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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Una tradizione che si rinnova

Musica e Poesia - Musica e Pittura 2019

di Fondazione Banca del Monte

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 166–171

È divenuta tradizione ma sempre rinnovata e accattivante la rassegna Musica e Poesia – Musica e Pittura. Una duplice rassegna, per la verità, che, rispettivamente, da undici edizioni per quanto riguarda la prima, e ventiquattro, relativamente alla seconda, propone incontri-concerto nelle mattinate delle domeniche d’autunno accostando l’esecuzione di brani musicali alla lettura di testi poetici e alla visione di opere pittoriche.

Inizialmente distribuiti nel periodo primaverile i concerti accostati alla poesia e in autunno quelli abbinati alla pittura, negli ultimi anni gli organizzatori hanno preferito dare continuità agli appuntamenti, concentrandone lo svolgimento tra ottobre e dicembre, e collegandoli tutti ad un unico tema conduttore attorno cui si sviluppano i programmi musicali così come la selezione dei brani poetici e delle opere pittoriche.

Nel susseguirsi del tempo, la rassegna si è sempre più consolidata come pure il sodalizio che, dall’esordio, ha visto collaborare tre enti prestigiosi per offrire alla città un piacevole momento culturale con il pregio, nel contempo, di mettere in risalto le eccellenze della città. Conservatorio “Francesco Venezze” di Rovigo, Fondazione Banca del Monte di Rovigo e Accademia dei Concordi, dal 1996, propongono alla città attesi e partecipati incontri che fanno apprezzare allievi talentuosi e professionisti del Conservatorio cittadino, i tesori della Pinacoteca Concordiana, oltre che studiosi ed esperti rodigini che si avvicendano nella presentazioni di autori e artisti. Un programma interessante, ponderato e condiviso dai tre enti che strutturano la rassegna per promuovere figure, argomenti o anche fatti storici, in occasioni di anniversari importanti, per declinare il tema prescelto nelle varie forme d’arte, creando un invito a godere della bellezza prodotta ma anche a riflettere e ad approfondire le tematiche correlate.

Per l’edizione 2019 il filo conduttore è stato rappresentato dall’Europa. Otto incontri, quattro di “Musica e Poesia” e quattro di “Musica e Pittura”, si sono succeduti dal 6 ottobre al 1 dicembre in Sala Oliva dell’Accademia dei Concordi, per presentare, sul tema, un repertorio inedito, ben testimoniato dal libretto appositamente prodotto che contiene, oltre che un apparato iconografico significativo, saggi e testi inediti a cura di Natalia Periotto, per quanto concerne la parte dedicata alla poesia, di Alessia Vedova per i testi dedicati alla pittura, e di Giuseppe Fagnocchi per la parte musicale. Parti che si compenetrano, in sintonia, espressione dello spirito della manifestazione e della collaborazione tra gli enti che la organizzano.

Il tema conduttore dell’Europa, per “Musica e Poesia”, è stato esposto nella sua essenza, secondo alcune linee guida che sono le stesse presentate ad ogni incontro dalla professoressa Periotto: <<L’Europa vista come europeità, sia come una realtà storica sia come una realtà culturale, in quanto siamo europei ancora prima di esserne consapevoli>>.

La prima linea guida è relativa al mito perché racchiude gli elementi fondanti dell’Europa, ovvero la straordinaria energia di un continente che trae forza da se stesso nonostante un paradosso: contese, lotte, divisioni, guerre che hanno significato morte ma non la fine della sua storia. Il mito, riferito a documenti arcaici, raffigura il connotato guerriero e orgoglioso ma anche avventuroso e ramingo del carattere europeo, formato da incroci di tante culture in un passato illustre, che chiamiamo tradizione, che potrebbe benissimo rapportarsi con la attuale migrazione come nella storia dell’umanità c’è sempre stata.

La seconda linea è ispirata dal senso che unifica l’Europa: il libero arbitrio. Esso penetra nella cultura come concetto scolastico di autonomia e libertà di scelta, dibattendo per secoli nelle università del nord Europa e nelle nostre fino a trasferirsi ai nostri giorni. L’incontro dedicato ha quindi indagato nella letteratura e nella poesia le ricadute di un argomento costante e fondativo della riflessione europea.

