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STORIA - TRADIZIONI

Ai Caduti di Solesino

Il monumento è stato realizzato seguendo i canoni dello stile neoclassico, facendosi portavoce dei valori del Ventennio

di Sara Trevisan

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 64–65

Non esiste città o quartiere, paese o frazione che non possieda un suo monumento dedicato ai Caduti perché non vi è regione, provincia o comune della nostra Penisola che, durante il Primo Conflitto Mondiale (1915-1918), non abbia avuto dei caduti propri di cui tramandare il ricordo.

E Solesino non fa eccezione. Nello spazio delimitato da piazza Diaz e via XXVIII Aprile spicca, lasciandosi alle spalle la chiesa, il Monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale di Solesino.

Risale al 19 Febbraio del 1928 la posa della prima pietra e all’11 novembre dello stesso anno l’inaugurazione dell’opera realizzata affinché rimanesse viva la memoria dei caduti del Primo conflitto mondiale di quella Patria per cui avevano combattuto.

La recinzione, creata con delle bombarde disinnescate, racchiude la superficie superiore (stilobate) di una piattaforma sopraelevata rispetto al terreno circostante. Per mezzo di pochi gradini (crepidoma) si giunge ad un altro spazio da cui si eleva la struttura del tempietto stretto e lungo caratterizzato da due colonne (distilo). Appoggiati ai gradini, vi sono massi in trachite che sorreggono le lapidi in pietra d’Istria su cui in nero sono incisi i nomi dei caduti.

Il monumento è stato realizzato seguendo uno stile neoclassico secondo il gusto dell’epoca: è composto infatti da una base rettangolare da cui s’innalzano due colonne di ordine ionico sormontate da una trabeazione, anch’essa in pietra d’Istria, che contribuisce alla bellezza del monumento.

“Solesino/ ai suoi/ gloriosi caduti”: è la significativa iscrizione commemorativa incisa nel lato anteriore dell’ara che riassume tutto il cordoglio e al tempo stesso la riconoscenza verso chi, partito da Solesino, non è più tornato.

Volgendo lo sguardo alle lapidi si possono leggere i nomi dei caduti suddivisi in caduti per ferite, per malattie e per combattimento; tra essi vi sono anche i dispersi. Nell’elenco dei caduti compaiono per lo più soldati semplici, ma non mancano caporalmaggiori, sergenti ed anche un carabiniere.

Alla base del tempietto è inciso, curiosamente, un bassorilievo raffigurante un’iconografia tipicamente fascista: un fascio littorio sopravvissuto all’epoca iconoclasta postfascista che mirava a distruggere tutto ciò che ricordava la dittatura di Mussolini. È possibile scorgere dei supporti che con grande probabilità sorreggevano dei fasci littori di notevoli dimensioni.

In cima alla struttura monumentale è posta una lanterna in bronzo, il cui fuoco arde eternamente in memoria del sacrificio dei numerosi caduti di questo paese.

Su tutto l’insieme monumentale spicca la figura del soldato. Realizzato dalle fonderie Bragadin¹, si mostra con l’elmo in testa e a torso nudo dai muscoli ben scolpiti, proteso energicamente in avanti mentre brandisce con la mano destra il gladio e sorregge con l’altra la statua della Vittoria. Gli stampi sono stati creati da mani anonime ma profondamente conoscitrici dell’ideologia dell’epoca.

La simbologia

L’ideologia che ha caratterizzato il Ventennio fascista faceva perno su alcuni valori fondamentali quali la forza, il coraggio, la competitività, il sentimento di patriottismo e di orgogliosa appartenenza ad uno Stato forte e unito sotto la guida del Duce. Secondo l’ideologia fascista, ad esempio, era necessario crescere una sana e vigorosa generazione di futuri combattenti; per questo motivo le attività ginniche e sportive erano ritenute di grande importanza sempre allo scopo di fortificare i giovani.

