che, grazie ad Andrea Doria e alla moglie Ketty di Corbola, ogni anno rivive per un mese o poco più, consentendo a giovani e meno giovani di assaporare un gusto che sa di tempi lontani.
In effetti ogni anno, con l’arrivo dell’autunno e fino a metà Novembre, Andrea e Ketty si posizionano nel parcheggio davanti all’ingresso principale del Centro Commerciale “Il Porto” di Adria dove da 25 anni cucinano al momento la “mistoca”. Per gli adriesi si chiama “bistoca”, per i clienti che arrivano da Rovigo “papazon” o “patona” e per i chioggiotti “fistoca”.
E’ un ‘arte che Andrea ha appreso dalla mamma Gabriella: un dolce che lei preparava fin dal 1936 in occasione della festa di San Martino, l’11 novembre. Al tempo non c’erano tutti i dolciumi di adesso e quindi si aspettava con ansia S. Martino per gustare caldarroste e mistoca.
Ma come si prepara la mistoca? Con farina di castagne e acqua. Quindi sembra una cosa semplice; in realtà bisogna conoscere bene come dosare e miscelare gli ingredienti. La nostra del Polesine ha forma rotonda, come una piadina, ed è abbastanza sottile; quella che si fa sul ferrarese invece è più spessa ed ha la forma di rombo (aquilone).
Andrea ricorda che quando era un bambino accompagnava i genitori tutte le domeniche di Ottobre e Novembre, a Bellombra che era allora un paese molto popoloso: all’uscita dalla S. Messa tutti si fermavano, chi per un cartoccio di caldarroste chi per una mistoca!
Un tempo era molto apprezzata anche “la mariana” un dolce ormai scomparso, anche per i tempi lunghi di preparazione e cottura. Servivano farina di castagne, fichi secchi, uvetta, pinoli: si impastava questa ciambella molto soda e poi appoggiata su due legni piatti uniti in croce dai quali partiva un filo (spago) attraverso il foro centrale che serviva per cuocere la torta in sospensione in una pentola d’acqua.
Con la farina di castagne si facevano, soprattutto in Carnevale, i “tamplun”: frittelle con uvetta, aroma al gusto di rum, latte, poco zucchero e una puntina di lievito che li faceva crescere, mentre friggevano, belli, gonfi e rotondi!
Un’altra specialità è una torta fatta con uvetta, pinoli, latte, acqua zucchero e pochissimo olio. Deve essere alta non più di due centimetri e infornata a 180° per mezz’ora. Non deve lievitare e quando è pronta “deve crepare” cioè rompersi.
Per cuocere la mistoca ora ci si serve di una piastra riscaldata con bombola a gas, ma non sono poi così lontani i tempi in cui si preparava il fuoco con legna, cassette, carbon dolce e, quando il fuoco era pronto, si cuocevano le caldarroste o la mistoca, spandendo nell’aria quel profumo inconfondibile di… Autunno!
I gusti delle persone sono andati via via modificandosi e molti ragazzi non sanno nemmeno dell’esistenza di questi prodotti. Per comprendere il cambiamento basti dire che qualche anno fa ai Doria servivano 10 quintali di farina di castagne in una stagione; quest’anno sono stati sufficienti 2 quintali, ma Andrea e Ketty non demordono e anche il prossimo autunno li troveremo davanti al “Porto”con le loro specialità.
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Come citare questo articolo
Annamaria Manfrini. “Il castagnaccio ovvero la “mistoca””. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-castagnaccio-ovvero-la-mistoca/