Pubblicità

ARTEOGGI

Un dipinto di G. Marchiori

Rintracciato in un mercatino dell’antiquariato, testimonia l’interesse giovanile del critico lendinarese verso la pittura di paesaggio

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 58 2019 pp. 98–99

Per gli amanti di cose antiche o vecchie, un giro per i mercatini d’antiquariato è sempre piacevole. Spesso si tratta soltanto di tuffo nei ricordi, ma, se si ha buon occhio – e quindi capacità di individuare qualche rarità mescolata alle molte cianfrusaglie di poco conto – può essere l’occasione di fare qualche acquisto interessante.

Una vera e propria chicca l’ha scovata un amico collezionista di Ferrara, quando, quasi per caso, ha notato un vecchio quadro recante una firma a stampatello: G. MARCHIORI 1930.

Essendo egli di origini polesane – e quindi sensibile a tutto ciò che può essere in qualche modo legato al nostro passato – ha collegato il quadro alla famiglia Marchiori di Lendinara, senza però riuscire a individuare elementi di certezza. Si rendeva necessario un approfondimento.

Sapendo dei miei contatti a partire dalla metà degli anni Settanta del Novecento con il critico d’arte (ho avuto modo di parlarne in Ventaglio Novanta n. 45, pag. 154 e successive), mi ha telefonato chiedendomi un parere e mandandomi anche una fotografia del quadro. L’immagine era completamente diversa dalle opere che io conoscevo, e la firma a stampatello non era d’aiuto. Oltretutto, ammesso che il dipinto provenisse da casa Marchiori, bisognava tener conto che Giuseppe non era stato l’unico in quella famiglia a dedicarsi alla pittura per hobby.

Un’ulteriore indagine mi portò però sulla strada utile a dissipare la mia iniziale diffidenza: la scoperta di una etichetta incollata sul retro che identificava il quadro come uno dei lavori che Giuseppe Marchiori aveva presentato alla mostra collettiva del 1930 a Ca’ Pesaro (dove fra l’altro aveva già esposto a partire dal 1925). La calligrafia non lasciava spazio a dubbi, come ho potuto verificare per la perfetta corrispondenza con gli scritti di suo pugno in mio possesso. Inoltre l’indirizzo fornito dall’autore agli organizzatori della rassegna corrispondeva a quello della sua casa a Venezia.

Si è trattato di un ritrovamento di rilievo, una scoperta emozionante, avvenuta in circostanze del tutto fortuite, dopo che per più di 80 anni il quadro era rimasto sconosciuto, racchiuso nell’orizzonte privato di chi forse non ne aveva capito il valore. Un dipinto non necessariamente di grande pregio artistico, ma certamente di sicuro interesse documentario e storico, perché i rari dipinti come questo ci aiutano a far luce su un periodo poco noto della vita giovanile di Giuseppe Marchiori. Un periodo legato alla pittura di paesaggio, che rimane tuttora avvolto in un’ombra di mistero e del quale ci sono arrivate pochissime tracce, anche perché lo stesso Marchiori non amava parlarne. Motivo per cui nessun quadro con soggetti di paesaggio (fossero essi scorci dell’Adige e dell’Adigetto a Lendinara o del giardino di Ca’ Dolfin, o i luoghi della villeggiatura, o ancora le vedute della terra d’Africa dove aveva trascorso alcuni periodi) è stato esposto nella mostra organizzata a Rovigo nel 1993.

Del tutto casuale il modo in cui io venni a conoscenza del giovanile interesse di Marchiori verso la pittura paesaggistica. La nostra reciproca conoscenza era avvenuta verso la metà degli anni Settanta, in occasione di una iniziativa che ci vedeva entrambi coinvolti. Ci accomunava l’interesse per l’arte e per la natura che egli ha amato fin da bambino, quando viveva a Lendinara, nella cinquecentesca Villa Dolfin. Di questo ambiente familiare, estremamente stimolante dal punto di vista culturale, egli parlava volentieri rievocando momenti felici trascorsi nel suo grande giardino che egli definiva “un paradiso”.

Col tempo la nostra frequentazione si è consolidata, diventando il rapporto via via più amichevole.

E fu durante uno dei tanti incontri a Porto Tolle, che Marchiori, in forma del tutto confidenziale, mi mise al corrente delle sue iniziali esperienze come pittore di paesaggio. Una parentesi limitata nel tempo e quasi rimossa dalla memoria, per cui egli era solito ricordare solo i quadri astratti degli anni Trenta. Opere queste che, nel novembre del 1975, sono state oggetto di una mostra alla galleria Due Torri di Bologna e presentate come realizzazioni di ANONIMO DEL NOVECENTO, pseudonimo che aveva talvolta utilizzato per firmare alcuni scritti giovanili.

Torniamo ora al quadro “ritrovato”, per informare che il dipinto, adeguatamente ricollocato in una cornice dell’epoca, fa oggi bella mostra di sé nella casa dell’amico collezionista (del quale, per suo stesso desiderio, viene taciuto il nome).

Raffigura il sentiero della Ponale, la spettacolare strada che si sviluppa a picco sul lago di Garda lungo il versante della montagna, partendo dal centro abitato di Riva per arrivare alla frazione di Pregasina. Allora, come oggi, il percorso rappresentava per turisti e villeggianti una delle principali attrazioni dell’area.

Marchiori lo dipinge in un momento nel quale una frana l’ostruisce parzialmente; situazione non rara perché gli eventi franosi sono ancora frequenti ai nostri giorni, come mostrano alcune immagini piuttosto recenti.

Il quadro, oltre a essere un’importante testimonianza dei primi contatti di Marchiori con l’ambiente artistico veneziano – dall’arrivo nella città lagunare fino al suo affermarsi quale critico d’arte – ci porta ad apprezzare l’illustre polesano come artista, aspetto questo che merita certamente di essere riscoperto e maggiormente valorizzato.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Luciano Scarpante. “Un dipinto di G. Marchiori”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-dipinto-di-g-marchiori/

Pubblicità