Andare in cerca di case abbandonate, addentrarsi in fabbriche dismesse, entrare in discoteche fatiscenti con l'unico scopo di scattare delle fotografie. Per documentare quello che rimane di questi posti che una volta erano il fulcro di importanti attività produttive o l'emblema del divertimento notturno sfrenato, e che oggi sono luoghi lasciati all'incuria e abbandonati ad un lento ed inesorabile decadimento.
Questa attività ha un nome Esplorazione Urbana o in inglese Urbex.
Alcuni fotografi polesani, appassionati di questo genere, hanno formato un gruppo che si chiama Ucronia – Esplorazioni Urbane. Un nome che è stato anche il titolo della loro prima mostra fotografica svoltasi dal 16 al 21 giugno a Bosaro nella sede municipale.
La mostra è stata curata da Fabio Crivellaro. Ad esporre assieme a lui, sono stati Genni Albertin, Maurizio Callegarin, Silvia Periotto, Barbara Agujari, Anna Bechis, Giulia Callegarin e Roberto Giannese. All'inaugurazione era presente anche il sindaco di Bosaro Daniele Panella che fin da subito ha creduto in questa iniziativa che ha poi attirato l'interesse di molti visitatori.
«Il termine Ucronia – spiega Fabio Crivellaro – deriva dal vocabolo francese ideato dal filosofo Renouvier, unendo la u- di utopia alla parola cronos, prelevata dal greco antico dove significa tempo. Sta ad indicare la narrazione letteraria o cinematografica di cosa sarebbe potuto succedere se il corso degli eventi avesse preso un'altra direzione.
Abbiamo scelto questo nome per il nostro gruppo fotografico, perché traduce lo stato d’animo che abbiamo quando ci immergiamo in questi luoghi abbandonati, chiedendoci cosa ne sarebbe stato ad esempio dell'economia del Polesine se le fornaci fossero ancora attive, se la civiltà contadina non fosse stata progressivamente marginalizzata, o ancora che aspetto avrebbero alcune magnifiche ville se non fossero state abbandonate con il loro immenso carico di fascino ed eleganza.
Nei progetti fotografici che nel tempo ogni singolo componente del gruppo porta avanti con coerenza e ricerca si sviluppano le suggestioni di differenti storie, alternative rispetto alla realtà documentata dalle immagini. Suggestioni proposte alla fantasia dell'osservatore, il quale, osservando le foto può immaginare quale sia stato l'effettivo passato di quei luoghi, ma anche come avrebbe potuto essere il presente se la storia fosse andata diversamente, ed infine come sarà il futuro se questi luoghi saranno interessati a progetti di recupero e valorizzazione.
Quando entriamo in questi luoghi abbandonati lo facciamo con il massimo rispetto e discrezione, ed infatti il motto degli urbex è “Lasciate solo impronte; prendete solo emozioni».
Nelle foto di Fabio Crivellaro troviamo una metafora che indica una volontà di rinascita, uno studio del passato per poter passare oltre e cercare un nuovo inizio. Le foto sono state influenzate enormemente dalla deindustrializzazione del Polesine.
Le foto di Genni Albertin sono meditative, introspettive, invitano a fermarsi e riflettere sull’estetica della decadenza, in contrapposizione all’adrenalina della scoperta di un luogo abbandonato e alla ricerca della sua storia passata.
Roberto Giannese utilizza i luoghi abbandonati come scenario per scattare foto di ritratto, ricrea situazioni fantastiche che si discostano dalla realtà di tutti i giorni, sono piccoli scorci di fantasia e fuga dalla miriade di regole e vincoli che ci limitano quotidianamente.
Silvia Periotto ci presenta ‘In rapido movimento’. Attraverso vecchi veicoli ci invita a riflettere sulla decadenza della materia e ci sprona a vivere appieno le emozioni della vita, perché domani sarà presto oggi.
Barbara Agujari vuole riportarvi bambini, dentro quella fiaba ascoltata con gli occhi sgranati e il cuore a mille. La stessa emozione provata nel realizzare questi scatti. Si chiede per esempio: “Cosa sarebbe successo se Hansel e Gretel, distanti dalla civiltà, avessero fatto propria quella casetta di marzapane?”
Maurizio Callegarin usa nelle sue foto un punto di vista più naturalistico, in cui la natura pian piano si impossessa di quello che le apparteneva all’alba dei tempi inghiottendo tutto, facendo tornare verde quello che l’uomo ha fatto diventare color mattone.
Il pensiero di Giulia Callegarin si focalizza sulla fugacità del tutto, sul decadimento di bellezze architettoniche nel loro inevitabile ritorno alla terra, che porta con sé una nuova bellezza e nuovi significati.
Lo sguardo di Anna Bechis, a differenza di tutti, è duro, oscuro. I luoghi abbandonati per lei sono un grandissimo contrasto tra il buio del loro abbandono e la luce che gli filtra attraverso come a infilzare il loro spirito.
Quello dell’Esplorazione Urbana – precisa Giannese – è un fenomeno in forte crescita non solo in Italia ma anche all’estero. I social network sono stati il motore di spinta dell’attività, attirando nuovi praticanti e permettendo lo scambio di informazioni sui luoghi in abbandono.
Per quanto riguarda la mostra del gruppo “Ucronia – Esplorazioni Urbane”, c’è l’idea di riproporla magari con delle varianti e foto inedite in altre località del Polesine. Il programma è ripartire alla scoperta di altri luoghi abbandonati, su cui concentrare l’attenzione non solo fotografica, ma anche per avviare – dove possibile – iniziative volte a promuovere operazioni di recupero.
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Ventaglio Novanta. “Ucronia – Esplorazioni urbane”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/ucronia-esplorazioni-urbane/