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PERSONAGGI ILLUSTRI

Umberto Merlin (1885-1964)

Personaggio di spicco del mondo cattolico, fu tra i protagonisti della nascita del Partito Popolare Italiano, avvenuta il 18 gennaio 1919

di Marco Chinaglia

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 80–83

Nel cuore del capoluogo, vicino all’antica porta di San Bortolo e nell’area anticamente occupata dal Ghetto ebraico, esiste una piazza che tutti i rodigini universalmente conoscono come “piazza della fontana” o “piazza Roma”. In verità quello spazio – negli ultimi anni balzato al centro delle cronache anche per alcuni interventi urbanistici che l’hanno riguardato – è intitolato alla memoria dell’on. Umberto Merlin (1885-1964), tra i protagonisti della nascita del Partito Popolare Italiano, avvenuta in un albergo romano un secolo fa, il 18 gennaio 1919.

Nato a Rovigo il 17 febbraio 1885, un anno dopo la repressione dei moti contadini della Boje, nel cuore del periodo della “Grande Migrazione” verso le Americhe, Merlin è coetaneo del frattense Giacomo Matteotti, con cui condividerà gli studi presso il Liceo Classico “Celio”.

Divisi dalla idee, ma uniti dalla passione per il territorio polesano, i suoi problemi, la sua gente, Merlin e Matteotti iniziano precocemente la loro attività politica locale.

Nel 1900, appena quindicenne, Merlin viene eletto presidente dei giovani democratico-cristiani del circolo San Francesco di Rovigo, in un quadro complesso, in cui il movimento cattolico, nello spirito della Dottrina Sociale della Chiesa, inaugurata dalla Rerum Novarum di Leone XIII (1891) – e di cui in Polesine erano alfieri, tra gli altri, mons. Enrico Bonincontro, e, specialmente, mons. Giacomo Sichirollo (1839-1911) – doveva farsi strada in un territorio in cui lo spirito anticlericale era comune alle matrici socialiste, liberal-risorgimentali e repubblicane.

Discepolo dell’economista Giuseppe Toniolo, che lo propose quale membro laico dell’Unione Popolare a Firenze, Merlin, finiti gli studi liceali, si laureò in Legge a Padova nel 1906, nello stesso anno in cui il rigorismo dottrinale di Pio X aveva portato allo scioglimento dell’Opera dei Congressi, organizzazione di coordinamento delle varie attività del mondo cattolico.

Gli interessi sociali e politici

Tirocinante nello studio legale dell’avv. Ugo Maneo, Merlin appoggia il noto legale costituzionale, candidato alle Elezioni Politiche, celebrate il 26 ottobre e 2 novembre 1913 con il sistema del collegio uninominale a doppio turno: Maneo risulterà eletto nel Collegio di Rovigo contro il socialista Galileo Beghi ed il repubblicano Italo Pozzato, salvo poi dover cedere il seggio a Beghi l’anno seguente a causa di un riconteggio dei voti.

Consigliere comunale a Rovigo e consigliere provinciale dal 1914, giornalista per Il Popolo, testata con cui allora usciva l’organo diocesano La Settimana, Merlin, tenente al fronte della Grande Guerra, è decorato con Croce di Guerra; ma è pure in prima linea nell’assistenza, materiale e morale, ai soldati coinvolti nel conflitto e alle loro famiglie, anche come membro del Comitato di Preparazione Civile di Rovigo.

Tra queste iniziative di assistenza, va ricordato il sostegno alla colonia agricola per gli orfani di guerra, ospitata dall’ottobre 1918 presso la Villa “Ai due leoni” di Crespino, di proprietà del cav. Giuseppe Toso di Venezia. La colonia, casa di ricovero di tipo familiare, apolitica e aconfessionale, raccolse ed educò una settantina di orfani dai 5 ai 14 anni di età, avviati alla cura delle stalle dei bovini e suini, all’apicoltura e all’allevamento di conigli e polli con moderne attrezzature, con obbligo di frequenza scolare presso le scuole di Crespino, rimanendo attiva fino al 1929.

La nascita del Partito Popolare

Tra l’11 e il 12 giugno 1918 – promossa dal vescovo mons. Anselmo Rizzi, nelle stesse giornate che precedono la “Battaglia del Solstizio” tra il Grappa e il Piave – l’Azione Cattolica diocesana organizza un Convegno di Studi, sotto la presidenza di Carlo Bresciani. Intervengono il Canonico della Cattedrale don Romano Zanchetta (Identità cattolica), Don Pietro Mazzocco (Giovani, con proposta di creare una Federazione per l’educazione e la formazione dei giovani), Battista Soffiantini (Amministrazione Civile, con esaltazione dell’aspetto solidaristico espresso in guerra dai cattolici polesani), Carlo Belloni (Il Polesine) e, per l’appunto, Umberto Merlin.

