L’ex Ospedale Umberto Maddalena, che sorge nel quartiere Commenda Ovest di Rovigo, è un importante complesso architettonico, del quale negli ultimi tempi si sono più volte interessate le cronache cittadine: spesso per segnalare l’abbandono dell’immobile con conseguenti occupazioni abusive, ma recentemente anche – e questo è un interessante motivo di speranza – per annunciare una concreta prospettiva di recupero, grazie ad una rilevante iniziativa attivata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Si tratta del “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, finalizzato alla realizzazione di interventi urgenti per la rigenerazione delle aree urbane degradate attraverso la promozione di progetti di miglioramento della qualità del decoro urbano, di manutenzione, riuso e rifunzionalizzazione delle aree pubbliche e delle strutture edilizie esistenti”.
L’iter per raggiungere l’obiettivo di recupero e riqualificazione è stato avviato. Ottenuto il positivo parere della Soprintendenza per i beni architettonici di Verona, è stata inoltrata da parte del Comune di Rovigo, in accordo con l’attuale proprietà dell’ex Ospedale Umberto Maddalena, l’istanza per concorrere all’assegnazione dei contributi economici relativi al bando per le periferie urbane degradate. Ben 18 milioni di euro a fine 2016 potrebbero arrivare dal Governo per la rigenerazione del quartiere Commenda ovest, una parte dei quali utilizzati per la riqualificazione dell’ex nosocomio.
Se il progetto – specialmente per la parte relativa all’ex Sanatorio, per il quale servono dai dieci agli undici milioni di euro – sarà finanziato, il Comune diventerà proprietario del complesso, che sarà destinato ad uso pubblico per ospitare alcuni uffici comunali; in esso troverà probabilmente sede anche la Polizia locale.
Ma le risorse economiche attese vanno oltre il recupero dell’importante immobile del Maddalena e del suo parco, prevedendo anche la realizzazione di una serie di interventi pubblici da effettuare in tutto il quartiere, tra cui il rifacimento di alcune strade e la sistemazione di Casa Serena.
Nel momento in cui scriviamo queste note (settembre 2016) non sappiamo se l’importante piano di recupero e riqualificazione urbana potrà divenire realtà, dato che la scelta dei progetti e l’assegnazione dei contributi sono attesi per fine anno). Ovviamente tutti i rodigini si augurano che le speranze non siano deluse.
Intanto cerchiamo di fare conoscenza con la storia dell’ex complesso ospedaliero, che vide la luce negli anni ’30 del secolo scorso.
L’edificio e il luogo
Un disegno tecnico eliografico datato 18/05/1935¹ riproduce la planimetria dell’edificio costruito all’interno di una grande proprietà nell’area dell’attuale quartiere Commenda Ovest; si tratta di un’area con un’estensione complessiva di circa 40.000 mq. delimitata a sud da via Garofolo, ad ovest da viale Europa, a nord da Piazza Europa e via Alfieri, ad est dagli impianti sportivi Coni.
L’edificio è costituito da tre volumi disposti secondo due assi principali, due direttrici, una in direzione nord–sud e l’altra in direzione est–ovest, l’una perpendicolare all’altra. In direzione est-ovest, si innalza, su quattro piani, il corpo principale di rappresentanza rivolto verso una grande piazza quadrata antistante, pianificata nel P.R.G. degli anni ’30, ma mai realizzata. Il secondo volume di collegamento si sviluppa lungo la direttrice nord – sud; infine, il terzo corpo, parallelo al primo, è immerso nel grande parco retrostante.
E’ significativo il fatto che l’Ospedale, specializzato per un certo tipo di cura (elioterapia), dovesse sorgere in un ambiente il più possibile naturale, extra – urbano, defilato rispetto alla città. Paradossalmente, invece, il Sanatorio con il suo grande parco assunse il ruolo di volano di espansione urbana del quartiere, cosicché i corpi di fabbrica e il parco vengono letteralmente inglobati nello sviluppo della città.
Con la saturazione di tutti i lotti circostanti, la vicenda urbana di questa parte di città si conclude negli anni ’60 con l’unico esito di aver sviluppato e prodotto un quartiere popolare caratterizzato da edilizia di basso profilo.
Un quartiere “popolare” densamente abitato che ha raggiunto il suo massimo sviluppo tra gli anni ’50 e gli anni ’60, oggi degradato, sul quale varie Amministrazioni Comunali hanno proposto significativi interventi di riqualificazione mai realizzati ed oggi più che mai attesi.
Appare evidente come l’ex Ospedale, immerso nel suo lussureggiante parco, costituisca un forte segnale urbano in questa area cittadina, oltre che esempio di architettura dal respiro locale fondata sul linguaggio architettonico razionale e funzionalista.
Le fasi di costruzione
Il Sanatorio di Rovigo è un’opera pubblica voluta dall’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale (I.N.F.P.S.) e come tale – come molta architettura pubblica dello stesso periodo – capace di comunicare anche nell’espressione architettonica la volontà del regime.
In un’immagine storica risalente al novembre 1937² viene ripreso l’edificio da nord con la facciata principale: esso è circondato dal grande parco e all’altezza dei ballatoi delle terrazze del terzo piano è evidente una larga fascia – marcapiano contenente la scritta: “Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale” (Fig. 1).
I grandi volumi parallelepipedi sono semplicemente accostati, le facciate si richiamano come in un gioco di specchi a due a due, le ampie finestre di ciascuna facciata sono sempre in linea e rigidamente simmetriche rispetto ad un ideale asse centrale.
L’apparato decorativo è sobrio: cornici stondate in pietra fasciano le finestre, marcapiani orizzontali sporgenti e profonde stilature nell’intonaco disegnano la superficie delle facciate.
