Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

A Sabbioni di Lendinara

Sulla facciata della chiesetta, una targa in ferro battuto ricorda l’atto eroico di un pilota di aereo schiantatosi nella vicina campagna

di Samantha Martello

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 42–45

Sabbioni di Lendinara è una piccola borgata, situata nella parte più occidentale del Comune polesano, a sud dell’Adigetto che in tempi lontani con le sue tracimazioni ha depositato sabbie e limi che oggi rendono il territorio adatto all’orticoltura.

Non esiste un vero centro del minuscolo paese, che si estende lungo una via sostanzialmente rettilinea, ma un indubbio riferimento è rappresentato dalla chiesetta dedicata a San Gaetano che apre le sue porte soprattutto in occasione della giornata dedicata a ricordare il Santo protettore.

Sul lato destro del lindo tempietto spicca una targa in ferro battuto, apposta poco più di un anno fa, che ricorda il sacrificio di Fulvio Croci, pilota di aereo precipitato nella vicina campagna il 21 giugno 1976.

Autore dell’artistica insegna, il rodigino Luciano Pavanello, da sempre appassionato della lavorazione del ferro, che – a quarant’anni dall’accaduto – ha voluto ricordare il drammatico episodio e solennizzare la memoria dell’eroico pilota che, conscio dell’avaria del velivolo pilotato, decise di farlo cadere nella campagna lendinarese, immolando la propria vita per evitare di schiantarsi in zone abitate.

La posa della targa è avvenuta lo scorso anno, in occasione di una cerimonia ufficiale per i quarant’anni dall’accaduto, organizzata dal Comune di Lendinara e dal Nucleo lendinarese dell’associazione Arma Aeronautica, alla presenza delle autorità civili e militari, e dei familiari del pilota. Tra questi anche la moglie Marie, il figlio Fulvio che porta il nome del padre che non ha mai potuto conoscere, e della sorella del pilota Bianca.

Luciano Pavanello, autore della targa alla memoria, – all’epoca reporter fotografico per la testata giornalistica Il resto del Carlino – fu molto colpito dalla tragica vicenda che “visse in diretta”. Fu infatti uno dei testimoni oculari delle fasi antecedenti lo schianto e tra i primi ad arrivare sul luogo dell’incidente.

A distanza di poco più di quarant’anni dai quei tragici fatti, lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato, con fotografica memoria, gli avvenimenti vissuti in quella sera di giugno.

“Mi trovavo in piazza Garibaldi a Rovigo insieme all’amico Paolo Gioli (oggi artista di fama internazionale nell’ambito della fotografia) quando un aereo a bassa quota passò sopra la nostra testa, borbottando… chiaramente in avaria. Vidi l’aereo, in grave difficoltà, sparire oltre l’abitato visibile, in direzione ovest”. “Perplessi e preoccupati – racconta Pavanello – io e l’amico entrammo nello storico Caffè Borsa, dove ben presto si affacciò un giovane dicendo che un aereo era caduto nella campagna fra Lendinara e Trecenta”.

“Fu sufficiente uno scambio di sguardi. Io e Paolo partimmo a bordo della mia 1100, dove non mancava mai la fedele macchina fotografica. A pilotarci nella zona di caduta dell’aereo, furono le luci delle fotoelettriche dei Vigili dei fuoco, già sul posto con le autorità militari”.

Luciano Pavanello ricorda che, arrivato sul luogo dell’incidente, venne allontanato dalla zona transennata ma non si arrese. “Lasciata l’auto ai bordi del campo, io e Paolo ci infilammo “gatton gattoni” tra i filari di mais, seguendo le luci delle fotoelettriche”.

La scena a cui Pavanello si trovò davanti è ancora oggi ben scolpita nella sua mente. “C’era una grande buca, dove dal fondo lentamente l’acqua invadeva una ruota e lì una specie di tavola, che credo potesse essere un pezzo di ala. Tutt’attorno pezzi metallici mescolati a terreno bordavano la buca”..

Cercò, quindi, di immortalare con la sua macchina fotografica quel momento. La luce era poca in quel punto di campagna, e Pavanello chiese ad un vigile del fuoco di indirizzare il fascio luminoso della fotoelettrica che pilotava verso la profondità del cratere. Dopo di che…”Rientrato a Rovigo, nella camera oscura per la fotografia, sviluppai quei pochi scatti di negativo e già il mattino seguente le stampe erano sul tavolo del capo redattore locale di Il resto del Carlino”.

Nel tragico incidente di 41 anni fa perse la vita il pilota 26enne Tenente dell’Aeronautica militare Fulvio Croci, originario della provincia di Varese, a bordo di uno Starfighter F104G, alzatosi dalla base dell’Aeronautica militare di Villafranca per un’esercitazione notturna che purtroppo ebbe il tragico epilogo. Una conclusione che poteva essere molto più drammatica se il pilota, in un gesto di estremo coraggio, non fosse riuscito a portare fuori dal raggio degli abitati l’aereo in avaria, sacrificando però la propria vita.

Purtroppo le foto scattate in quel tragico frangente dall’ex reporter rodigino sono oggi introvabili, ma l’autore non ha più cancellato dalla sua mente quanto accaduto quella sera di giugno di 41 anni fa e il destino – in un gioco di incroci che solo lui sa fare – ha riportato in qualche modo la vita di Pavanello ad intrecciarsi nuovamente con quel fatto.

“Un giorno – ci racconta – un mio ex alunno (Pavanello è stato anche insegnante per molti anni a Rovigo presso la scuola di Avviamento industriale con annessa scuola tecnica di II grado poi divenuta I.P.S.I.A., ndr) mi venne a salutare e mi riferì di aver prestato servizio proprio nella base da dove decollavano gli aerei F104. Non persi l’occasione e iniziai la ricerca dei dati che mi permisero di realizzare una targa commemorativa di quell’evento”.

Sfruttando la sua passione e la maestria nel forgiare il ferro (altra particolarità del personaggio) Luciano Pavanello ha dunque realizzato la targa artistica, che ricorda il gesto eroico del Tenente Croci, posizionata sulla facciata della chiesetta di San Gaetano a Sabbioni.

La targa, arricchita da un Crocifisso, riporta il nome del pilota Tenente Fulvio Croci, caduto con un F104 a Sabbioni di Lendinara il 21 giugno 1976. Recentemente Pavanello l’ha voluta arricchire ulteriormente, realizzando e ponendo sul manufatto tre rose in ferro coi colori del Tricolore.

Al Tenente Croci è stato anche cointestato il Nucleo locale dell’associazione Arma Aeronautica, e il suo nome, dallo scorso anno impresso nella targa alla memoria, resta a testimoniare un atto sicuramente eroico, compiuto per preservare la collettività lendinarese da un epilogo disastroso.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Samantha Martello. “A Sabbioni di Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-sabbioni-di-lendinara/

Pubblicità