A quel convegno, parlando di vita pubblica, Merlin aveva prospettato la creazione della Federazione piccoli proprietari e fittavoli, per l’istruzione ed assistenza tecnica ai contadini, la fornitura sementi ed l’assistenza fiscale. Questa relazione getterà le basi per la nascita della CIL (Confederazione Italiana del Lavoro), avvenuta a Roma il 29 settembre 1918, favorendo l’approdo dell’attivista polesano ai vertici politici del mondo cattolico nazionale.

Così, dalle colonne de “Il Popolo” Merlin racconterà la sera in cui nacque il PPI:

«… In una sera del dicembre 1918 eravamo riuniti a Roma in una trentina di amici per gettare le basi del nuovo Partito. Don Luigi Sturzo aveva finito di esporci le linee fondamentali del programma: dopo lunga discussione l’accordo erasi raggiunto. Sturzo, piangendo di commozione, ci disse che il nostro lavoro era finito, ora toccava ad altri. Il giorno dopo una commissione di fiduciari avrebbe umiliato al Santo Padre le nostre proposte: se Egli avesse creduto, i cattolici italiani avrebbero costituito il loro Partito; se fosse stato di diverso avviso, essi avrebbero desistito dal loro tentativo, continuando il lavoro nell’ambito dell’Azione Cattolica».

Merlin, assieme all’On. Avv. Giovanni Bertini, all’Avv. Giovanni Bertone, a Stefano Gavazzoni, al Rag. Achille Grandi, al Conte Giovanni Grosoli, all’On. Dr. Giovanni Longinotti, all’On. Avv. Prof. Angelo Mauri, all’On. Avv. Giulio Rodinò, al Conte Avv. Carlo Santucci è membro della Commissione Provvisoria, presieduta da don Luigi Sturzo, che sabato 18 gennaio 1919, in via dell’Umiltà 36 a Roma, licenzia l’”appello agli uomini liberi e forti”, dando vita al nuovo Partito Popolare Italiano e chiudendo così l’esilio volontario dei cattolici dalla vita politica nazionale, iniziato dopo la Breccia di Porta Pia del 1870.

«A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà»: nell’appello, la difesa dei valori cattolici, in modo laico e non clericale, si fondeva alla volontà di costruire un partito interclassista, che esaltava la volontà di raggiungere il suffragio universale, il decentramento e le autonomie locali, uno sviluppo armonico tra sud e nord e significative riforme in campo agrario, tributario e fiscale.

Tornato in Polesine per organizzare il Partito (la prima riunione locale risale al 12 febbraio 1919, mentre il 16 marzo successivo viene in visita alla Casa del Popolo cattolica di via Angeli lo stesso don Sturzo), Merlin, membro delle Direzione e consigliere nazionale del PPI, viene così descritto da un rapporto della Prefettura:

«…un giovane di molto ingegno, di grande equilibrio morale e di attività tenace. Egli ha saputo iniziare una organizzazione che è bene avviata, ma sulla efficacia di essa non possono ancora avventurarsi giudizi o previsione, perché non si sono ancora avute notevoli manifestazioni collettive del Partito, ed anche perché, se pure i principi e le pratiche religiose sono ancora in vigore nel complesso della Provincia, non è dato di affermare quale influenza ciò possa avere nel campo politico…»

Merlin deputato

Alle Elezioni Politiche del 16 novembre 1919 viene eletto deputato nel Collegio di Ferrara – Rovigo con 5823 preferenze su 14217 voti di lista (gli altri candidati popolari erano Antonio Giuseppe Barbieri, Armando Calzolari, Giovanni Maria Longinotti, Attilio Mentasti, Antonio Pedinelli ed Edoardo Piva), assieme ai socialisti Galileo Beghi, Dante Gallani e Giacomo Matteotti, non mancando di adoperarsi per la terra polesana nei difficili mesi del “biennio rosso” e della conseguente ondata squadrista.

Se infatti il 31 ottobre 1920, tutte e 63 le Amministrazioni Comunali andarono in mano socialista, ben presto, tra il marzo e l’aprile 1921, tutte le Amministrazioni Comunali del territorio caddero a seguito delle incursioni squadriste.

