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PERSONAGGI ILLUSTRI

Maria Fortunata Camerini (1864-1937)

Riscoperta un’artista dimenticata, che soggiornò per molte stagioni presso “Villa Luisa” di Villanova Marchesana

di Eveline Crepaldi

Ventaglio Novanta n. 63 2022 pp. 84–87

C’è un luogo, lungo l’argine del Grande Fiume, che da tempo continua ad incantare. Si tratta di una villa, non molto distante dal vecchio approdo del traghetto di Villanova Marchesana. La circonda un grande parco decorato da alberi secolari, lasciando occhieggiare tra le fronde il rosso di eleganti sculture equestri a decorarne l’edificio che un tempo era adibito a scuderia.

Per il passante, in cerca di relax lungo la sponda, risulta inevitabile interrogarsi in merito alla storia di questo affascinante luogo, e in particolare di quella che tutti a Villanova chiamano “la villa del Conte”. Una costruzione dalle radici antiche – un tempo monastero certosino – i cui vecchi ambienti nella seconda metà dell’800, vennero acquisiti dal conte Giovanni Camerini, Senatore del Regno; il quale ne fece una destinazione signorile da fruire soprattutto come dimora per la villeggiatura.

I villanovesi, a tal proposito, si tramandano ancora significativi ricordi: le vivaci feste tenutesi in villa per desiderio del conte, alle quali partecipavano anche i paesani; oppure i capi chini dei fedeli in chiesa la domenica, in segno di rispetto quando la famiglia Camerini faceva ingresso presso la parrocchiale. Sono rimasti tuttavia lungamente sopiti i fatti accaduti presso il maestoso palazzo che il conte dedicò alla moglie dandogli il suo nome: Luisa.

Nacque dunque così villa Luisa, che però subì una ferita nel 1930 quando la maggior parte del complesso dovette essere abbattuta, a seguito di lavori d’ampliamento degli argini fluviali, lasciandone intatta solo una piccola porzione. Da allora, l’iniziale magnificenza della signorile costruzione è rimasta visibile solamente in rarissime cartoline e, con lei, se ne sono andate pian piano le memorie storiche di questo incantevole luogo.

Ma c’è una storia davvero interessante che lega alla villa una gentile presenza femminile. Una storia praticamente sconosciuta, giacché nessuno, fino a pochi mesi fa, sapeva che, negli ambienti signorili, una mano abile ed un animo eclettico si formarono negli autunni di festa trascorsi lungo le rive del Grande Fiume.

A riconsegnare al paese di Villanova Marchesana questa preziosa pagina di storia è stata Daniela Patella Scola Bedin – erede a Creazzo, nel vicentino, di alcuni importanti beni della famiglia Camerini – raccontando che sul finire dell’800 la figlia del conte Giovanni, Maria Fortunata, giovane mente creativa, attuò i suoi primi approcci con l’arte della pittura e della scultura proprio nella villa eretta nel piccolo paese rivierasco.

Fu una scoperta anche per la signora Daniela, la quale, ottenendo in dono i diari e le lettere di questa estrosa artista, riuscì, mediante paziente trascrizione, a tracciare il trascorso di vita della donna e della sua famiglia.

Ma chi era, dunque, questa artista di talento, della cui esistenza si era perduto il ricordo? È dunque la signora Daniela ad offrirci le notizie fondamentali relative alla biografia della singolare frequentatrice di villa Luisa.

Maria Fortunata Camerini nacque a Rovigo il 20 giugno 1864, presso palazzo Camerini, il maestoso edificio rodigino che tuttora si erge in via Celio Ricchieri (vedasi a tal proposito “Palazzo Camerini a Rovigo”, in Ventaglio Novanta n. 60 pag. 11 e successive). In virtù dei molteplici possedimenti della ricca famiglia, trascorse la giovinezza tra Villanova Marchesana, Ferrara, Venezia e Firenze.

Il suo approccio con l’arte avvenne grazie alle prime lezioni di disegno ricevute dalla zia Virginia, abile miniaturista, proprio durante i soggiorni presso Villa Luisa. E qui, osservando la sorella plasmare il “tivaro” – ovvero l’argilla raccolta lungo le sponde del fiume – sviluppò anche una predisposizione per le materie plastiche.

Dipinse inoltre composizioni floreali su stoffa, ceramica, vetro, che ebbero anche riconoscimenti all’Esposizione Beatrice di Firenze nel 1890 e all’Esposizione di Londra del 1897. Suo mentore fu l’artista senese Tito Chelazzi, celebrato in numerose corti europee per le sue nature morte estremamente realistiche.

