Quella della compagnia teatrale “I Ruscoletti” di Canda è una storia davvero particolare che merita di essere raccontata.
Le origini
Tutto ha avuto origine per un caso fortuito.
Siamo nel 2005. Durante quell’estate il gruppo scout del paese, in montagna per le attività estive, vive, in una tremenda nottata, l’impatto con un temporale estivo che si abbatte con violenza su tende, tendoni ed attrezzature varie, distruggendone la maggior parte.
I ragazzi fortunatamente ne escono incolumi ma, dall’indomani mattina, si pone la necessità di aggiustare, dove possibile, e riacquistare in gran parte il materiale sfasciato. Ad un gruppo di genitori e di ex capi dunque viene l’idea di mettere in scena una piccola pièce per la giornata dei genitori al campo, in modo da chiedere un contributo in più.
Da lì, uno sparuto ed improbabile gruppo eterogeneo di persone comincia ad accarezzare l’idea di creare una compagnia non più estemporanea ma stabile. Età diverse, percorsi di vita diversi, situazioni personali diverse… alla fine si uniscono nel nome della crescente passione per un teatro fatto di quotidianità, di modi di dire familiari e di un linguaggio, il dialetto, che si scopre essere una lingua ricca, mai scontata, che coglie il nocciolo di autentiche scene di vita, emozioni, profumi, passi e mani, sguardi e chiacchiere.
Poiché il rifugio di montagna dove si era svolta l’ultima prova prima della giornata dei genitori si chiama “La Ruscola”, ecco che a Flavio viene in mente di chiamare la compagnia “I Ruscoletti” che nel dialetto trentino significa “lavoratori”.
Quale miglior nome per un gruppo di persone che aveva deciso di rimboccarsi le maniche e guadagnare per beneficenza? Da lì in poi gli anni sono passati, il gruppo si è molto affiatato, qualcuno se n’è andato per motivi di lavoro o familiari, qualcun altro è entrato ex novo, e di commedie ne sono state presentate molte sempre scritte “in casa” da Manuela Tavian che ne cura anche la regia.
Nell’ultimo periodo si sono aggiunti anche giovani attori desiderosi di cimentarsi in ruoli ed interpretazioni. I proventi sono sempre stati destinati alla beneficenza, al sostegno di situazioni difficili e adozioni a distanza in Africa e nelle Filippine. Anche l’attrezzatura è andata via via perfezionandosi grazie all’aiuto degli sponsor Biocalos srl di Canda e Filtec di Badia Polesine.
In scena storie e leggende del territorio
A I Ruscoletti con le loro rappresentazioni è in particolare piaciuto riportare alla luce e alla conoscenza di tutti coloro che li seguono, un patrimonio di leggende popolari candesi e polesane che rischiava l’oblio.
Grazie al Festival dei misteri proposto dalla Regione Veneto in collaborazione con l’Umpli, nell’ultimo decennio I Ruscoletti hanno messo in scena numerose leggende, alcune molto antiche, raccontate dal concittadino Luciano Pizzo o scovate nei preziosi libri di Pio Mazzucchi. Dalla Contessa Triste, al Borgofuro, da Albarossa, al Pero de san Belin, dalla Peste di Salvaterra alla Campana della notte di Natale che fa udire i suoi lugubri rintocchi da sotto il gorgo Dolfin in località Gambaro a Pincara. Storie che si perdono nella notte dei tempi e che raccontano di secoli passati quando le vie avevano altri nomi e le strade passavano per una campagna piena di pericoli e creature misteriose.
L’idea di riportare all’attenzione del pubblico le leggende del territorio medio polesano per la compagnia teatrale è diventato negli anni motivo di riscoperta della cultura popolare, preziosa forza identitaria e di valori. In esse vi si trovano la fede viva in Dio e la venerazione per i Santi, l’amore per la Natura, i miracoli, la assoluta abnegazione per il lavoro in un territorio spesso ingrato e duro dal farsi malleabile, l’ironia e l’astuzia del popolo, l’acqua che troppe volte esondava dai fiumi con alvei incerti, l’amore.
Più volte i Ruscoletti si sono cimentati anche nella pia tradizione religiosa proponendo scenografiche vie crucis nel parco di villa Nani Mocenigo e nell’arcipretale di San Michele arcangelo, coinvolgendo la maggior parte delle associazioni del paese e creando eventi toccanti dal punto di vista umano e spirituale.
Ora
La compagnia è attualmente impegnata con lo spettacolo Sti ‘stà ve porto al mare… un tuffo negli anni Sessanta, forieri di benessere anche per Tarcisio che, da pollaiolo provetto, riesce a guadagnare abbastanza da portare, per la prima volta, la famiglia al mare.
Si snocciolano nel testo abitudini, canzoni, abbigliamento tipici di un passato ancora vicino e riconoscibile perfino nelle bibite o nelle marche dei prodotti. Al centro di tutto regna la famiglia come nucleo sociale, solido e solidale, che sostiene e alimenta le gioie e le aspettative di ciascun membro o parente. Uno spaccato su quello che eravamo, sospeso tra la commedia brillante e quella dei ricordi; come a dire… la nostalgia aleggia sopra a risate e colpi di scena!
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Come citare questo articolo
Manuela Tavian. “I Ruscoletti di Canda”. Ventaglio Novanta, n. 58, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-ruscoletti-di-canda/