Ben noto ed apprezzato nel mondo dell’arte, come importante designer del ‘900, ma non sufficientemente conosciuto in Polesine, Bruno Munari fu un artista geniale e sicuramente originale nella realizzazione delle sue opere.
Le origini tra Polesine e Lombardia
Nacque a Milano il 24 ottobre 1907, ma entra di diritto nella storia del Polesine per la parentesi di vita che lo vide presente tra Adige e Po in giovanissima età. Si trasferì infatti con la famiglia, a soli sei anni, a Badia Polesine dove il padre dirigeva un albergo e qui visse fino ai venti anni. Il soggiorno nella campagna polesana ne influenzerà profondamente la sensibilità artistica, alimentando l’interesse per l’ambiente circostante, l’attenzione verso quelle forme, colori e materiali che saranno una felice eredità nella sua arte futura. Nel 1925 fece ritorno a Milano per lavorare nello studio di uno zio ingegnere, avviando la sua carriera nel mondo dell’arte e del design, pur mantenendo sempre un legame con il Polesine.
La formazione
Bruno Munari non seguì un percorso accademico tradizionale, si formò da autodidatta, frequentando gli ambienti artistici milanesi e avvicinandosi poi al Movimento Futurista, che rappresentò un’autentica scuola per molti giovani talenti dell’epoca. Nei primi anni ‘30 collaborò con Tommaso Marinetti, Giacomo Balla, Fortunato DePero, che lo introdussero ad una concezione innovativa dell’arte, basata sul dinamismo e sull’interdisciplinarità. A rappresentare la cifra identitaria della sua arte è la totalità, la complessità assoluta delle sue espressioni, dalla pittura alla scultura, dal design alla grafica, all’illustrazione, alla scrittura, oltre all’architettura, ai libri, alla fotografia, fino all’attività didattica, coltivate nei laboratori per bambini, in musei e scuole. Per tutta la vita ha compiuto ricerche in territori non convenzionali, esplorando le possibilità matematiche, strutturali e formali di nuovi mezzi per produrre oggetti e comunicazione visiva plurisensoriale. • Scultura da viaggio
Il metodo
Il suo metodo di lavoro si basa su un approccio empirico e sperimentale, in cui l’osservazione della natura, il gioco e la creatività svolgono un ruolo centrale. Munari credeva che il processo creativo fosse più importante del risultato finale e sosteneva che l’arte e il design dovessero essere accessibili e comprensibili a tutti. La stessa casa di Milano in cui visse sempre accanto alla moglie Dilma e al figlio Alberto 1 era attrezzata coerentemente con le sue esigenze lavorative e di famiglia, lasciandone una parte adibita a studio e laboratorio. Questo spazio era dedicato alla sperimentazione artistica dove creava le sue opere, progettava i suoi lavori, utilizzava materiali innovativi e sviluppava nuovi metodi educativi per bambini. Il laboratorio era essenziale poiché rappresentava il luogo fisico in cui teoria e pratica si incontravano. Munari rifuggiva dalle categorie rigide dell’arte e del design; per lui non esistevano confini netti tra le discipline: arte e pedagogia dovevano dialogare costantemente. Le “anticategorie pratiche” erano un modo per superare le convenzioni e lasciare spazio alla sperimentazione libera e interdisciplinare. Sosteneva che il processo progettuale dovesse seguire un metodo rigoroso, ma flessibile, fondato su basi ben definite come osservazioni e analisi del problema, ricerca delle soluzioni possibili, sperimentazione pratica, realizzazione del prototipo, produzione finale. Applicava questo metodo sia nella creazione di opere d’arte che nella progettazione di oggetti di design, dimostrando che il confine tra arte e produzione industriale poteva essere superato attraverso un processo creativo e condiviso.
Le macchine inutili
Bruno Munari costruì dal 1933 la serie delle sculture sospese, dal titolo “Macchine inutili” ispirandosi al Movimento Futurista e all’Arte astratta. Le opere non avevano una funzione pratica, ma erano create per esplorare il concetto di movimento, equilibrio e leggerezza, sfidando l’idea che ogni oggetto dovesse avere uno scopo utilitaristico. Le critiche mosse all’artista sulla funzionalità di ogni opera, lo obbligarono ad una necessaria revisione, anche se egli contestava l’idea che ogni creazione dovesse servire a qualcosa, dichiarando che l’arte potesse esistere per il puro piacere estetico e percettivo. Il gusto per l’esplorazione del movimento porta a un nuovo punto di vista: le sue macchine erano composte da elementi sospesi e mobili che reagivano al vento o ai lievi mutamenti, creando configurazioni sempre mutevoli. Si ispirò ai concetti di dinamismo e astrazione, voleva rendere l’arte un’esperienza giocosa e interattiva, capace di stimolare la creatività dello spettatore. In sintesi, anche se inutili nel senso pratico del termine, le macchine avevano diversi scopi: stimolare la percezione visiva (il movimento e i giochi di luce infatti cambiavano continuamente l’esperienza dell’osservatore) coinvolgere il pubblico (lo spettatore diveniva parte attiva dell’opera, osservando i cambiamenti dinamici dell’installazione) riflettere sul concetto di arte e funzione. 3 quanto molte opere erano effimere o sperimentali, tuttavia alcune delle più celebri includono LE MACCHINE INUTILI SOSPESE. Quelle realizzate negli anni ‘50-’60 sono esposte in diversi musei e gallerie e diventano parte integrante del dibattito sul design, influenzando notevolmente l’arte contemporanea. Le sue creazioni oggi sono considerate un esempio pionieristico di sperimentazione artistica, dimostrando che l’arte può esistere senza uno scopo pratico, semplicemente per provocare stupore e bellezza. Bruno Munari si spense nella sua città natale il 29 settembre 1998 lasciando un’immensa eredità culturale riconosciuta in ambito internazionale. 2
Bibliografia • Bruno Munari tutto (catalogo) – Dario Cimorelli editore • P. Pizzamano, A. Sigolo, M. Tchaprassian – Dizionario degli artisti nati o attivi in Polesine nel XIX e XX secolo – Apogeo editore • Si precisa che le foto che corredano l’articolo sono state scattate da Massimo Liboni alla mostra intitolata “Bruno Munari Tutto”, allestita dalla Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo nel 2024.
NOTE 1. Il figlio Alberto occupò presso l’Università di Ginevra, la cattedra di Psicologia Infantile, di cui precedentemente era titolare lo psicologo Jean Piaget. 2. Nell’anno scolastico 2009-2010 il Liceo Artistico di Castelmassa è stato intitolato a Bruno Munari, in • Grafica pubblicitaria occasione del 120° anniversario dalla sua fondazione. 3. Bruno Munari è considerato uno dei grandi maestri Conclusioni del ‘900. Le sue opere sono state battute da case d’asta Lo sperimentatore Munari voleva rominternazionali e sono conservate in prestigiose collezioni pere con la tradizione che vedeva l’arte come pubbliche e private internazionali (tra cui Centro Pomun oggetto statico e decorativo. Ci chiepidou di Parigi, il British Museum di Londra, il Moma di diamo quali siano le macchine più famose, New York, il Museo del ‘900 di Milano e tanti altri anma non esiste un catalogo ufficiale, in cora).
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Come citare questo articolo
Federica Panziera. “Bruno Munari (1907-1998)”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/bruno-munari-1907-1998/