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STORIA - TRADIZIONI

Lo Zuccherificio di Cavanella Po

Costruito nel 1905 sulla sponda sinistra del Po di Venezia, è stato attivo per 70 anni

di Alessandro Lazzari

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 72–75

Malgrado l'euforia saccarifera di inizio secolo si consumi negli anni compresi tra il 1898 e il 1902, la nascita dello stabilimento di Cavanella Po, datata 1905, rappresenta una tappa evolutiva di quell'esuberanza produttiva che caratterizza lo sviluppo di questo settore nel nostro paese fino dagli albori.

L’elemento di continuità che collega la nascita di questa fabbrica allo sviluppo di questo comparto industriale è riconducibile alla figura dell’Avv. Paolo Francesco Bozano – un imprenditore genovese, le cui fortune provengono dal ramo molitorio – che già sul finire dell'800 costituisce, con l'aiuto di capitale straniero, nella fattispecie belga, la società “Zucchereria Nazionale” proprietaria dell’erigendo zuccherificio di Cremona.

Gli ottimi risultati maturati dallo stabilimento cremonese convincono successivamente l'imprenditore genovese a sviluppare le proprie attività lungo queste coordinate, acquistando già nel 1902 lo zuccherificio di Ficarolo dalla Società “La Bellini e Nuvolari” e costituendo nel 1904 l'insegna “Adria”, società per la fabbricazione dello zucchero e dell'alcool dalle barbabietole, che già dall’anno successivo mette in esercizio lo stabilimento di Cavanella Po.

Pertanto la società “Adria”, con sede in Genova, direzione amministrativa a Ferrara e un capitale sociale di L.3.000.000, già dal 1906 può rendicontare i ricavi dello stabilimento di Cavanella composto da una distilleria (attrezzata con forno Porion per l'utilizzo dei residui della distillazione e produzione dei salini potassici), da una raffineria (con una capacità di 300 Q.li giornalieri di raffinato prodotto con macchinario Märky, Bromovski & Schulz), un essiccatoio Büttner per le polpe e uno zuccherificio (con potenzialità giornaliera di 12.000 Q.li di bietole lavorate) i cui scarti della produzione zuccherina costituiscono la materia prima per la produzione di alcool.

Il Primato e i passaggi di proprietà

Considerato per quei tempi come lo stabilimento più grande e potente esistente in Italia, lo zuccherificio di Cavanella Po si avvale delle migliori apparecchiature dell'ingegneria belga e boema, potendo contare su un posizionamento strategico lungo i principali canali di comunicazione poiché il perimetro della fabbrica si sviluppa lungo la sponda sinistra del Po di Venezia e risulta collegata al Canal Bianco da un naviglio.

Nel 1907, in seguito alla crisi finanziaria della principale banca che aveva finanziato la proprietà della fabbrica adriese (la Società Bancaria Italiana), lo stabilimento di Cavanella entra nell'orbita di due delle maggiori società saccarifere del paese: l'Eridania e la Ligure Lombarda. Con il controllo della Holding della famiglia Bozano, la Zucchereria Nazionale (che comprende anche la società “Adria”), le due insegne genovesi si assicurano infatti la gestione dello stabilimento di Cavanella, il quale rimarrà saldamente nelle mani dell'Eridania fino all'inizio degli anni settanta, data della sua chiusura.

Il reale passaggio azionario peraltro si perfeziona tramite la società ferrarese Zuccherificio Gulinelli (in cui hanno grosse partecipazioni azionarie sia l'Eridania che la Ligure Lombarda), che assorbe la società “Zucchereria Nazionale”.

Nel 1911 infatti, nel consiglio d'amministrazione della Zucchereria Nazionale troviamo il Comm. Bruzzone futuro presidente della Società Ligure Lombarda (dal 1923) ma che dal 1914 risulta essere presidente della società Zuccherificio Gulinelli e il Cavaliere Francesco Menada, Direttore Generale della società Eridania dai tempi della fondazione (1899).

La presidenza della Zucchereria Nazionale è affidata invece al Comm. Armando Raggio che insieme al Cavaliere Mazzotti Biancinelli siedono nel Consiglio di amministrazione della società Zuccherificio Gulinelli.

Di questi primi anni d'attività si ricorda comunque un giovanissimo Ilario Montesi (che diventerà ben presto uno dei più importanti imprenditori saccariferi del nostro paese) che già dal 1907, inquadrato come chimico, viene assunto alle dipendenze della società e un poco più che ventenne Leone Levi Bianchini, che dopo il passaggio nello zuccherificio di Cavanella e successivamente come direttore nella raffineria di Cavarzere, continuerà la sua carriera di chimico fino alla direzione degli Stabilimenti della Società Nazionale Chimica di Bussi.