La città costituisce la terza linea guida per comprendere il nucleo fondante della cultura europea dove tutta l’effervescenza del dibattimento avviene. Gli aspetti bucolici della campagna sono graditi ed apprezzati ma l’arte ha una vocazione europea e ha bisogno di tutto ciò che avviene nella città, anche degli scontri. La città è simbolo e allegoria dell’Europa, è il punto di irradiazione della civiltà europea.

La città porta in sé un sentimento identitario che è la nostalgia. Non come qualcosa di perduto ma come fatto comunicabile concreto, qualcosa di assoluto, un ricordo di appartenenza, di collocazione. E’ un sentimento profondo, depositato, qualcosa di quotidiano.

Così da Eschilo a Giuseppe Ungaretti, da Osip Mande’stam a Charles Baudelaire, da Walther von der Vogelweide a Virginia Woolf, da Friederich Hodering e John Donne a Franz Kafka e Martina Cvetaeva fino a Pier Paolo Pasolini, il filo conduttore ha attraversato le domeniche con il costante accompagnamento dei versi di Dante, poeta europeo portavoce di sentimenti ed esigenze non solo legate alla comunicazione verso l’altro ma all’interno, nell’anima, anche di chi viaggia, di chi va alla scoperta e all’avventura.

Il tema dell’Europa nella storia dell’arte è stato sviluppato da Roberta Reali e Cristina Elettra Ferrari, oltre che da Alessia Vedova, con gli interventi che hanno preceduto ogni concerto del ciclo “Musica e Pittura”. La rassegna ha raccontato delle caratteristiche salienti rispetto alla produzione e allo stile di artisti del calibro di Giambattista Tiepolo, Canaletto, Rosalba Carriera e Giovanni Antonio Pellegrini mostrando alcune opere per meglio inquadrare il discorso nel contesto dell’argomento “Europa”. Sorprendente è stata la diffusione in Europa dell’arte veneta del Settecento, iniziata nel ‘500 con il Palladio e le sue ville, quindi il palladianesimo, che ha influenzato notevolmente il gusto delle più grandi corti europee.

I numerosi viaggi e la frequentazione di case reali e principati hanno dato fama a questi pittori e affrescatori. Mentre esercitavano la loro arte si confrontavano con le committenze inglesi, francesi, spagnole e tedesche nell’Europa del XVIII secolo a rappresentare la vitalità di uno scambio culturale e di rapporti tra nazioni, sebbene con la accezione diversa dal termine attuale, e a testimoniare come l’arte e la bellezza travalichino ogni confine.

Per quanto riguarda il corposo programma musicale va dato atto al curatore, Giuseppe Fagnocchi, della maestria con cui ha saputo coordinare gli otto concerti di “Musica e Poesia- Musica e Pittura”, in sintonia con i singoli temi domenicali e non solo con l’argomento principale.

Il filo conduttore dell’intera rassegna, l’Europa, dal punto di vista musicale è stato concepito come un viaggio inteso geograficamente ma anche nella memoria e proiettata nel futuro. Con questo presupposto i temi presentati sono andati dal primo Settecento al Romanticismo e alla Mitteleuropa. Sono stati gli allievi del Conservatorio i protagonisti dei concerti, in qualche caso accompagnati dai docenti. Molti di questi studenti sono veri talenti, già premiati in diversi concorsi nazionali e internazionali e, si auspica, proiettati verso un futuro promettente.

La rassegna “Musica e Poesia – Musica e Pittura”, quindi, è valida anche per conoscere e incoraggiare questi ragazzi e sostenerli nel loro percorso formativo mentre offrono a noi il piacere di ascoltarli.

Il programma musicale

Protagonista del primo appuntamento domenica 6 ottobre è stato il fagotto (“Sit phagotus et phagotus fuit”): questo strumento, non consueto nelle programmazioni concertistiche, ha tuttavia una lunga ed affascinante storia sia in Italia – dove compare nella iconografia ferrarese di metà Cinquecento ad opera di un pittore noto come “il maestro dei dodici Apostoli”, segno della presenza presso gli Este di virtuosi di questo strumento – sia, nell’ultimo quarto del secolo XVI, in Europa del Nord (Germania, Belgio, Inghilterra), segno tra l’altro delle attive relazioni che caratterizzavano il continente.

