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ARTEOGGI

Artisti per Matteotti

Una mostra molto apprezzata, allestita nei locali del Mulino Al Pizzon. Opere di pittura e realizzazioni evocative

di Rosetta Menarello

Ventaglio Novanta n. 66 2025 pp. 108–110

Nel centenario della morte di Giacomo Matteotti, vittima della violenza fascista, sono state decine le manifestazioni organizzate per evocarne l’opera e il sacrificio supremo, realizzate in location di alto valore istituzionale e artistico.

Credo però che quella proposta dal Mulino “Al Pizzon” sia stata un prezioso tassello di tutto il mosaico degli eventi dedicati al martire polesano.

Ho avuto modo di vedere più volte le esposizioni distribuite nelle stanze dell’Ecomuseo e guidate dagli organizzatori per rendermi conto dell’amore con il quale hanno scelto e riunito documenti e oggetti che richiamassero la presenza di Giacomo in modo speciale e unico.

Non vi era in quegli spazi la solennità dell’evocazione ma vi aleggiava una sorta di benefica atmosfera che si percepiva… sintonizzandosi con il cuore.

Allora Lui era lì e seguiva con il visitatore tutto il percorso che gli aveva dedicato Daniele Ambrosin con la sua numismatica e la storia in miniatura narrata dai francobolli.

Poi saliva le scale che portano alla stanza delle macine e si incantava alla narrazione che Cristiano faceva con la passione per un passato che ancora stringeva il legno delle assi odorose di grani dormienti nelle fessure del pavimento.

È lì che, a lungo, mi sono fermata ad ascoltare la voce di Remigio Surian che mi presentava il folto gruppo di pittori che avevano voluto rispondere, con una loro creazione, al tema quanto mai doloroso ma pieno di passione: “IL SANGUE SULLA NUDA TERRA E TRA LE FOGLIE”, una sorta di cammino dolente verso il Calvario della condanna.

In ciascuna opera Matteotti era vivo e io lo immaginavo lì con il suo abito elegante, sorridente nell’osservare in quanti modi la sua persona era evocata dagli artisti.

Questo mi ha indotto a descrivere ogni lavoro inviato al Mulino per avere un ricordo di questa esperienza offertami dagli amici del Mulino.

Ecco per iniziare l’intenso primo piano di Matteotti realizzato dal pittore Lauro Garbo che ne delinea il volto consegnato dalla tradizione all’iconografia ufficiale attraverso la profonda espressività dello sguardo e la particolare tecnica cromatica capace di animare la nostra sensibilità per farci riflettere sui grandi temi di un trascorso appena dietro l’angolo.

La chermesse pittorica prosegue con Remigio Surian che accoglie la potenza del messaggio di Murer nel monumento a Matteotti realizzato per la città di Rovigo creando un dipinto su muro e definendo, con delicata attenzione, una struttura che induce al ricordo e all’affettuosa evocazione di sentimenti divenuti storia e pianto.

Realistico quanto efficace, il disegno a matita dalla giovane studentessa Sara Baldo che ha messo in luce la struttura del “Mulino” tornato a nuova vita attraverso la ferma volontà di persone che sentono fortemente l’appartenenza ad un territorio duro, aspro, a volte violento ma sempre carico di valori immutabili e quindi eterni.

Con “Terra bruciata” Sabrina Lorenzini affida alla tela un messaggio che reca, attraverso il linguaggio astratto, la drammatica verità di una violenza bestiale, malamente celata sull’erba e tra le foglie. Sono i colori, pennellati con decisa intensità, a realizzare la scena di un delitto che voleva ottenere dalla terra una sorta di oscura e diabolica complicità.

Federica Ongaro con “La dimora” propone un delicato acquerello che ci conduce al cospetto di casa Matteotti. L’ideale inquadratura che ci propone la pittrice rivela tutta l’eleganza di una dimora padronale valorizzata dal primo piano che gli alberi creano con la loro delicata presenza.

Cesare Nadalini invece si presenta con: “Democrazia soppressa”, opera fortemente evocativa, carica di un dolore che si svela come una sciabolata al cuore. È quello che l’Artista ha immortalato sul volto di Giacomo che esibisce uno sguardo impregnato di disperata sofferenza.

Monica Valiero riproduce invece con certosina perfezione un francobollo dedicato a Giacomo Matteotti nel 1955. Tutto è compiuto e la storia lo avvolge del suo alone di memorie. L’Autrice ce ne offre l’intensità profonda dello sguardo che parla alla coscienza e ci induce ad essere suoi testimoni.

“Lo chiamavano Tempesta” di Giada Rossin si presenta come un’opera dai connotati decisi, essenziale nella definizione del Protagonista in scena con la solitudine che intorno a lui si espande divenendo sfondo tormentato, evidente presagio nefasto.