Nel frattempo, nel 1908, la direzione tecnica della fabbrica è affidata al Cav. Ing. Giacchero Antonio, uno dei primissimi tecnici italiani dotato di quelle competenze e conoscenze tecniche che la nostra industria, in quel momento, poteva trovare solo all'estero. Un debito di riconoscenza che peraltro quasi tutte le fabbriche costruite a inizio secolo pagano all'industria tedesca o boema, dove per ragioni pedo-climatiche ed economiche questo settore industriale si era già sviluppato a cavallo della prima metà dell'800 (nel 1860, nell'impero Austro-Ungarico, funzionavano 125 fabbriche di cui 59 nella sola Boemia).

Di questa provenienza risultano peraltro non solo i macchinari per mettere in esercizio la fabbrica ma anche la manodopera tecnica per gestirne lo start up, una maestranza qualificata che non sempre torna al paese di origine.

Queste dinamiche sociali, trovano un riscontro oggettivo per esempio, non solo nella presenza di antroponimi boemi nelle anagrafi dei paesi in cui è costruita la fabbrica, ma anche nel mansionario che determina il ruolo e le funzioni dei lavoratori dello stesso stabilimento.

Un esempio a questo riguardo è il ruolo del Capo Fabbrica, termine probabilmente di derivazione francese (chef de fabrication), chiamato inizialmente Assistente o Aggiunto nelle fabbriche dove la regia tecnica è rispettivamente tedesca o boema.

Tornando alle vicende dello zuccherificio adriese, all'Ing. Giacchero trasferito alla fabbrica di Ostiglia già dal 1910, segue la direzione tecnica dell'Ing. Morando che da lì a poco lascerà la conduzione dello stabilimento all'Ing. Gustavo Wanlin, il direttore che traghetterà la fabbrica adriese durante il primo conflitto bellico.

Alla vigilia delle ostilità, la fabbrica adriese, la cui direzione agricola è affidata invece all' Ing. Chiarotto, lavora giornalmente 16.000 Q.li di bietole per una produzione annua di zucchero di 120.000 Q.li. (nel 1911 la produzione annua era stata di Q.li 75.000).

Sempre di questo periodo è la costruzione della ferrovia, in località Colafonda, che si aggiunge allo scalo esistente di Loreo (sulla Linea Rovigo-Chioggia) e che permette di consuntivare ulteriormente il posizionamento strategico della fabbrica.

Le fortune del paese di Cavanella si consumano intorno alle vicende dello stabilimento, la cui presenza non solo consente lo sviluppo delle infrastrutture territoriali ma contribuisce al benessere della comunità.

Nel 1910, un addetto allo scarico meccanico dello Zuccherificio di Savigliano o di Spinetta Marengo, percepisce un salario medio di L.2,50; la stessa mansione negli zuccherifici di Pontelongo e Cavanella è remunerata con L.8.

Gli anni ‘20 e ‘30

A metà degli anni '20, sotto la guida del Dott. Volpino (in precedenza direttore dello zuccherificio di Massalombarda sempre della Società Gulinelli), la fabbrica è in grado di lavorare giornalmente 15.000 Q.li di bietole per una produzione annua di zucchero di 100.000 Q.li., un dato che sembrerebbe dimostrare una certa difficoltà a raggiungere i target di produttività prebellici.

Sempre secondo questa statistica lo zuccherificio di Cavanella rappresenta, come capacità di lavorazione bietole, la seconda fabbrica tra gli stabilimenti riconducibili al gruppo Eridania (seconda solo allo stabilimento di Mezzano con i suoi 17.000 Q.li giornalieri) e la prima fabbrica come bietole lavorate, primato quest'ultimo mantenuto fino all'inizio degli anni '30 quando gli importanti mutamenti societari (ovvero il passaggio alla nuova insegna “Eridania” Zuccherifici Nazionali nata dalla fusione di Eridania e Ligure Lombarda), coinvolgono anche la fabbrica adriese.

Dal 1932 infatti la fabbrica di Mezzano scalzerà quella di Cavanella da questo primato, confermando il ruolo strategico dello stabilimento ravennate rispetto alle nuove coordinate produttive che l'insegna genovese recepisce all'indomani della fusione.

Da metà degli anni '30 le nuove istanze del regime si polarizzano sull'aumento della coltura a barbabietola per la produzione di alcool dalle melasse, da utilizzare, miscelato con la benzina, come carburante. Una politica che se da un lato permette di finanziare lo sforzo bellico dall'altro obbliga le insegne saccarifere a ridisegnare il ciclo produttivo delle proprie fabbriche e la geografia di alcuni stabilimenti.