Da contraltare a questa sobrietà del linguaggio decorativo priva di elementi non funzionali, il basamento lungo tutto il perimetro dell’edificio: esso è costituito da grandi lastre rettangolari di trachite euganea bocciardate, graffiate, levigate; in particolare nel volume direzionale, sono inseriti blocchi a piano di cava (Fig. 2), che emergono a movimentare l’ordine greve del basamento: una lavorazione caratteristica che sottolinea un senso decorativo inedito e moderno.
Il muro di recinzione, costruito con elementi di laterizio intonacati, e i due piccoli volumi d’ingresso, con affaccio su Piazza Europa, sono stati realizzati successivamente rispetto al complesso architettonico principale.
In una lettera, datata 17 aprile 1937³, il Commissario Prefettizio responsabile dell’intervento assicura il Prefetto di Rovigo che sono già state impartite al Direttore dei Lavori ing. Antonio Pavarin le indicazioni utili al completamento dei lavori di sistemazione della strada e del piazzale di accesso all’Ospedale, nonché quelle relative al completamento della conduttura dell’acquedotto e l’allacciamento alla linea elettrica.
I lavori erano iniziati nel gennaio 1932 sotto la direzione dell’ingegnere rodigino Antonio Pavarin su progetto dello stesso⁴: il cantiere proseguì per 6 anni con un costo complessivo di sei milioni di lire.
Nel settembre 1937 il Direttore Generale dell’Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale con sede a Roma (I.N.F.P.S.) sollecita l’ordinanza di apertura del Sanatorio al Prefetto di Rovigo⁵. E il 19 novembre 1937 viene data autorizzazione dalla Questura di Rovigo all’apertura del Sanatorio.
Così l’Ospedale Sanatoriale, opera strategica e di fondamentale importanza per combattere definitivamente la tubercolosi nel Polesine, viene inaugurato il 1 febbraio 1938.
Nel dopoguerra
Nel dopoguerra la struttura dovette adattarsi alle contingenti esigenze medico-sanitarie, come altre strutture ospedaliere del territorio, accogliendo degenti anche non tubercolotici.
Il 9 luglio 1973 si registrò la fusione tra i due enti ospedalieri: l’Ospedale Civile Provinciale Santa Maria della Misericordia e l’Ospedale Sanatoriale Provinciale Umberto Maddalena
Negli anni ’70 il grande parco venne diviso in due diversi ambiti, la parte sud di proprietà dell’INPS mentre la maggior parte restante è acquisita dall’amministrazione dell’Ospedale Civile successivamente divenuta Azienda Sanitaria ULSS a seguito dell’istituzione del servizio sanitario nazionale.
Non è stato possibile stabilire l’originaria consistenza vegetativa del parco, ma si può affermare che di quelle alberature non è rimasto molto; sul lato nord verso Piazza Europa sono presenti alcune grandi aiuole con una serie di alberature ad alto fusto considerate le più vecchie.
Dalla fine degli anni ‘70 inizia un lento e progressivo degrado fisico e funzionale che gradualmente porta alla chiusura e al trasferimento di tutti i servizi medici e di degenza nel nuovo Ospedale Provinciale Santa Maria della Misericordia attivo dal 1982.
Tipologia e funzione
Il progetto originario dell’edificio prevede la presenza di uffici della Direzione e dell’Economato, una farmacia interna, l’abitazione dei medici e delle suore; nel piano terra la lavanderia, il guardaroba ed i magazzini del materiale di scorta; ai piani superiori i reparti dei malati. Nel corpo centrale, la cucina, il refettorio, la chiesa e il cinema teatro.
Le camere realizzate sono spaziose – da due a sei posti letto – nel rispetto degli standards impartiti dal Regio Decreto 24 maggio 1925 n.1102 allora vigente per la tipologia sanitaria in oggetto.
Ampie rotonde interne di distribuzione dei percorsi interrompono i lunghi collegamenti orizzontali ai vari piani, mentre i collegamenti verticali sono costituiti da grandi scale in marmo bianco dal notevole sbalzo (fig. 3)
Tutto l’edificio è caratterizzato da grandi finestre con serramenti lignei o metallici smaltati per garantire la massima illuminazione e ventilazione naturali.
Le stanze da sei posti letto sono fornite di vetrate anteriori scorrevoli, che permettono un’apertura larga quasi quanto l’intera larghezza della parete esterna della camera da letto.
La tipologia architettonica, finalizzata alle cure elioterapiche, ha indotto a sviluppare soprattutto le facciate rivolte a sud: ariose balconate dotate di sistemi meccanici di schermatura solare. Quasi tutta la copertura è percorribile per il passeggio e praticabile per la cura elioterapica.
Da sanatorio ad ospedale civile
Nel 1938 il Complesso Sanatoriale ha una capacità complessiva di 265 posti letto: 120 per uomini, 120 per donne e 25 per bambini. Tuttavia sin dal 1936 – a causa della carenza di posti letto nell’Ospedale Civile di Rovigo⁶ – sono avviate trattative con l’I.N.F.P.S. da parte del Comune di Rovigo per acquistare il Sanatorio e la proprietà: la compravendita salta⁷.
Il 9 luglio 1973, la Giunta Regionale decreta (D.G.R. n. 260) la fusione dell’Ospedale Generale Provinciale S. Maria della Misericordia con l’Ospedale Sanatoriale Provinciale Specializzato Umberto Maddalena.
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Come citare questo articolo
Davide Zagato. “L’ex Ospedale U. Maddalena”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/lex-ospedale-u-maddalena/