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UN RICORDO

Il maestro Rodolfo Peretto (1916-2001)

Impegnato in vari ambiti, ha avuto un ruolo fondamentale nell’avviare la ricerca archeologica e molteplici iniziative collegate

di Franco Gemelli

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 99–102

Risulta sempre difficile esporre un percorso di vita quando si ha a che fare con una personalità eclettica e indomita come quella di Rodolfo Peretto (1916-2001). La sua è stata un’esistenza contrassegnata da interessi che vanno dall’apicoltura all’archeologia, dall’allevamento dei colombi all’impegno civile, dovendo affrontare inevitabilmente numerose avversità ma anche gratificazioni e meritati successi. Il padre Raffaele, falegname di Sant’Apollinare, aveva trovato una discreta fortuna nel milanese partecipando alla costruzione dei telai per l’azienda aeronautica Caproni che costruiva i velivoli destinati alla guerra in Libia (primo impiego dell’arma aerea in un conflitto armato). Al termine delle ostilità si trasferisce a Montagnana dove il 23 maggio 1916 nasce Rodolfo, che ben presto rimarrà orfano di entrambi i genitori. Infatti, dopo 5 mesi dalla sua nascita, il padre, arruolato fin dal 1915 per lo scoppio della prima guerra mondiale, muore a Gorizia. Nel 1923 muore anche la madre e, pertanto, Rodolfo viene affidato ai nonni materni che abitano a Pontecchio. Alla loro morte, all’età di dodici anni, come orfano di guerra viene affidato al Collegio Angelo Custode di Rovigo.

Gli studi

Il suo esordio in ambito scolastico non fu all’inizio per nulla promettente a causa di un profitto scarso e di un comportamento alquanto ribelle. Costretto a ripetere la 5^ elementare, viene incessantemente richiamato per la sua condotta indisciplinata. Ma ben presto il suo atteggiamento muta decisamente: grazie ad una intelligenza vivace e un carattere volenteroso, recuperando gli anni precedenti persi, ottiene il diploma magistrale all’età di diciotto anni. L’anno successivo, come privatista, consegue anche la maturità classica. Raggiunge questi risultati con particolare impegno nonostante le ristrettezze finanziarie lo obblighino a studiare anche di notte sui testi scolastici prestati dai compagni di scuola. In questo periodo già manifesta quella tenacia che avrebbe poi dimostrato nel resto della sua vita.

Negli anni del Collegio, Rodolfo viene seguito e aiutato da tre sacerdoti che hanno lasciato una traccia significativa nella vita culturale della nostra città: Raffaele Malaspina, noto per la sua cultura enciclopedica, Virgilio Mattioli, che dedicò la sua vita all’ampliamento dell’Angelo custode, e Nereo Lamberti che sarà professore al Liceo Scientifico di Rovigo. I due prelati Mattioli e Lamberti sono stati anche padrini dei figli Raffaele e Carlo, a testimonianza del forte rapporto di stima e amicizia. Nel 1935 Peretto si iscrive alla Facoltà di Lingue a Venezia, ma poi passa a quella di Lettere a Torino. Un imprevisto ostacolo si presenta però a conclusione degli studi universitari: nonostante avesse già completata la tesi (sulla battaglia di Polesella), gli viene precluso l’esame di laurea per dissapori con il relatore. È probabile anche che l’aver vinto (1° classificato) il Concorso Nazionale per l’Insegnamento alle elementari abbia attenuato l’esigenza di conseguire la laurea.

L’impegno civile

A seguito dello scoppio delle ostilità (giugno 1940) viene arruolato a Parma nel 33^ Reggimento Carristi nel quale opera con il grado di S.Tenente. L’8 settembre 1943 dopo l’annuncio dell’avvenuto armistizio con gli Anglo-americani, le Forze Armate italiane diventano preda degli ex-alleati tedeschi. In questa difficile congiuntura, dopo aver combattuto contro i tedeschi, avvisato che la sua Caserma è stata occupata, si dà alla macchia. Si arruola nella brigata “Giustizia e Libertà” sotto l’egida del Comitato di Liberazione Nazionale. Terminate le ostilità continua il suo impegno civico nel partito della Democrazia Cristiana. Da segnalare un suo generoso contributo assistenziale: nel 1951, in occasione della alluvione nel Polesine, viene chiamato a collaborare con il Commissario Giuseppe Brusasca per coordinare i soccorsi verso la popolazione stremata dalle inondazioni. C’è chi ancora lo ricorda ad organizzare aiuti e distribuzioni di viveri a Fenil del Turco. Ma il suo impegno nel sociale continua anche negli anni successivi ricoprendo la carica di presidente dell’Associazione famiglie caduti e dispersi di guerra, con particolare impegno nell’aiutare i più bisognosi dopo la perdita dei propri cari. Personalmente lo ricordo quando ricopriva la carica di membro nel Consiglio di Amministrazione del vecchio Ospedale. Mi capitò casualmente alla fine degli anni ‘70 di incontrarlo e, riconoscendomi quale suo ex allievo, mi spiegò le difficoltà burocratiche e a volte le frustrazioni che bisognava fronteggiare nel gestire la sanità pubblica.