I monumenti di per sé sono dei simboli costituiti a loro volta da elementi simbolici, alcuni dei quali tratti dall’antichità romana di cui il fascismo intendeva rievocare la grandezza; a tal proposito significativo risulta nel bassorilievo del monumento di Solesino il fascio littorio: nell’antica Roma consisteva in un fascio di bastoni di legno (simboleggianti il potere di punire) legati con nastri rossi (simbolo di sovranità) e con al centro un’ascia (simbolo del potere di vita e di morte); era portato dai littori, soldati scelti che avevano il compito di proteggere dapprima il re e in seguito i magistrati più alti.

Vi sono altri simboli nel monumento che richiamano l’Antica Roma: sulla fibbia della cintura del soldato compare la Lupa che, secondo la leggenda, allattò Romolo e Remo.

L’immagine del soldato permette di ricavare informazioni sull’abbigliamento indossato durante i combattimenti, ma fornisce altrettante informazioni circa alcuni aspetti ideologici dell’epoca. Dalla cintola in su si mostra impettito, a torso nudo e proteso in avanti nel mezzo di un’azione, quella di brandire il gladio contro il nemico: questo soldato simboleggia il vigore fisico, la forza, l’audacia e il coraggio tipici dell’uomo fascista.

Il fante simboleggia la figura di un uomo nuovo che emerge in particolare da alcune opere di Gabriele D’Annunzio². Tra il 1893 e il 1900 D’Annunzio elabora la versione italiana di uno dei miti centrali del Decadentismo³ europeo, quello del superuomo per il quale egli s’ispira al pensiero del filosofo Nietzsche⁴ svuotandolo tuttavia del suo contenuto primo e accentuandone solo le norme di comportamento e di morale.

Il superuomo dannunziano è colui che, mettendo cura nei dettagli insoliti, raffinati e lontani dal gusto comune e quotidiano, trasforma la sua vita in un’opera d’arte e, attraverso l’esercizio della sua forza, conduce un’esistenza inimitabile.

Attraverso il monumento di Solesino è stata celebrata una sorta di “uguaglianza” di fronte alla morte in battaglia indipendentemente dal grado militare di quanti avevano sacrificato la vita per la Patria. Il gesto eroico di un soldato semplice viene equiparato al valore di un alto ufficiale, ponendo quindi su uno stesso piano, attraverso l'iscrizione e l'esposizione collettiva dei loro nomi, persone che in vita erano state invece separate da differenze sociali, economiche ed intellettuali.

1. Fonderie Bragadin: esistono attualmente con il nome di “Fonderia Artistica Stefan”, operativa a Treviso dal 1969 anche se in realtà raccoglie una tradizione ultrasecolare, iniziata a Venezia già nel 1750 con la Fonderia Munaretti, poi tramandata, sempre in laguna, alla Fonderia Bragadin, quindi alla Fonderia Bianchi, per arrivare ai giorni nostri.

2. Autore di poesie e opere in prosa della Letteratura italiana (Pescara 1863-Gardone 1938) fu protagonista dell’impresa di Fiume del ’19 come protesta della “vittoria mutilata”.

3. Decadentismo: ricco e complesso movimento artistico-letterario nato intorno alla rivista francese “Le Décadent” verso il 1880 e affermatosi rapidamente nel resto dell’Europa. Per i decadenti solo l’artista può giungere all’essenza profonda delle cose superando i limiti del reale grazie ad intuito, istinto e fantasia.

4. Friedrich Wilhelm Nietzsche (Rocken 1844-Weimar 1900): il Superuomo vince in sé tutte le repressioni morali e sociali; è colui che tenta di superare le angustie esistenziali, le contraddizioni e lacerazioni in cui è costretto da tutta una tradizione di pensiero idealistico e cristiano. La vita dev’essere vissuta come se fosse immune dalla minaccia della morte. E il Superuomo vince la morte, affidandosi alle inesauribili facoltà creative della sua poesia.

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Come citare questo articolo

Sara Trevisan. “Ai Caduti di Solesino”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/ai-caduti-di-solesino/

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