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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’oratorio di Baricetta

Un bene a lungo trascurato, aperto in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, in attesa di nuove iniziative di valorizzazione

di Daniel Fusaro

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 43–47

Immagino che molti, passando davanti al tempietto, che sorge lungo il Canalbianco verso Adria si siano chiesti se esso possa custodire qualcosa di interessante. Stiamo parlando dell’Oratorio della Natività di Maria Vergine (o di San Clemente), magnifica chiesetta – purtroppo sempre chiusa – che sorge in località Baricetta, subito dopo il centro del paese in direzione Adria, sul lato sinistro della strada, presso la cinta muraria di Villa Grassi.

Anche noi del FAI ne ignoravamo la storia, e pertanto grande era la curiosità di indagare e di aprire il bene in occasione delle Giornate FAI d’Autunno 2021. Ci siamo riusciti, grazie alla disponibilità di Don Matteo De Mori parroco della Cattedrale di Adria, e la nostra indagine ci ha portato a scoprire un intreccio di storie davvero coinvolgente.

Dal punto di vista architettonico il tempietto presenta una struttura molto semplice: la facciata dell’oratorio è impreziosita sul timpano da tre sculture che raffigurano la Fede, la Carità e la Speranza. Molto importante è anche la statua della Madonna con Bambino collocata sopra la porta d’ingresso; dietro questa statua è presente una lapide che ricorda la costruzione dell’oratorio (anno 1708) e, poco più in alto, è posizionato lo stemma della famiglia Grassi, proprietaria della villa attigua all’oratorio.

Entrando nella chiesetta, l’attenzione viene attratta da un altare, probabilmente di datazione più antica rispetto all’oratorio (forse proveniente da un’altra chiesa), decorato con tre belle statue: al centro una Vergine con Bambino, a sinistra San Clemente Martire e a destra San Pietro. Un tempo erano presenti anche due angeli in marmo ai lati della Madonna, che purtroppo da tempo sono stati trafugati. Sotto la statua della Madonna era inoltre alloggiata una teca con le spoglie di San Clemente, attualmente custodite nella sacrestia della Parrocchiale di Baricetta.

Alle pareti dell’oratorio sono posizionati quattro architetture tombali, improntate alla semplicità, sormontate da quattro medaglioni in gesso (uno di questi mancante), dipinti a bronzo, raffiguranti i volti dei personaggi ivi sepolti: Giovanni Battista Tornielli, Alessandro Tornielli, Clelia Gobbatti e Antonio Baldassarre Tornielli. Sul pavimento, di fronte all’altare, troviamo una lapide che copre e custodisce i resti di Angelo Grassi, ultimo discendente della nobile famiglia il cui nome tuttora identifica la villa adiacente.

L’oratorio è dunque testimone della storia di due importanti famiglie veneziane: i Grassi ed i Tornielli, che per loro volontà, come scritto nelle lapidi, hanno scelto di essere qui sepolti.

La famiglia Grassi

Iniziamo il nostro racconto dalla famiglia Grassi, originaria di Bologna; un ramo della famiglia si stabilisce a Chioggia attorno al 1230, dedicandosi sempre più al commercio. Nei secoli successivi molti esponenti dei Grassi si affermeranno nella vita pubblica ed in particolare a livello ecclesiastico, infatti nel Seicento tre membri della famiglia (Pasquale, Francesco e Antonio) diventarono vescovi di Chioggia, mentre all’inizio del Settecento Francesco Andrea Grassi fu vescovo a Caorle.

Già dall’inizio del Cinquecento i Grassi risultano avere numerose possessioni in Polesine. Nel 1646 vennero aggregati alla cittadinanza di Chioggia e nel 1718 li vedremo ottenere il titolo di patrizi veneziani, grazie all’esborso di centomila denari a favore delle casse della Serenissima.

Ritorniamo indietro di 10 anni, l’8 maggio 1708, quando il vescovo di Adria Filippo della Torre concede a Paolo Grassi l’autorizzazione a costruire l’oratorio di cui stiamo parlando, voluto per dare un punto di ritrovo e preghiera ai numerosi braccianti che lavoravano le terre dei Grassi. Il tempietto viene consacrato il 20 giugno 1708 in nome della “Beatissima Vergine Maria e di San Clemente Martire”, alla famiglia Grassi ne spettava il giuspatronato.

In seguito venne posta la reliquia di San Clemente all’interno dell’altare (oggi spostata nella sacrestia della Parrocchiale) e nel 1849 l’oratorio, nonostante le sue modeste dimensioni, divenne curazia, ma lo rimase per poco, fino alla costruzione della Chiesa Parrocchiale di Baricetta che avvenne nel 1866, e pertanto venne declassato ad oratorio privato.

I Grassi nel ‘700 aumentano via via le loro proprietà: a Chioggia edificano il Palazzo Grassi (che attualmente ospita il Museo di Zoologia adriatica “Giuseppe Olivi”) e poi, per dare ulteriore lustro alla famiglia, incaricano l’architetto Giorgio Massari di edificare a Venezia il ben più noto Palazzo Grassi, ai giorni nostri sede di importanti mostre d’arte.

Nell’ ‘800 assistiamo ad una lenta parabola discendente, fino agli ultimi due rappresentanti della dinastia, i fratelli Angelo e Domenico. Costoro nel 1834 venderanno il palazzo di Chioggia e nel 1840 il Palazzo Grassi di Venezia (quest’ultimo acquistato da Spiridione Papadopoli per conto della Società Veneta Commerciale).

