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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Adria e il mito risorgimentale

Una serie di iniziative per far luce su un passato da non dimenticare

di Michela Marangoni

Ventaglio Novanta n. 15 1997 pp. 168–169

Tra il 15 ed il 28 febbraio 1997, presso la Sala Cordella della Biblioteca Comunale di Adria, si è tenuta la mostra documentaria Adria e il mito risorgimentale, organizzata dall’Amministrazione cittadina (Assessorato alla cultura) in collaborazione con l’Associazione Culturale Minelliana.

Il materiale esposto era costituito da monete, xilografie, sigilli, avvisi, opuscoli, fotografie, banconote ed altro ancora, proveniente dall’Archivio Comunale di Adria, dall’Accademia dei Concordi di Rovigo e da collezioni private (Alessandro Ceccotto, Anna Maria Zen, Giosuè Paggioro).

Tra i pezzi di maggior interesse vanno citati alcuni documenti epistolari, tra cui una lettera di Giuseppe Garibaldi a Bernardo Ortore che partecipò alla campagna del 1866, due lettere di Menotti Garibaldi – figlio del generale – e una di Giuseppe Mazzini. Di rilievo anche alcuni opuscoli di Domenico Sampieri, nato nel 1828, morto nel 1896, attivo sia nelle campagne militari del 1848 e del 1866, sia nella spedizione dei Mille del 1860, ed altri documenti relativi al governo provvisorio di Venezia proclamato nel marzo del 1848.

Dopo l'inaugurazione della mostra con gli interventi di Elios Andreini e Mario Cavriani relativi a "Gli Adriesi Garibaldini" (15 febbraio) e la presentazione curata da Maria Teresa Pasqualini Canato dei volumi Memorie Garibaldine di Remigio Piva e Il monumento a Garibaldi / Rovigo 1882-1896, pubblicati per i tipi della Minelliana (20 febbraio), l'iniziativa culturale ha trovato una interessante e coinvolgente conclusione nella conversazione di Annita Garibaldi Jallet su "Unità e federalismo in Italia dal Risorgimento ad oggi" (27 febbraio).

La Jallet, pronipote di Giuseppe Garibaldi e figlia di Sante Garibaldi morto in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale, ha insegnato Diritto Costituzionale all'Università di Bordeaux, ha presieduto il Movimento Federalista Europeo tra il 1965 ed il 1970 in Francia ed oggi svolge – tra le altre attività – il ruolo di Presidente dell'Associazione Nazionale Garibaldini.

Durante la conversazione, la relatrice ha illustrato i concetti di unità nazionale e federalismo ricordando alcune grandi personalità italiane e straniere distintesi per l'attività politica e di pensiero a partire dagli anni della formazione della Confederazione degli Stati Uniti (1778-1888) fino all'impegno italiano in Europa di questi ultimi tempi, toccando gli anni della Rivoluzione francese, dell'avventura napoleonica in Italia, dei moti mazziniani, delle guerre d'indipendenza, dell'unità della penisola, dell'affermazione del fascismo.

Dopo aver sottolineato la natura emozionale del nostro attuale rapporto con il tema del federalismo, la Jallet ha recuperato la perfetta simbiosi dei concetti di unità e federalismo in Giuseppe Mazzini che, nel 1834, proprio per evitare la degenerazione della nazionalità in nazionalismo, aveva fondato a Berna la Giovine Europa; ha poi ricordato Pierre Joseph Proudhon che si occupò della questione dell'unità italiana con un articolo intitolato appunto Garibaldi e l'unità italiana, Mario Albertini federalista europeo, Luigi Einaudi, federalista negli anni '30 in piena era fascista, quando non era possibile parlare apertamente e liberamente di decentramento e autonomia locale, e Altiero Spinelli, autore del manifesto di Ventotene del 1941.

Passando a considerare la situazione odierna la relatrice ha sottolineato come la carta costituzionale italiana recepisca pienamente quelle istanze federaliste che però hanno trovato una difficoltosa, lenta e non ancora totalmente riuscita realizzazione. Occorre applicare il principio della sussidiarietà e stabilire con precisione quali poteri affidare agli Enti locali; snellire quindi le competenze del governo centrale per fare in modo che lo Stato nazionale funzioni, possa decidere prontamente sulle questioni che hanno rilevanza generale e possa trovare presto in Europa un posto di riguardo.

A tal proposito, la Jallet ha ricordato che l'Italia, pur essendo stata tra i sei paesi fondatori del Mercato Comune Europeo negli anni '50, ha fatto molto poco negli ultimi tempi per incrementare quelle attività che ci qualificano all'estero, ed ha anzi perso parecchio prestigio nel settore dell'immagine culturale in genere e della diffusione della conoscenza della nostra lingua in particolare.

Dagli incontri di Adria sul Risorgimento proviene dunque il monito di un rinnovato impegno per rilanciare la cultura e l'immagine del nostro Paese.

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Come citare questo articolo

Michela Marangoni. “Adria e il mito risorgimentale”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/adria-e-il-mito-risorgimentale/

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