Girovagando in una bella giornata della scorsa primavera per i paesi del- l’Alto Polesine (una zona che da diversi anni non visitavamo) siamo arrivati a Salara: una bella piazza con giardino, contornata dal palazzo municipale, dalla chiesa dedicata a San Valentino e da alcuni esercizi commerciali; poi l’edificio scolastico.
Appena oltrepassata la scuola siamo stati attratti da una indicazione turistica posta all’inizio di via Sabbioni sud: Oratorio di San Francesco.
Incuriositi, abbiamo accolto l’invito e abbiamo seguito la freccia. Qualche centinaio di metri di strada, affiancata da belle villette di recente costruzione, poi, deviando sulla destra, ecco una bella chiesetta appena restaurata, addossata al lato est di una grande corte padronale. Un verde prato antistante, alcuni rosai e ciotole di fiori, due alberi di ulivi a incorniciare la porta aperta che invita il passante ad entrare.
Non potevamo che accogliere la proposta, curiosi di poter visitare questa struttura rinnovata, immersa nel verde e nella pace della campagna polesana.
La facciata del piccolo edificio sacro, tinteggiata di un tenue colore rosato, mette in risalto l’armonia delle linee con il contorno in bugnato della porta, bianco come le due lesene laterali, sormontate da un cornicione e da un frontone triangolare dello stesso colore, sopra cui si ergono tre robusti pinnacoli. Ai lati del tempietto, un alto e scenografico muro di cinta con grandi pilastri, terminanti a cipolla, per racchiudere la corte padronale.
Addossata al muro retrostante alla chiesetta, e in comunicazione con essa, sporge la sacrestia con l’antica casa del sacerdote: un edificio tutto bianco, anch’esso restaurato, sormontato da un bel campanile a vela, ingentilito da una graziosa loggia che dà all’insieme un tocco di raffinatezza.
Accediamo all’oratorio dopo aver chiesto il permesso ad una giovane che, con un bimbo piccolo in braccio, dal cortile del grande complesso edilizio ci stava osservando (veniamo a sapere poi essere la figlia degli attuali proprietari; si chiama Clara Finardi).
Di fronte alla porta fa bella mostra di sé l’unico altare, in legno scolpito e dipinto, che, con le due porte laterali di accesso alla sacrestia, occupa l’intera parete.
Colpisce subito il visitatore il bellissimo paliotto in scagliola a monocromo bianco su fondo nero che orna la parte anteriore della mensa (vedasi scheda). Al centro della parte superiore è posta una pala seicentesca che rappresenta San Francesco d’Assisi inginocchiato in preghiera davanti alla croce; in secondo piano è raffigurato un altro frate seduto su di un masso, forse San Bonaventura.
Incorniciano la tela quattro colonne scanalate con capitello composito; sorreggono un bel frontone dentellato sovrastato da un timpano curvilineo spezzato, sul quale poggiano due angioletti.
Nell’apertura dell’arco del timpano è posto un quadretto della Madonna, racchiuso in una cornice a stucco. Ai lati dell’altare, al di sopra delle due porte in bugnato, spiccano altri due quadri, incorniciati come quello centrale della Vergine, con il quale fanno pendant, le immagini di San Rocco e di Sant’Antonio da Padova.
Per raccontare la storia di questo interessante oratorio, dedicato a San Francesco d’Assisi, facciamo riferimento alle due iscrizioni, opportunamente poste all’interno del tempietto dagli attuali proprietari dopo il restauro e l’apertura al pubblico.
L’edificio sacro viene fatto costruire nel 1660 dal canonico della Cattedrale di Ferrara, Giacomo Maria Avanzi, proprietario di vastissimi possedimenti in questa località chiamata “Avanzo” dal nome di famiglia.
La cappella raccoglie i resti mortali del fondatore e quelli di un erede, Francesco Antonio Sarti Avanzi, morto nel 1775, come si evince anche dalle due lapidi sepolcrali poste sul pavimento.
L’iscrizione dice inoltre che esisteva un legato che prevedeva la celebrazione quotidiana della Messa, impegno rispettato dal 1696 al 1830. Vengono ricordate anche le visite pastorali che si susseguono negli anni successivi, effettuate dai vari arcivescovi di Ferrara; la prima di esse il 12 giugno 1674, fatta dal card. Carlo Cerri. In ogni occasione viene rilevato che tutto è trovato in ordine per le cure dei diversi cappellani, ma nella visita del 1844 la chiesetta viene trovata in uno stato pietoso per l’incuria dei nuovi proprietari per cui il vescovo di Adria, Bernardo Squarcina, fa sospendere le funzioni.
L’oratorio resta chiuso fino al 1866, anno in cui fu acquistato dai fratelli Pietro, Gaetano, Carlo e Giuseppe Finardi, i quali provvedono al restauro e alla riapertura al pubblico.
Recentemente anche gli attuali proprietari, eredi dei suddetti Finardi, hanno provveduto ad un nuovo ripristino dell’intero complesso edilizio, riaprendo al pubblico la chiesetta e il fabbricato attiguo comprendente la sacrestia e la vecchia abitazione del sacerdote. Hanno destinato inoltre una parte della grande corte padronale per un nuovo B&B da proporre ad eventuali turisti, adattando a tale scopo la parte di fabbricato adiacente ai suddetti edifici riservati al culto.
Particolari festeggiamenti vengono effettuati nel rinnovato oratorio ogni anno il 4 ottobre, giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, con la celebrazione di una Messa che richiama grande partecipazione e devozione degli abitanti della zona.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “San Francesco di Salara”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-francesco-di-salara/