La ricerca archeologica

Come maestro si dedica con passione all’insegnamento nelle scuole elementari dapprima a Sant’Apollinare poi a Rovigo, educando schiere di giovani alunni fino al pensionamento avvenuto nel 1971. Abita a Fenil del Turco dove la sua curiosità è stimolata dal rinvenimento di sepolture e insediamenti di età romana. I suoi interessi di tipo archeologico si incrociano ben presto con quelli di altri ricercatori: Gian Battista Siviero, Gian Franco Bellintani, Agostino Veronese e Amorino Gottardo. Insieme nel 1964 fondano il CPSSAE (Centro Polesano Studi Storici Archeologici Etnografici), un’associazione che diffonde l’interesse per la ricerca archeologica e dà vita a campagne di scavi che in brevissimo tempo sono coronate da rilevanti risultati. L’interesse di Rodolfo Peretto – coadiuvato dai figli Raffaele e Carlo – si indirizza ben presto su Frattesina, località situata nei pressi di Fratta Polesine. La ricerca porta alla luce reperti che dimostrano la presenza di un insediamento abitativo risalente all’età del bronzo e alla fase iniziale dell’età del ferro (XII-IX secolo a.C.). Accanto ai vari manufatti artigianali, furono individuate, in seguito, due necropoli. Tutti i reperti sono ora custoditi presso il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine. Nel corso degli anni successivi, Frattesina diventerà oggetto di interesse da parte della Soprintendenza dei beni archeologici del Veneto e di vari Istituti archeologici di Università italiane. Si è potuto così stabilire il ruolo che questa località aveva come tappa intermedia nella cosiddetta via dell’ambra: la preziosa resina fossile proveniente dai paesi baltici veniva qui lavorata e successivamente trasportata attraverso l’Adriatico in Grecia e nelle isole dell’Egeo. Esiste ormai una mole cospicua di studi che descrivono i rinvenimenti di questo sito archeologico la cui importanza è stata definitivamente proclamata nel Convegno “Frattesina 50 anni dopo. Il Delta del Po tra Europa e Mediterraneo nei secoli attorno al 1000 a.C.” tenutosi nel maggio del 2021. Altro grande merito dell’associazione fu quello di dar vita nel 1965 al periodico PADUSA, il bollettino del centro studi che permette fin dall’inizio di divulgare gli esiti delle ricerche archeologiche realizzate nell’area polesana. Il maestro Peretto fu il primo a riconoscere un’area di centuriazione nella campagna attigua a Villadose grazie all’esame di foto aeree. Queste osservazioni furono pubblicate su PADUSA e saranno seguite negli anni successivi da un filone di ricerca che perdura tutt’ora. Nel corso degli anni i reperti diventano sempre più numerosi e si decise nel 1971 di raccoglierli in uno stabile sito in viale Regina Margherita quale sede staccata dell’Accademia dei Concordi. Nel 1978 l’edificio che ospitava la mostra archeologica fu demolito e il Comune decise di trasferire l’esposizione museale nell’ex monastero degli Olivetani, che proprio in quel periodo cessava la sua attività assistenziale. Nello stesso anno, il maestro Peretto, in occasione dell’ottobre rodigino, organizza nel Salone del Grano una Mostra della civiltà contadina che riscuote un notevole interesse di pubblico. Anche in questo caso, per non disperdere il patrimonio culturale e storico della mostra, il materiale etnografico viene trasferito nell’ex monastero degli Olivetani per formare, insieme ai reperti archeologici, il Museo Civico delle Civiltà in Polesine. In questo contesto si ricorda che Raffaele, il primogenito di Rodolfo, ne assume la direzione dello stesso dal suo nascere fino al 2007. Nel 1998 il Comune di Rovigo delibera una nuova sistemazione del materiale esposto dando il via al Museo dei Grandi Fiumi. La direzione scientifica di Raffaele Peretto viene affiancata dalla professionalità e dall’ingegno di Gabbris Ferrari, allora Assessore alla Cultura del Comune di Rovigo, con il coinvolgimento qualificato di un giovane gruppo di lavoro. Al giorno d’oggi il museo è dotato di innumerevoli soluzioni innovative quali plastici, diorami, installazioni multimediali che permettono al visitatore di rivivere le tappe fondamentali dell’evoluzione della nostra civiltà. Il percorso espositivo è così diventato una meta quasi inevitabile per i visitatori e le scolaresche della nostra città. Il grande contributo che il maestro Peretto ha dato all’archeologia polesana può essere ben descritto dalle parole che Piero Pruneti (Direttore di Archeologia Viva) ha scritto nel 1996 in occasione del XIII Congresso dell’UISSP (Unione Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche) – vedi anche articolo pag. 138 Ventaglio n.13 luglio 1996 – tenutosi a Forlì: “… Sono seduto accanto al maestro Rodolfo Peretto… Lo tengo sottobraccio (lui mi tratta sempre come uno di casa e per me è come aver vicini insieme il padre e il vecchio insegnante). È il giorno nel quale il figlio Carlo, seduto in alto sul palco (n.d.r. in quanto segretario generale del congresso) lavora da anni, forse da una vita… Più avanti è seduto il fratello di Carlo, Raffaele, Direttore del Museo Civico di Rovigo volto affilato, un po’ bruciato dal sole come il padre, una vita di ricerca sul campo, nella terra del Polesine. Fra i tremila congressisti c’è questa famiglia dove da quasi mezzo secolo si vive per l’archeologia…”. Difficile non condividere questo autorevole giudizio a compendio di una passione per la ricerca archeologica che si è dipanata nell’arco di un’intera vita, disvelando gli albori della civiltà nella nostra terra. La dedizione e gli studi di Rodolfo Peretto sono stati fondamentali per lo sviluppo della ricerca archeologica in Polesine. Le sue ricerche, partite dalle incerte e pionieristiche osservazioni effettuate nei dintorni della propria abitazione, hanno portato alla luce fondamentali testimonianze che hanno contribuito alla creazione del Museo dei Grandi Fiumi, una istituzione della quale la nostra città può essere fiera per il grande interesse culturale e turistico che tuttora esercita.

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Come citare questo articolo

Franco Gemelli. “Il maestro Rodolfo Peretto (1916-2001)”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestro-rodolfo-peretto-1916-2001/

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