A Firenze entrò in contatto con lo scultore Giovanni Duprè, amico di famiglia, e studiò il vigore espressivo di Vincenzo Gemito. Coltivò la scultura con particolare passione, realizzando soprattutto ritratti di conoscenti e familiari.

Nel 1892 sposò il barone Bartolomeo Scola, trasferendosi a Vicenza nella residenza di Creazzo della famiglia Scola, conosciuta come “Il castello”, dove stabilì il suo atelier negli ambienti di una graziosa limonaia, ora ereditata da Maria Patella Scola Bedin. Qui, si conservano tuttora un centinaio di ritratti in gesso e bronzo da lei realizzati. Opere per lungo un tempo anonime, alle quali è stata riconsegnata un’identità grazie al tenace interessamento della signora Daniela, che – aiutata dalla lettura dei diari dell’artista – è giunta ad identificare la maggior parte dei soggetti raffigurati nelle sculture.

Tre dei suoi ritratti scultorei vennero esposti alla seconda edizione della Biennale di Venezia. Tra questi, il busto di Don Meneghin Marangoni, tuttora esposto presso la chiesa di Villanova Marchesana. Altre due opere dell’artista posso essere apprezzate presso la sala di lettura dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, raffiguranti Alessandro Casalini ed il Deputato Tenani.

Nei diari di Maria Fortunata, fra le parole tracciate con elegante grafia, Villa Luisa trova sempre un posto d’onore, luogo di giovanili emozioni e panorami suggestivi:

“Villa Luisa! Villeggiatura remota e solitaria in riva al Po, abbellita da un grande giardino ricco di lussureggiante vegetazione e da una ghiacciaia ombreggiata da querce secolari che riparano dai calori estivi e riposano piacevolmente la vista; il canto degli uccelli vi si fa sentire perfino d’autunno, specialmente in un boschetto di splendidi bambou. Un viale di platani contorna il giardino; questi alberi ora così belli e rigogliosi, furono quasi tutti piantati quando ero bambina e li ho veduti crescere.”

A Villa Luisa, Maria Fortunata trascorreva il periodo per lei più bello in assoluto dell’anno, imparando a cavalcare presso l’isola del Mezzano di Papozze, dove il padre conduceva i suoi ospiti alla caccia del daino; oppure facendo gite lungo il Po, o ancora godendo delle affascinanti feste organizzate in villa, allietate dalle melodie della banda di Crespino.

È soprattutto negli ambienti della villa, che l’estro di questa giovane donna si manifestava, facendole cogliere, in veloci guizzi fra le sapienti mani, espressioni e connotati degli ospiti a lei famigliari, fissandone per sempre i volti nei suoi mirabili busti. Ad alimentare la sua creatività, la meraviglia di un luogo che infondeva pace al suo animo creativo.

Maria Camerini muore il 18 aprile 1937, rimpiangendo le liete giornate trascorse a Villa Luisa. La sua abilità fino all’ultimo le ha permesso di creare pregevoli ceramiche dove il dettaglio ed un marcato realismo fanno da protagonisti.

Passeggiando lungo l’argine del Po, possiamo tuttora immaginarla affacciarsi alle finestre di quel luogo custode di ricordi, per lasciarsi suggestionare ancora una volta dalle incantevoli scenografie del fiume.

“Il paesaggio di queste nostre pianure è forse monotono e malinconico però non manca di poesia e di mesta soavità; predispone alla meditazione, infonde calma, allarga lo spirito, c’è qualcosa della immensità e dell’infinito del mare in questa distesa di campi, in questo grande fiume torbido e solenne, che scorre placidamente indifferente, nella grande pace della natura. I boschi di pioppi, il grigio argenteo dei salici, ne adornano le rive; il cielo, perpetuamente mutevole, riflettendosi nell’acqua produce effetti svariati e sempre nuovi; realmente incantevoli sono i tramonti infuocati, ma più suggestive, più fantastiche ancora, le mattinate nebbiose perlacee in autunno, quando il debole raggio del sole illumina lievemente quel velo vaporoso. Circonfusi da forme diafane indistinte, vaghi sogni d’infinita dolcezza invadono il cuore!”.

Ringrazio la generosità di Daniela Patella Scola Bedin, la quale ha riconsegnato al Polesine una sua amata figlia.

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Come citare questo articolo

Eveline Crepaldi. “Maria Fortunata Camerini (1864-1937)”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/maria-fortunata-camerini-1864-1937/

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