Lucia Soldà intraprende, l’originale percorso astrattista con “Rinascita”, titolo che rende onore al simbolico pensiero di Giacomo Matteotti sorretto dalla forza degli ideali che accendono anime speciali, venute al mondo per testimoniare la Verità con il coraggio di morire per difenderla.

Carlo Campi invece propone “L’inizio e la fine”: un limpido quanto significativo itinerario della vita di Giacomo Matteotti: dalla nascita, a Fratta Polesine, fino alla morte “nella terra e tra le foglie…”realizzata con la maestria lungamente collaudata dell’acquerello.

Alberto Cristini presenta un disegno a matita: “Omaggio a Matteotti”, uno schizzo per fissare sul foglio un momento di vita del deputato polesano. L’Artista si è ispirato ad una foto scattata appena dopo il discorso – condanna e ci riporta all’imminenza della fine.

“Il bosco della Quartarella” di Maria Francesca Garzetta è il titolo di un’opera siglata dal flash di un tricolore che rende all’ immagine la sacralità che le dobbiamo concedere come luogo di martirio e di incancellabile memoria. L’autrice realizza con questa composizione di elementi la scena finale del dramma vissuto da Giacomo Matteotti.

Con “omaggio a Matteotti” l’artista Laura Perlari ha scelto invece il collage per riunire nella composizione i momenti salienti di una vita dedicata ai grandi valori umani e alla difesa del messaggio da essi generato. Efficace quanto crudo messaggio quello illustrato che si fa urlo rabbioso nella pluralità delle notizie affidate alle pagine dei giornali come grida disperate e dolorose.

Forse, nel messaggio pittorico sarà il candore del bianco a ricomporre i colori amati del nostro tricolore, inno ritrovato per spazi di libertà e democrazia.

Il messaggio iconico finale realizzato da Maurizio Pizzo di un percorso di dirompente drammaticità che ha lasciato la sua profonda impronta nella storia del ‘900 è una composizione tutta rigorosamente “cartacea” che ci ricorda, attraverso il denso e colorato pullulare delle creature nate dall’ arte giapponese dell’origami, che il male buio e doloroso deve lasciare il posto alla Vita, al suo respiro, alla sua luce: dono divino all’uomo di ogni tempo.

Guido Rabbiato definisce Matteotti “martire per la libertà” e ci propone un’opera realizzata con il filo metallico che diventa linea grafica, definita, resistente e di chiara lettura perché delinea il volto espressivo, “parlante” con il linguaggio indovinato dello sguardo.

È per l’uomo che crede negli ideali democratici quella sorta di “monumento” fissato per sempre dentro una cornice: icona che onora una storia nobile e dolorosa.

Nel percorso tracciato dagli Artisti erano inserite opere realizzate con oggetti e materiali che evocano la memoria di Giacomo Matteotti. Mauro Padoan espone infatti una composizione scultorea di interessante valore simbolico perché assembla elementi di piccole dimensioni realizzati con il ferro (metallo caro all’Artista) forgiato con elegante maestria creando oggetti di indubbio valore artistico.

“L’uccisione di Matteotti e i poteri forti” è il titolo di un’opera dall’aspetto solido e solenne di Giacomo Ditano che conferma, nell’insieme creato, la natura decisa e coinvolgente di questo Artista capace di catturare le forme più varie e insolite per riunirle generando “significanti” che attivano nell’osservatore il sentimento della forza titanica, quella direttamente uscita dalla CREAZIONE.

Originalissima l’opera di Carlo Tintore, artista che si “appropria” degli strumenti di lavoro e di fatica dei contadini piegati sull’oro delle messi per realizzare un autentico “monumento” al lavoro. Solido e minaccioso l’insieme dei falcetti divenuti il simbolo di un’umanità che si impone ai nostri occhi di uomini moderni con la lama tagliente e appuntita: strumento per mute battaglie bibliche imbevute di sudore.

Di Davide Caleffi: “Omaggio a Matteotti”, una lampada policroma dedicata al Deputato polesano per celebrare gli ideali che ne hanno animato la vita onorandone poi la memoria.

Il materiale con il quale è stata costruita la lampada è quello scartato dalla lavorazione della ceramica con cui l’opera è stata creata evidenziando, secondo le intenzioni dell’Artista, il senso stesso della rinascita, di una resurrezione che oltrepassa la violenza e l’oppressione.

Alla fine di questo percorso, a mio avviso, molto coinvolgente, sento il desiderio di ringraziare tutti gli Artisti che hanno contribuito con il dono della loro creatività ad onorare, in un luogo come il MULINO, il Deputato Matteotti che riposa in questi luoghi dove l’acqua, la terra, il cielo ci raccontano la storia della Creazione e ci riportano al senso della vita.

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Come citare questo articolo

Rosetta Menarello. “Artisti per Matteotti”. Ventaglio Novanta, n. 66, 2025. https://ventaglionovanta.it/archivio/artisti-per-matteotti/

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