Nel 1928 la stampa italiana diede la notizia che a Rovigo era stato bandito il concorso per soli titoli di studio per il posto di Direttore artistico dell'Istituto musicale Francesco Venezze. Armando Mercuri vi partecipò e lo vinse. L'avvocato Urbano Ubertone, allora sindaco di Rovigo glielo comunicò e così ebbe inizio la sua attività di insegnante di armonia, contrappunto, pianoforte complementare, storia e filosofia della musica.
Il musicista Armando Mercuri, perugino di nascita (29/2/1884) era figlio di Agostino Mercuri anch'egli musicista, compositore e direttore d'orchestra del secondo Ottocento, ricordato il 25 ottobre scorso presso il Teatro Zuccari del Comune di Sant'Angelo in Vado (Pesaro), sua città natale.
Armando Mercuri, respirò dunque un clima favorevole all'arte della musica fin dai primi mesi di vita. Era nato a Perugia, quasi sulle rovine della Rocca Paolina nel cuore della città e precisamente nel Palazzo Turreno da cui ha inizio il quattrocentesco corso Vannucci, una delle più belle strade d'Italia, ove ha sede il Palazzo dei Priori con all'interno la grande sala della Galleria Nazionale. Ma la sua vita non fu facile.
Aveva solo otto anni quanto morì il padre e Armando fu messo nel Collegio Sant'Anna ove rimase fino al 1899. A venticinque anni si trasferì a Bologna a spese della madre, Willelma Lancetti, donna autoritaria e benestante, per proseguire gli studi musicali al Conservatorio, avendo come maestri il concertista e compositore Marco Enrico Bossi per la composizione e Luigi Torchi, illustre morfologo, per l'armonia e il contrappunto. Si diplomò nel 1909 in alta composizione col massimo dei voti, presentando come saggio d'esame il Poema lirico "Nido deserto", lavoro che destò l'ammirazione dei suoi maestri.
Ma "Nemo est propheta in patria" e per Armando Mercuri non vi fu accoglienza nei teatri perugini.
Il "Morlacchi" e il "Pavone" i suoi lavori più belli, non furono mai messi in scena nella città natale; solo la sua "Messa in Re minore" fu eseguita nella Chiesa di San Lorenzo, il Duomo di Perugia, il 29 giugno 1919. Il suo grande talento artistico fu però riconosciuto nei circoli intellettuali del tempo. Furono apprezzati i suoi studi severi, attraverso le sue partiture, contenenti sofisticate armonie ed eccellenti contrappunti.
Il Teatro del Corso di Bologna (che più non esiste perché distrutto da un bombardamento aereo durante l'ultima guerra), mise in scena il 12/2/1913, la sua opera "Provenza", commedia lirica, che fu ripetuta più volte perché giudicata molto bella, soprattutto il secondo atto e il meraviglioso intermezzo dell'atto terzo.
Vittorio Podrecca, che aveva fondato a Roma nel 1912 il Teatro dei Piccoli, gli chiese alcune scene liriche per accompagnare le sue famose marionette. Mercuri scrisse allora "Il cuore di Colombina", piccolo ma autentico capolavoro, con quattro personaggi (Colombina, Pierrot, Arlecchino e Cavalier Tenebroso) instrumentato per piccola orchestra. Vittorio Podrecca, su questa favola di Colombina inserì il suo raffinato gusto: allestì uno spettacolo a Roma il 1° giugno 1923 nella Sala Verdi del palazzo Odescalchi. La scena lirica "Il cuore di Colombina" ebbe un grandioso successo, fu riprodotta per diciotto recite consecutive.
Dopo l'incarico ottenuto a Rovigo il maestro rimase fedele alla sua già ricordata attività di compositore e scrisse tanta musica lirica, sinfonica, da camera. Sono pagine piene di personale invenzione melodica, sapienti per elaborazione e cesellature armonico-contrappuntistiche, sempre eleganti, ma specialmente interessanti in quanto Mercuri ha anticipato esperienze d'avanguardia musicale, senza condividere il sovreccitato vitalismo dell'apparato sonoro di Stravinskij o le ricerche di laboratorio di Stockhausen.
Durante il suo soggiorno rodigino Armando Mercuri scrisse "Il laghetto dei cigni", bozzetto per pianoforte, Edizione Forlivesi-Firenze, "La notte di Natale", intermezzo eseguito in prima assoluta a Copenaghen dall'orchestra radiofonica della Radio Italiana, concerti, trascrizioni per violoncello e pianoforte, “L’amante perduta”, poema elegiaco per canto, pianoforte, violino e violoncello, “La vergine madre” per coro a quattro archi ed organo, per il centenario dantesco. Le liriche per canto e pianoforte, “Voix de mes reves”, “Profumo di rosa”, “Io la cullavo”, “La Porziuncola”, “Folgorio di stelle”, “Il principe gentile”, fiaba musicale in tre atti, libretto di Maria Tibaldi Chiesa, Milano, Teatro Arcimbaldi (1939), Radio Venezia (1947).
Ma il nome di Armando Mercuri rimane soprattutto legato all’opera “La Rupe”. Nel 1936 Armando Romano, redattore letterario del giornale “Il Progresso ItaloAmericano” di New York, lo invitò a musicare il suo dramma pastorale “La Rupe”, raccomandandogli di fare presto “perché i tempi erano brutti”. Mercuri mandò a Romano il canto e pianoforte della “Rupe” e l’opera, eseguita in forma di concerto al Teatro Hopera-House di San Francisco di California, fu riconosciuta un autentico capolavoro. Lavorando anche di notte, il Maestro riuscì a finire l’orchestrazione dell’opera nel 1941, ma ormai era troppo tardi.
Scoppiò la guerra. Mercuri spedì la musica che però non arrivò a destinazione. Nel 1945 il Teatro sociale di Rovigo, mise in scena l’opera “Provenza”, dopodiché la signorina Maria Piccolo, allieva del Maestro, con bella voce di soprano cantò il seguente brano, tratto dalla fine dell’opera “La Rupe”:
“Là dove l’orizzonte si congiunge col mare
ecco una luce brilla e un coro di campane
ampio, festoso squilla.
Ecco, si squarcia un velo e il paradiso appare.
Chi siate, sante divine Voi venite
messaggere di Nuove speranze.
Avete incoronato il Vostro crin dorato
Di ghirlande di rose
Di gigli e d’asfodele
E andate vaporose con passi
Lenti e lieti pei sentieri dei cieli”.
All’attivo di Armando Mercuri vi sono anche scritti di cultura e di critica musicale e numerose conferenze sulla musica alla Regia Università per stranieri di Perugia e altri istituti culturali. Fu direttore della rivista musicale “L’amico dei musicisti” e collaboratore di diversi altri giornali e periodici musicali. Si occupò anche di scambi musicali con l’estero facendo eseguire a Copenaghen importante musica da camera italiana. Svolse attività concertistica come esecutore e come direttore.
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Come citare questo articolo
Laura Caserta. “Armando Mercuri (1884-1948)”. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/armando-mercuri-1884-1948/