Il programma del concerto è stato “a sorpresa” in quanto il suo impaginato è stato preparato nel corso della masterclass tenuta da Alberto Biano, diplomato a Rovigo e poi lanciato in una carriera europea, e dal docente del Venezze Alberto Guerra, con gli studenti della stessa.

Domenica 13 ottobre il concerto “Libertà di amare …” è stato dedicato a due tra i più illustri coniugi musicisti della storia occidentale, Clara Wieck e Robert Schumann: il loro innamoramento fu ostacolato dalla famiglia di lei, ma poi sfociò sia nel matrimonio, sia in tante composizioni, veri e propri epistolari pentagrammati da parte di entrambi; doloroso fu poi l’epilogo della loro vita a due con la lunga malattia di Robert.

Un ricco corpus di romanze di Clara per voce e pianoforte sono state presentate dal soprano Laura De Silva e dalla pianista Zhang Wang a cui sono seguite alcuni brani dalle tre Romanze per oboe op. 94 di Robert cui hanno corrisposto alcuni anni dopo quelle di Clara op. 22, con Arianna De Mori e Marta Zese oboi e Francesco De Poli, pianoforte.

Ancora Robert Schumann è stato protagonista del concerto di domenica 27 ottobre “Nostalgia della Perfezione” interamente occupato dal Quintetto op. 44 per pianoforte e archi, una complessa struttura sonatistica, arricchita contrappuntisticamente dal fugato finale, nella quale il modello di una forma perfetta, figura della “Città Ideale” ovviamente irraggiungibile, si è snodato nelle appassionate linee melodiche, armoniche e ritmiche sempre cangianti degli strumenti trattati in combinazioni diversissime tra loro, espressione dell’anelito all’Infinito proprio dell’Uomo romantico.

Oltre a quattro studenti del Venezze, Alessandro Pelizzo e Antonella Solimine violini, Andrea Bortoletto viola e Alessia Bruno violoncello, il quintetto si è avvalso del “ritorno” in Accademia dei Concordi del giovanissimo pianista Tommaso Boggian, diplomato con lode e menzione d’onore al Conservatorio di Rovigo e già vincitore di numerosissimi premi in concorsi pianistici tra cui il prestigioso Premio Venezia.

Domenica 3 novembre il concerto “Punti luminosi di un’epoca oscura. Musicisti nei campi di internamento dell’Italia fascista” ha preso in esame la “città sbagliata”, ossia la meta italiana ritenuta quale rifugio per diversi perseguitati dalla Mitteleuropa, ma ben presto destinata a rivelarsi tutt’altro.

Nei campi di internamento, in particolare quello di Ferramonti, i musicisti lì rinchiusi non si diedero per vinti e riuscirono comunque a “fare musica”: il programma preceduto da una guida all’ascolto a cura di Raffaele Deluca, docente di Bibliografia e biblioteconomia musicale al Venezze e studioso di questo tema, ha ripercorso alcuni pezzi eseguiti, come attestano i diari dei prigionieri, a Ferramonti. Il programma ha pertanto spaziato da musiche antiche quali la celeberrima Ciaccona di Antonio Vitali o la Suite inglese in sol minore di Johann Sebastian Bach ad autori del XIX secolo quali Petr Ilic Ciakowsky e Anton Stepanovic Arenskij, e alla originale trascrizione di un frammento della Settima Sinfonia di Bruckner opera del violoncellista Isak Thaler.

Interpreti del concerto sono stati gli studenti Genadi Gershkovich al violino e Edoardo Francescon al violoncello, con il pianista Luigi Caselli, per molti anni docente al Venezze e proprio da novembre titolare di cattedra al Conservatorio di Bologna, sua città natale e di residenza.

