E’ una storia particolare, e per certi aspetti intrigante, quella che mi accingo a narrare, che fa perno su due personaggi in misura molto diversa legati a Taglio di Po: il primo Alfredo Bonelli, riposa nel camposanto tagliolese dal 1999; il secondo, Giacomo Scotti, abitante a Fiume, l’ho conosciuto nel corso degli incontri di gemellaggio tra Taglio di Po e Omisalj. Quest’ultimo mi ha fornito notizie inedite su Bonelli, a cui farò riferimento nel corso di questo scritto.
Aspetto comune dei due personaggi, una lunga militanza nel Partito Comunista.
La motivazione per rispolverare i miei ricordi è scaturita in seguito alla recente morte di Favorita Marafante, moglie di Alfredo Bonelli, che ha voluto ricongiungersi nel cimitero cittadino di Taglio di Po col marito, qui sepolto dopo la morte avvenuta nel 1999.
Cerchiamo dunque di fare conoscenza col primo dei due personaggi, ovvero Alfredo Bonelli, alias Gino Conti, alias Stanko. Personaggio non da poco, al quale lo scrittore Giampaolo Pansa ha dedicato alcune pagine del suo libro Prigionieri del silenzio.
Alfredo Bonelli, nato a Montù Beccaria (Pavia) il 23 maggio 1910, fino al trasferimento della sua famiglia a Roma nel 1928, vive a Milano. Nel 1927, appena diciassettenne, si iscrive al Pci, nel 1929 viene arrestato per propaganda comunista e processato dal Tribunale speciale. Assolto per insufficienza di prove, viene nuovamente arrestato nel 1932.
Nel 1934 torna a Milano, dopo la laurea in Scienze economiche e commerciali conseguita nella capitale e dopo il servizio militare. Ben presto riprende i contatti con il Pci e l’attività clandestina, cosicchè nel 1935 viene nuovamente arrestato e mandato al confino prima alle Isole Tremiti, poi a Ventotene nel 1936, dove conosce tra gli altri Sandro Pertini, Ugo La Malfa e Altiero Spinelli, futuro padre dell’Europa Unita.
Con l’indebolirsi del regime fascista, nel corso della seconda guerra mondiale, si aprono nuove prospettive, e Bonelli riesce a lasciare Ventotene per unirsi ai partigiani, partecipando alla lotta di liberazione prima a Frosinone e poi a Milano. E’ poi impegnato nell’apparato del Pci tra Roma e Milano sino al 1948, allorchè sceglie di stabilirsi assieme alla prima moglie, Jvanka Prc di nazionalità slovena, a Fiume, in Croazia, dove promuove un’organizzazione cominformista che si oppone al regime di Tito.
Arrestato dalla polizia jugoslava nel 1949, nel 1950 viene espulso in Italia. Nel 1959, accusato di modernismo e obbligato alle dimissioni, abbandona il Pci. Si stabilisce a Milano e, dopo alcuni anni, nel 1961, conosce Favorita Marafante, allora 38enne, che qui si era trasferita da Taglio di Po e lavorava come cassiera della Motta.
Nel 1965 lavora a Varese come contabile prima presso la filiale italiana di un’azienda tedesca, poi di nuovo a Milano. Dal 1968 e fino al pensionamento, avvenuto il 1 giugno 1970, ricopre un posto di responsabilità presso l’Istituto di formazione manageriale Iseo.
Nel 1972, ottenuto il divorzio dalla prima moglie, sposa Favorita, e nella sua casa di Via Foppa 41, pur provato da una gravissima malattia, si dedica allo studio e alla ricerca storica per la casa editrice Feltrinelli. Scrive le sue due voluminose autobiografie “Gino Conti rivoluzionario di professione” e “Memorie di un futuribile”.
Muore l’otto febbraio 1999 a Milano, ma chiede di essere seppellito nel cimitero di Taglio di Po. “In questa cittadina del delta padano Bonelli amava tornare spesso – dice il nipote Mario Marafante – perchè qui trovava la tranquillità che invece mancava nella grande e rumorosa città lombarda”.
Da quel lontano 1999 di anni ne sono passati parecchi. Io personalmente di Bonelli ricordavo – per averlo letto nel suo manoscritto Memorie di un futuribile – la lunga militanza nel Pci, l’attività di rivoluzionario, i trascorsi di ultimo tesoriere del Pci, ma nulla sapevo dell’avventura a Fiume, del carcere nelle prigioni dell’Ubda e di tante altre vicende che lo videro protagonista.
