Pubblicità

NARRATIVA

Memorie d’Ambra

Racconto di Elisa Chiorboli

di Elisa Chiorboli

Ventaglio Novanta n. 67 2025 pp. 128–129

Nell’ora del crepuscolo c’è un luogo in cui la linea dell’orizzonte si snoda fluida nel color ambra di un avvolgente abbraccio tra cielo, terra e acqua, come un ritorno alle origini, quando gli dei governavano il creato. Le foglie dei pioppi si tingono di luce e disegnano sagome di donna, chine in un pianto infinito, raccolto nelle acque dell’Eridano. Il leggero fruscio delle foglie bisbiglia la storia dell’antico mito, una memoria che risale alla notte dei tempi. In queste acque cadde Fetonte, figlio di Apollo. Quasi fanciullo, sfidato da Epafo, volle dimostrare la sua discendenza divina. Per smentire qualsiasi dubbio, si recò alla reggia del padre su consiglio della madre Climene. A dimostrazione del grande affetto paterno, Apollo lo strinse tra le braccia e gli promise che gli avrebbe concesso qualsiasi cosa avesse chiesto. Fu così che cominciò a delinearsi un triste destino. Fetonte chiese di poter condurre per un giorno intero il carro del Sole. Invano Febo tentò di dissuaderlo, ormai la promessa era diventata giuramento e nulla poté fare per fermarlo. Il giovane bramoso ignorò le raccomandazioni e ben presto si trovò a governare il possente giogo di cavalli imponenti. In un istante raggiunse il cielo, ma i cavalli non riconobbero l’autorevole mano alle loro redini ed iniziarono una corsa pazza sconvolgendo l’ordine cosmico. Imbizzarriti, si avvicinarono troppo alla sfera celeste e furono causa di incendi e siccità. Bruciarono monti e selve. I fiumi si seccarono ed intere città furono devastate. Per evitare la distruzione della Terra, Zeus, padre degli dei, dio del cielo e del tuono, dovette intervenire. Non ebbe scelta e scagliò una potente saetta, che inevitabilmente colpì all’improvviso Fetonte. Il corpo esamine del giovane cadde nel fiume Eridano, nella terra ora conosciuta con il nome di Crespino, allora confine del mondo conosciuto. Immediatamente accorsero le Eliadi, sorelle di Fetonte, ed in un pianto disperato sparsero ovunque calde lacrime. Fu così che in quell’infinito straziante lamento le Eliadi furono trasformate in pioppi e le loro lacrime in ambra. Da allora al calar del giorno si rinnova questo mito, quasi dimenticato nell’era moderna. La luce scende e la palla infuocata sparisce dietro l’orizzonte, lasciando un chiarore che si rispecchia rifratto sull’acqua. Gli elementi si confondono, la terra prende vita nelle acque e rivive fluida nella lenta corrente del fiume. Come in un sogno, le carpe nuotano

Elisa Chiorboli è una fotografa amatoriale, appassionata dell’arte fotografica, utilizzata come strumento espressivo, talvolta documentaristico, conoscitivo o d’approfondimento. Iscritta alla Fiaf – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – da tempo collabora con il Fotoclub Visione Libera di Camposampiero. Si occupa anche di narrativa; alcuni racconti sono stati pubblicati in antologie edite da REM e da Historica Edizioni.

tra i rami degli alberi, che nel riflesso purpureo si muovono in una danza concentrica, distaccandosi dal verde degli argini. Una metamorfosi del creato che magicamente torna alle origini nell’incanto dell’anima del Grande Fiume.

Nella quiete del vespro, le fatiche del giorno cadono nel silenzio mentre scende l’ombra tinta del colore della resina fossile. I flutti si rincorrono giocosi e si avviano lenti a valle, accompagnati dal canto senza tempo delle acque. Così si odono parole indistinte di tristi fanciulle che pian piano in lievi sussurri si librano nell’aria trovando accorato rifugio tra le foglie dei pioppi dal contorno ambrato, come a ricordare l’antico mito. Invano ancor piangono le povere Eliadi, velate creature del bosco. Il triste destino si è compiuto e per sempre rimarrà il loro sconsolato lamento. Le tenebre sono alle porte. Irruenti, stendono la loro coltre oscura e lasciano spazio al mondo fatato delle terre anfibie. Uno sbatter d’ali sembra uscire dall’acqua. • La caduta di Fetonte, affresco cinquecenteIn uno slancio selvaggio svanisce nel nulla sco presente nel Castello di Arquà Polesine inghiottito nell’oscurità misteriosa, che si nega alla vista. Rimane lo strepitio nell’aria umida che fa fremere chi lo ascolta, in una difensiva immobile. Avvolto da candide piume, Cicno riversa il suo triste gemito sulla corrente del fiume, la sua voce si affievolisce e diventa una sorta di canto per l’amico perito. Il cuore palpita all’udire la vita segreta del bosco. Le gocce d’acqua sospese nell’etere son lacrime sciolte, avvinghiate allo straziante dolore di lamenti brumosi che salgono dalle viscere di questa terra da sempre umida. Pian piano svaniscono nell’aria, asciugate dai primi raggi mattutini che amorevolmente portano tiepida consolazione.

Memorie d’ambra è la rivisitazione di un antico mito, forse dimenticato nell’epoca moderna. La storia di Fetonte e della sua tragica morte sulle rive dell’Eridano rimandano al lontano passato quando la realtà veniva codificata attraverso elementi fantastici. I riferimenti all’ambra e al fiume Po collocano la narrazione in un luogo che per tradizione viene identificato con Crespino. In una dimensione temporale estesa, la memoria di un territorio diviene un recupero delle tracce di un vissuto antico, che diversamente andrebbe perduto. Inoltre, pone in continua relazione il presente ed il passato attivando un processo di ridefinizione di identità. Seguendo il corso del fiume, ancor oggi vi sono spazi in cui la natura predomina e ripropone scenari dal fascino autentico. In un tempo sospeso, ci si libera della modernità alienante e si torna in simbiosi con i ritmi essenziali degli elementi vitali.

Immagini dell’articolo

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Elisa Chiorboli. “Memorie d’Ambra”. Ventaglio Novanta, n. 67, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/memorie-dambra/

Pubblicità