Il connubio con la pittura sei-settecentesca ha avuto inizio domenica 10 novembre con il “Viaggio musicale in Italia nella età di Farinelli”, una scelta di arie d’opera di Antonio Vivaldi e Nicolò Porpora, intermezzi strumentali sempre di Vivaldi e di Baldassarre Galuppi per giungere poi a due pagine vocali di Georg Friedrich Haendel che trasmise le sue precedenti esperienze italiane in Inghilterra. Anche i diversi temi delle opere scelte aprono un ampio spaccato storico-geografico dei loro personaggi ben più esteso della stessa Europa, Leitmotiv della doppia rassegna.

Il programma è stato affidato alle voci di Xiao Hong soprano e di Marina De Liso mezzosoprano, rispettivamente studentessa e docente di Canto rinascimentale e barocco, mentre il basso continuo, struttura essenziale della musica barocca, è stato affidato a Paola Nicoli Aldini, titolare della cattedra di Clavicembalo, e ad Anastasia Rollo al violoncello.

Dal profano al sacro: rimanendo in ambito settecentesco il programma musicale di domenica 17 novembre si è svolto interamente sul celeberrimo “Stabat Mater” di Giovanni Battista Pergolesi, una pagina davvero “perfettamente riuscita” che nemmeno Johann Sebastian Bach riuscì probabilmente a rendere in una sua successiva rivisitazione ancora più mirabile. L’essenzialità della partitura di Pergolesi ben rende la precarietà e spoliazione del Cristo sul Golgotha, “Frammento”, ma in quanto tale “Segno del Tutto” riuscendo a tradurre la desolazione del venerdì santo nella grande Bellezza che può salvare il Mondo.

Interpreti un ensemble vocale-strumentale di studenti formato da Laura De Silva soprano, Sun Qian Hui mezzosoprano, Joel Kim e Elena Spremulli violini, Valentina Borgato viola, Marina Pavani violoncello e Alessandro Spada contrabbasso con Marco Ricciarelli al clavicembalo.

Domenica 24 novembre il concerto “Antonio Caldara – Suonate” preannuncia il prossimo 350° anniversario della nascita del compositore e violoncellista veneziano poi trapiantato a Vienna dopo aver attinto dai patrimoni di altre città italiane, prima fra tutte Roma, ed europee tra cui Barcellona, Boemia e Moravia, mentre alcune sue opere hanno trovato immediatamente fama grazie alle pubblicazioni a lui coeve del famoso editore olandese Roger.

Il corpus presentato si è diviso in due momenti distinti: le più moderne sonate viennesi composte al termine della carriera intrise della ricchezza melodica di Caldara noto soprattutto per i repertori vocali e le giovanili sonate veneziane di tradizione italiana. Le esecuzioni sono state affidate a tre studenti del corso accademico di secondo livello in Violino barocco tenuto da Federico Guglielmo, Dario Palmisano, Michele Saracino e Silvia Valletta, con Alessia Bruno al violoncello.

La rassegna si è conclusa domenica 1 dicembre con “A tutto Sax!!!”, un programma che ha traghettato gli ascoltatori dalla musica di Johann Sebastian Bach a tre importanti lavori del repertorio del Novecento per sassofono e pianoforte, quali la Rapsodia di Claude Debussy, che – esploratore delle nuove timbriche – iniziò questo importante lavoro senza portarlo però di fatto a termine causa la delusione per le qualità musicali della committente. per il concerto domenicale è stato recuperato nella versione del virtuoso Sigurd Rascher che non volle perdere l’occasione di arricchire la letteratura del suo strumento con la firma del grande maestro francese; sono seguite poi la brillante e raffinata Sonata op. 115 del belga Jean Absil e quella di Paul Hindemith nella quale antiche strutture ammiccanti a Bach si sono incontrate con il nuovo linguaggio del Novecento, confronto tra due epoche che lo stesso compositore riporta in un breve dialogo che è stato letto dai due interpreti, sassofonista e pianista prima del movimento finale.

Marco Brusaferro, Marco Marabese, Nicola Cecchetto e Jacopo Borin, tutti studenti della classe di Sassofono di Fabio Petretti, si sono alternati nelle sonate con Giuseppe Fagnocchi al pianoforte.

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Come citare questo articolo

Fondazione Banca del Monte. “Una tradizione che si rinnova”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-tradizione-che-si-rinnova/

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