Il 30 Dicembre 1842, muore Angelo Grassi, ultimo erede della dinastia, la cui memoria – come detto – è eternata nella lastra tombale posta sul pavimento del bell’oratorio. Tutti i suoi beni passano alla famiglia Tornielli nelle persone di Giovanni Battista ed Antonio Baldassarre, esponenti di una famiglia amica dei Grassi.

La famiglia Tornielli

La dinastia dei Tornielli ha origini ungheresi e nobiltà piemontese. I Tornielli di Venezia sono del ramo dei signori di Romagnano: nel 1307 ricevettero dal Papa Clemente V il titolo di conti palatini in seguito all’apporto dato nelle crociate contro l’eretico Dolcino. In seguito alle persecuzioni dei Visconti si trasferirono prima a Verona presso Can Grande della Scala e poi a Venezia.

Veniamo dunque a proporre alcuni cenni biografici sui Tornielli sepolti nell’oratorio.

Giovanni Battista Tornielli è ricordato in particolare per essere stato presidente per oltre un ventennio del Gran Teatro la Fenice di Venezia, dal 1850 al 1872, anno della sua morte. Famosa è stata l’amicizia del conte Giovanni Battista con il compositore Giuseppe Verdi, che egli ospitò nella Villa di Zerman di Treviso subito dopo la delusione della tanto criticata prima della “Traviata”, messa in scena il 6 Marzo 1853 al Teatro La Fenice.

Alessandro Tornielli seguì gli interessi paterni venendo nominato “direttore agli spettacoli” del teatro la Fenice di Venezia dal 1875 fino al 1898. Per una breve parentesi (1886-1887) fu anche “direttore all’economia”. Sposerà Clelia Gobbatti, di origini rodigine il 26 ottobre 1862, anch’essa sepolta nell’oratorio di Baricetta.

Si deve proprio ad Alessandro Tornielli un intervento consistente nell’oratorio: egli infatti, nel 1872, alla morte del padre, lo trasformò in una vera e propria cappella di famiglia, preparando nello stesso luogo le tombe per sé e per i suoi cari.

Dell’ultimo ospite nelle tombe di famiglia Antonio Baldassarre Tornielli, si hanno poche e frammentarie notizie, sappiamo che entrò nell’ordine dei Cappuccini in gioventù, che esercitò a Venezia, poi fu missionario a Patrasso e Cefalonia dove rimase per più di 14 anni, in seguito ritornò a Venezia e successivamente in Piemonte fra Pinerolo, Moncalieri e Torino dove spirò il 29 Marzo 1891, e per volere di Alessandro Tornielli fu trasferito nel sepolcreto di famiglia.

In seguito alla lettura del testamento di Alessandro Tornielli veniamo a conoscenza di un figlio “adottivo”, Arcibaldo Leopoldo Trevisan, che, per volere testamentario, assumerà il cognome dei Tornielli ed erediterà le proprietà rimaste.

Il conte Arcibaldo Trevisan Tornielli, rimasto celibe, morendo lasciò le proprietà di Zerman di Treviso e del Veneto al poco più che ventenne Ildebrando Bonaventura, figlio del suo amministratore, ma educato e trattato come fosse stato figlio suo.

La storia di questa eredità ebbe una certa risonanza per la personalità del fortunato Ildebrando Bonaventura, che ispirò la creazione de “il signor Bonaventura”, personaggio di un fumetto che animò le pagine il “Corriere dei Piccoli” dal 1917 fino alla metà degli anni ‘50. Nacque dalla fantasia di Sergio Tofano che conobbe Ildebrando sotto le armi e ne coltivò l’amicizia. L’amabile personaggio dei fumetti “Bonaventura” vestiva con marsina e bombetta rossa, larghi pantaloni bianchi, ed era sempre accompagnato dal suo fedele bassotto; sottobraccio, alla fine di ogni storia, l’immancabile assegno di “un milione”.

Gli ultimi proprietari dell’oratorio e la situazione odierna

Dalla famiglia Bonaventura, Villa Grassi e la campagna annessa saranno cedute alla famiglia Baroni per passare attorno al 1980 ai Duoccio attuali proprietari.

L’oratorio seguì un percorso diverso rispetto alla Villa, infatti, dopo un periodo di abbandono, nel 1985 una sinergia fra i proprietari dell’epoca, il Rotary Club di Adria, la Parrocchia della Cattedrale di Adria e la Soprintendenza portò al restauro parziale dell’oratorio, lasciandolo poi in custodia alla Parrocchia della Cattedrale di Adria.

Da quel restauro son passati ormai più di 30 anni e le insidie del tempo stanno sempre più comportando aspetti di degrado che andrebbero sanati.

In occasione delle Giornate FAI d’Autunno 2021 un gruppo di volontari del FAI di Rovigo si è impegnato ad aprire al pubblico l’oratorio dopo aver ripulito l’interno diventato nel tempo un magazzino di oggetti dismessi. Molte le visite, e l’auspicio che l’iniziativa del FAI – che ha richiamato l’attenzione sul bene del ‘700 – possa essere di stimolo per un intervento che renda fruibile l’oratorio, di modo che la sua storia possa essere raccontata senza perderla di nuovo.

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Come citare questo articolo

Daniel Fusaro. “L’oratorio di Baricetta”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/loratorio-di-baricetta/

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