Grande soddisfazione nel mondo della cultura rodigina per l’acquisto e l’esposizione del piatto istoriato, fine opera rinascimentale di Xanto Avelli.
Ma come si è giunti a scovare quest’opera sul mercato? Quali garanzie sono state offerte sulla sua autenticità? Quando è nata l’idea di portare in città una così importante testimonianza dell’artista, il quale orgogliosamente firmò molte delle sue realizzazioni col nome di “Xanto da Rovigo”?
Per saperne di più ci incontriamo con Andrea Pirani, presidente dell’Associazione Xanto Avelli, che ha avuto un ruolo sicuramente importante in tutta l’operazione.
– Cominciamo dall’inizio: quando è nata l’associazione e quali gli scopi prefissati?
“L’Associazione Xanto Avelli appare nel panorama dell’associazionismo culturale nel dicembre del 2006 non solo per tenere desta l’attenzione sull’importante artista del Rinascimento, ma anche con uno scopo più ampio: promuovere la nascita del Distretto Culturale Polesano.
L’Associazione riconosce infatti nel distretto culturale, la struttura organizzativa e gestionale dello sviluppo del territorio”.
– Quali nel corso degli anni le principali iniziative legate alla figura di Xanto Avelli, artista fino a poco fa sconosciuto alla grande maggioranza dei polesani?
“Oltre all’importante convegno internazionale degli anni settanta a cura del CPS-SAE e alla pubblicazione con grave ritardo degli atti, ben poco fu fatto per ricordare l’artista “rovigese”, come egli amava definirsi, più conosciuto nel mondo che in Polesine”.
– Come si è originata nel 2007 la sua partecipazione alla mostra londinese dedicata a Xanto Avelli?
“Fu la Dott.ssa Simonetta Bonomi che, nell’aderire all’idea di questa nuova associazione, mi mise a conoscenza della programmata 1a mostra internazionale dedicata a Xanto. Certo, la cosa mi apparve subito molto importante, ma non avrei mai immaginato che da li a poco mi sarebbe giunto l’invito ufficiale da parte dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra di rappresentare la città natale di Xanto all’inaugurazione della mostra londinese. Come ciò sia avvenuto, per me rappresenta ancora oggi un mistero”.
– Qual è il risalto che ha nel mondo l’artista rodigino?
“Il fatto che le sue opere siano gelosamente custodite nei più importanti musei del mondo la dice lunga circa il rilievo, sia sotto il profilo artistico che storico-letterario, attribuito dalla comunità internazionale a Francesco Xanto Avelli da Rovigo”.
– La pubblicazione del catalogo con la traduzione in lingua italiana ha agevolato in Italia la conoscenza dell’artista?
“Quando alla The Wallace Collection mi proposero di fare l’edizione italiana del libro-catalogo dedicato alla mostra di Londra, non ebbi esitazioni ad attivarmi, conscio di riflessi positivi che l’operazione avrebbe assunto, non tanto nel contesto nazionale, dove Xanto aveva da tempo la sua collocazione di rilievo, quanto a livello locale. Infatti era proprio a Rovigo che si sentiva la necessità di riscoprire, attraverso il valore di un proprio figlio, l’orgoglio di appartenenza a questo territorio. E fortunatamente non sono mancati gli appoggi finanziari all’iniziativa che, come è noto, ha avuto il sostegno della Fondazione della Banca del Monte, del Comune e della Provincia di Rovigo, gli stessi attori che con Fondazione della Cultura e l’Associazione che rappresento hanno poi portato a termine l’operazione dell’acquisto del piatto istoriato”.
– Quali sono le quotazioni dei lavori di Xanto?
“Non mi risulta ci siano Opere di Xanto sul mercato, i musei che le conservano se le tengono ben strette e così dicasi anche per i privati. Quelle esistenti possono arrivare anche a 500.000 euro in relazione a dimensioni, periodo e stato di conservazione, a testimonianza dell’enorme prestigio e valore riconosciuti ai lavori dell’artista rodigino.
– Quando si è verificata concretamente la possibilità dell’acquisto del piatto giunto a Rovigo? E quali garanzie si sono ottenute sull’autenticità dell’opera?
“Anche qui una serie di fortunate coincidenze. Forse! Fatto sta che muovendomi, analogamente con quanto fatto da Urbino, alla ricerca di riscontri della presenza della famiglia di Xanto nella Rovigo del 500, mi sono imbattuto in fatti e circostanze che hanno favorito la conoscenza di personaggi che, per varie ragioni e con diverse motivazioni, hanno costituito il contesto che poi si è rivelato decisivo per la lieta conclusione della vicenda. Ne cito alcuni, come Padre Negroni da Urbino, determinante nell’indirizzare la mia ricerca verso la famiglia Santini, come John Mallet e Timothy Wilson, i più importanti esperti oggi esistenti, che non hanno esitato a ricostruire la storia del piatto certificandone autorevolmente l’autenticità, ed infine la casa antiquaria Altomani di Pesaro che con grande intelligenza e passione ha saputo gestire l’intera vicenda”.
Quali ricadute potrà avere per Rovigo la disponibilità di quest’opera?
“Mi verrebbe da dire, dipende da cosa vorremo fare da grandi, noi, associazionismo culturale, istituzioni, ecc. In realtà ciò che mi auguro è che la presenza dell’opera di Xanto, sia un primo ma significativo passo verso una precisa consapevolezza della necessità di uscire definitivamente dalla logica delle visioni settoriali del fare cultura, verso quindi un approccio sistemico, coordinato e partecipato, come del resto già avviene all’interno di un distretto. Per far questo credo sia indispensabile che ciascuno, secondo le proprie responsabilità, ripensando a un nuovo modello di politica culturale, possa anche credere possibile un nuovo modello di sviluppo locale per un territorio con una precisa vocazione come il nostro, con il conseguente effetto che un intelligente utilizzo del patrimonio culturale potrà avere sul nostro futuro e di quello delle generazioni che verranno”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Alla ricerca di Xanto”. Ventaglio Novanta, n. 39, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-ricerca-di-xanto/