La fatalità mi ha portato ad approfondire la conoscenza di questa parentesi della sua travagliata esistenza grazie ad un altro personaggio di grande interesse, ovvero Giacomo Scotti, poeta, giornalista, saggista e scrittore, che vive a Fiume.
Parliamo ora dunque di Giacomo Scotti, sottolineando come egli sia tuttora il più noto autore in lingua italiana nei territori della ex Iugoslavia. Proprio a Fiume egli era venuto a contatto con Bonelli nel periodo in cui costui colà si era trasferito ed accasato, assumendo – come si è detto – un ruolo politico di oppositore al Partito Comunista di Tito.
Di Giacomo Scotti, scrittore, saggista, napoletano di nascita e fiumano di adozione, avevo appreso il nome – molto noto tra la Comunità Italiana di Fiume – in occasione dei festeggiamenti del 22esimo anniversario del gemellaggio tra i Comuni di Taglio di Po e Omisalj, in Croazia. Ci ha avvicinato anche la costatazione delle nostre comuni origini campane: lui di Saviano (Napoli), io di Cava dei Tirreni (Salerno), nonchè la passione per il giornalismo e la ricerca storica.
Sono andata a incontrarlo a Fiume (è qui che Scotti vive stabilmente dal 1947), all’Hotel Bonavia, il principale albergo della città vecchia, in una piovosa giornata di novembre.
Come un torrente in piena, con una memoria davvero portentosa in un uomo di 88 anni, Giacomo – come familiarmente ha voluto che lo chiamassi – mi ha raccontato dei suoi trascorsi di fervente antifascista comunista, dell’impegno politico e della lunga militanza nel movimento pacifista europeo, del legame con il suo paese natìo e infine delle tante opere da lui scritte in italiano e in croato e tradotte in una dozzina di lingue, compresa quella montenegrina del libro del 2013 “Montenegro amaro”. Un’opera, questa, presentata dalla Comunità montenegrina a Palazzo Municipale di Fiume proprio in occasione del nostro incontro.
La scoperta sensazionale per me è avvenuta quando, immersa nella lettura di alcune pagine del suo libro Il gulag in mezzo al mare – nuove rivelazioni su Goli Otok (il gulag titino a largo della Dalmazia settentrionale, dove venivano internati i “nemici del socialismo jugoslavo”), ho trovato il nome e la storia particolareggiata di una persona, su cui da tempo si era appuntata la mia attenzione e ne avevo fatto oggetto di alcuni articoli: si trattava proprio di quell’Alfredo Bonelli, che riposa nel cimitero di Taglio di Po.
Scotti lo aveva conosciuto di persona a Fiume, dove Bonelli, “alto esponente del Pci”, era giunto già nel novembre 1948 e nel dicembre dello stesso anno aveva promosso un’organizzazione cominformista contro Tito, poi scoperta e smantellata dagli agenti dell’Udba.
Bonelli, assieme ad altri che vi avevano aderito, fu arrestato il 27 gennaio 1950 e tradotto nelle carceri di Fiume, dove rimase per sei mesi, e nel luglio dello stesso anno fu espulso dalla Jugoslavia.
A distanza di tempo, Scotti lo aveva rivisto, sempre a Fiume, in quanto Bonelli aveva mantenuto i contatti con la ex moglie Ivanka e i genitori di lei finchè non si erano da qui trasferiti.
E’ stato questo lo spunto per riportare alla memoria tante pagine di storia che raccontano di Bonelli, ma che per anni sono state sepolte dall’oblìo o rimaste sconosciute ai più e ora, riportate alla luce, sono destinate a ravvivare la memoria.
Per quanto riguarda Giacomo Scotti, conto di incontrarlo ancora la prossima estate e di trovare nuove motivazioni per irrobustire i rapporti tra quel territorio sull’altra sponda dell’Adriatico, dove egli vive, e il nostro Delta.
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Come citare questo articolo
Anna Volpe. “Alfredo Bonelli e Giacomo Scotti”. Ventaglio Novanta, n. 55, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/alfredo-bonelli-e-giacomo-scotti/