Nel 1940, pertanto, in una campagna saccarifera che inizia il 7 Agosto e termina il 30 settembre, la fabbrica adriese lavora a zucchero 873.786 Q.li di bietole e per la produzione di alcool ne lavora 180.500 Q.li, produzione quest'ultima che per lo zuccherificio di Cavanella continuerà fino al 1942.

Tempo di guerra

Nel 1944, solo sette dei ventidue stabilimenti dell'Eridania sono in condizioni di effettuare la campagna, malgrado le rassicurazioni non mantenute del Comando Economico Tedesco su imminenti forniture di carbone, pietra calcare, lubrificanti e mezzi di trasporto, le cui limitate disponibilità rendono oltremodo difficoltosa se non impossibile la lavorazione in molti stabilimenti, in alcuni casi anche oggetto di bombardamenti e quindi costretti ad interrompere l'attività.

A causa di queste difficoltà la campagna inizia a stagione inoltrata (il 17 ottobre per Cavanella) e, per alcune fabbriche, si prolunga anche a cavallo dell'anno successivo (Pontelongo chiude la campagna il 30 gennaio 1945, Cavanella il 28 novembre 1944).

L'8 Aprile 1945, durante le celebrazioni della seconda domenica di Pasqua (domenica in albis), verso le ore 17, trentadue bombardieri “Marauders” della Desert Air Force bombardano lo stabilimento adriese.

Lo zuccherificio di Cavanella, seriamente danneggiato nelle macchine e nei fabbricati non riesce ad effettuare la campagna del 1945.

La fabbrica ritorna purtroppo alle cronache poche settimane dopo per l'uccisione verso la periferia di Adria, da parte di truppe tedesche in ritirata, del geom. Giovanni Rolando dipendente dello stabilimento adriese, caduto insieme a due compagni (un cippo lungo la strada che porta ad Adria ne commemora la scomparsa e una via, Viale Tre Martiri, ne ricorda la barbara esecuzione).

Un altalenante dopoguerra

Uscita gravemente danneggiata dal secondo conflitto bellico, la fabbrica di via Pisacane nel breve volgere di pochi anni torna a regime, potendo contare già dal 1949 su una lavorazione giornaliera di 20.000 Q.li di bietole con conseguente produzione di 2.000 q.li di raffinato.

Negli anni successivi la fabbrica di Cavanella, al contrario di altri stabilimenti del gruppo, non subisce ammodernamenti particolari se non quelli dettati dalla normale obsolescenza dei macchinari.

Nel 1961 la fabbrica di Cavanella lavora con una capacità di 22.000 Q.li (a fronte dei 17.100 Q.li del 1933).

Da questo immobilismo, che sembra anticipare le cassandre della chiusura, già dal settembre 1961 prendono corpo le voci di una potenziale dismissione dello stabilimento adriese, una serrata che potrebbe coinvolgere anche le fabbriche di Rovigo e Badia Polesine; da Roma il governo glissa con le tutt'altro che rassicuranti conferme degli industriali che annunciano la continuità di lavorazione anche per queste fabbriche.

Verso la chiusura

Le nuove coordinate produttive imposte dall' OCM zucchero del ‘67 (in vigore dal 1°Luglio 1968), convincono peraltro la proprietà e il management, ora in mano rispettivamente ad Attilio Monti e al Prof. Giuseppe De Andrè (padre del famoso cantautore) che sarebbe più economico costruire uno zuccherificio ex novo che ammodernare quello di Cavanella.

La costruzione di un nuovo stabilimento, più moderno, a pochi chilometri di distanza, è più precisamente a Porto Viro nel 1973 (ultimo stabilimento costruito da parte dell'insegna genovese e chiuso nel 2006), rappresenterà idealmente quel passaggio di testimone che da lì a breve porterà la società Eridania a chiudere la fabbrica di Cavanella Po.

All’indomani della chiusura, l’intera area su cui insisteva lo stabilimento è stata acquistata da un privato, per costruire degli appartamenti e strutture residenziali con la speranza di un rilancio in chiave turistica che tuttora appare lontano dal concretizzarsi.

Ancora oggi, visitando la piccola frazione di Cavanella, sono visibili le tracce dell'avito presidio industriale, che, come una meridiana, riflettono sul territorio circostante, la malinconica ora del crepuscolo.

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Come citare questo articolo

Alessandro Lazzari. “Lo Zuccherificio di Cavanella Po”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/lo-zuccherificio-di-cavanella-po/

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