In questo contesto i popolari (lacerati da divisioni interne, con la figura di don Sturzo isolata rispetto alle gerarchie vaticane, dopo le Politiche del 1921, nelle quali Merlin venne rieletto) votarono, nell’ottobre 1922, la fiducia al I Governo Mussolini.

In quell’esecutivo, che precede il delitto Matteotti, Merlin è componente per alcuni mesi (fino al 5 febbraio 1923), della pattuglia popolare, che comprendeva anche De Gasperi e Gronchi, quale sottosegretario al Ministero delle Terre Liberate dal Nemico.

Rieletto deputato nelle contestate elezioni del 1924, che costarono la vita al vecchio compagno di scuola Matteotti, Merlin scompare dalla scena politica attiva in seguito alla decadenza dei deputati aventiniani (9 novembre 1926).

Durante la dittatura

Dopo essere stato incarcerato due volte, durante la dittatura svolge la propria attività forense, andando a risiedere a Padova, parzialmente compromesso da una sordità sempre maggiore che ne mina l’attiva partecipazione pubblica.

Sono gli anni, questi, in cui la Curia deplora più volte, per bocca di mons. Rizzi, il grave clima di lotta civile nel Paese, che, a detta del presule, «ha sostituito la guerra con lo straniero», rinserrando la Diocesi nelle proprie istituzioni, con i parroci invitati a creare un rapporto collaborativo con il Governo, ma allo stesso tempo a tenere il legame dei fedeli con la Chiesa in maniera stretta, nell’evidente tentativo di continuare ad esercitare il primato sulla società.

L’impegno dei cattolici polesani, mai cessato durante il Regime, porterà quindi molti esponenti già popolari ad aderire alla Resistenza, tramite le fila del nuovo partito, la Democrazia Cristiana, fondato in clandestinità nel 1942. Tra i più attivi lo stesso Merlin.

Sindaco, deputato e ministro

Umberto Merlin sarà il primo sindaco di Rovigo dopo la Liberazione dell’aprile 1945, e verrà eletto all’Assemblea Costituente nel 1946 nel Collegio di Verona. Condividerà l’onere ed onore di scrivere la nostra Carta Costituzionale assieme al comunista Severino Bolognesi di Stienta, al repubblicano Arnaldo Azzi di Ceneselli, e ai socialisti (ancorché divisi in due partiti) Giancarlo Matteotti, figlio di Giacomo, e Lina Merlin.

Sono gli anni della difficile gestazione della DC polesana, per la quale Merlin si prodiga assieme all’avv. Francesco Guindani e a Carlo Cibotto, direttore della Banca Cattolica del Veneto; gestazione tanto difficile al punto che, nelle elezioni del 1946, il partito raccolse appena il 28,2 % dei consensi contro una media veneta del 49,1 %, a causa del forte radicamento della sinistra nel territorio.

Ministro delle Poste e Telecomunicazioni nel De Gasperi IV (da giugno a dicembre 1947), Merlin diventa senatore di diritto dopo il 1948, in quanto deputato in quattro legislature, assumendo la carica di Ministro dei Lavori Pubblici prima nel Governo Pella (17 agosto 1953 – 19 gennaio 1954, con Emilio Colombo sottosegretario) e poi nel Fanfani I (19 gennaio – 10 febbraio 1954, il secondo più corto della storia d’Italia).

Dal 13 dicembre 1951 al 24 giugno 1953 Merlin presiederà la Commissione speciale per gli alluvionati del Polesine, con segretaria la sua omonima Lina, in un momento di forte condivisione del tema della ricostruzione (e della crescita, in tempi di Riforma Agraria ed inizio attività di estrazione metanifera) del Delta padano, occupandosi inoltre di Affari Interni, Giustizia e Agricoltura.

Presiede il congresso della DC a Venezia nel 1949. Dal 1953 tornerà, infine, a sedere nel Consiglio Provinciale di Rovigo, dove aveva mosso i primi passi politici negli anni della Grande Guerra.

La biografia di Merlin, morto a Padova il 22 maggio 1964, corrisponde a quel mai mutato impegno dei cattolici polesani, continuato clandestinamente anche durante il periodo fascista e proseguito nella Resistenza e nella costruzione dell’Italia repubblica, che vide, spesso, una consonanza con culture e ideologie differenti, come quella liberale, quella socialista e quella comunista, in quel profondo riconoscimento delle reciproche ragioni dell’altro, in un rapporto dialettico tra avversari (e non nemici) quanto mai attuale nel suo insegnamento di fondo.

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Come citare questo articolo

Marco Chinaglia. “Umberto Merlin (1885-1964)”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/umberto-merlin-1885-1964/

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