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PERSONAGGI ILLUSTRI

Benedetto Tisi detto il Garofalo

Dalla mostra monografica allestita al Castello di Ferrara, chiarimenti sulla data di nascita e sull’origine del celebre pittore (1481-1559)

di Claudio Garbellini

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 82–85

La splendida mostra promossa dalla Fondazione Ermitage Italia di numerose opere di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, provenienti dal Museo Ermitage di San Pietroburgo e da altri importanti musei italiani ed esteri – accompagnate da alcune opere di pittori del periodo quali Domenico Panetti, Boccaccio Boccaccino, Francesco Francia, Dosso Dossi e Girolamo da Carpi, raccolte nell’altrettanto splendido catalogo – ha contribuito a meglio definire la portata artistica del celebre pittore.

Grazie ai curatori e agli studiosi, sono inoltre emerse nuove considerazioni sulle origini transpadane, e quindi garofolane (Garofolo attuale frazione di Canaro), dell’importante artista che operò a Ferrara nella prima metà del XVI secolo. Relativamente a quest’ultimo aspetto, le nuove ricerche hanno anche indicato con maggior certezza l’anno di nascita del pittore, fino ad ora oggetto di varie supposizioni, tendenti a smentire l’indicazione del Vasari, che faceva risalire la sua origine all’anno 1481.

A porre in dubbio tale data era intervenuta la monumentale ricerca di Adriano Franceschini sugli artisti a Ferrara in età rinascimentale, con la scoperta di alcuni documenti nei quali Benvenuto Tisi figurava nel 1502 in giudizio per la riscossione di crediti; presenza per la quale occorreva la maggiore età fissata dagli statuti ferraresi in 25 anni. E ciò aveva indotto critici ed esegeti ad anticipare l’anno di nascita al 1476.

Per la verità non era mai apparsa del tutto convincente quella retrodatazione, sia perché sconvolgeva la precocità artistica del pittore descritta dal Vasari, sia perché ci sono stati altri casi di “minori” chiamati in giudizio a seguito della morte del genitore. Ebbene, i curatori del catalogo della mostra ferrarese restituiscono ora valore all’asserzione del Vasari e, sulla base anche di nuove valutazioni e comparazioni, giungono addirittura ad ipotizzare perfino un anno di nascita posteriore al 1481.

A sollevare il dubbio sono i periodi dell’apprendistato presso Domenico Panetti, che, secondo il Vasari, avviò Benvenuto alla pittura, e quello riportato in un atto del 1497 presso il Boccaccino, seguito dall’incontro con Lorenzo Costa nel 1499.

Scrive, infatti, Mario Lucco in “Inurbamento culturale di un terrazzano schifiltoso” (definizione tratta dal Longhi), pp.17-28: “Val la pena di osservare che, ove non si conferisca al 1502 un valore legale cogente rispetto al raggiungimento della maggiore età (termine fissato a venticinque anni), in quanto riscuotere un affitto non è certo come firmare un contratto, o fungere da testimone giurato, non è necessario nemmeno pensare che avesse ragione Vasari a indicare il 1481 come data di nascita, essendo relativamente anomalo che Benvenuto venisse messo a bottega, e iniziasse il suo tirocinio quasi all’età in cui gli altri lo finivano, cioè a sedici anni. Chi doveva apprendere il mestiere di pittore veniva generalmente posto presso un maestro assai prima. A meno che non si tratti qui di un secondo apprendistato, fatto già il primo presso Domenico Panetti: ciò che però è ai nostri occhi escluso da una cronologia dell’artista che tenga seriamente conto di un documento del 16 dicembre 1499 (vedi Franceschini), in cui Panetti si impegna coi massari dell’Arte dei Fabbri di Ferrara di dipingere loro un gonfalone, e agisce in proprio in quanto, come risulta da un altro atto al quale il notaio rimanda, era stato “emancipatus a dicto eius patre” ancora vivente. Tale dispensa legale paterna significa che egli non aveva ancora raggiunto, nel 1499, l’età di venticinque anni che sarebbe stata necessaria per rogare; e dunque che egli era nato almeno nel 1475, se non, con più probabilità, qualche anno dopo, in vicinanza del 1480, trovandosi ad essere quasi coetaneo di Garofalo.” (cit. p. 25)

Poiché l’alunno non può essere coetaneo del maestro, Lucco prospetta dunque una data di nascita posteriore al 1481. Ma Barbara Ghelfi nel “Regesto documentario”, pp. 187-199, ritiene “ancora accettabile la data proposta da Vasari. Per la formazione di Benvenuto, oltre all’alunnato presso Boccaccino impegnato a Ferrara dal 1497 al 1500, furono fondamentali l’esempio di Domenico Panetti e l’influenza di Lorenzo Costa, impegnato nel 1499 a decorare l’abside della Cattedrale.” (cit. p.187). Riguardo al documento del 1502, la curatrice ritiene poi che “la morte del genitore basta a giustificare la partecipazione alla riscossione dell’affitto sui beni di famiglia.” Ib.

Insomma, a Benvenuto Tisi viene restituita la sua data di nascita, mentre è ancora aperta la discussione sul luogo di nascita: a Garofolo di Canaro o a Ferrara? Questa seconda ipotesi si basa su alcune carte ritrovate da Luigi Napoleone Cittadella, secondo le quali la famiglia Tisi aveva già ottenuto la cittadinanza ferrarese nel 1465 nella persona di Domenico, figlio di Folco Tisi.

Il documento non appare però del tutto provante perché Folco era fratello di Pietro, padre di Benvenuto, e, tenuto conto che altri cugini rimasero a Garofolo nella casa e nell’azienda di famiglia, la cittadinanza ferrarese di Domenico non necessariamente doveva estendersi a tutta la famiglia.

Un dubbio che non sfiora Giovanni Ricci che in “1481-1559: i termini di una vita, la parabole di uno Stato”, pp. 47-52, individua fra l’altro nella data di nascita e di morte del Garofalo due coincidenze fondamentali per la vita del ducato: la guerra con Venezia e la morte del duca Ercole II.

La prima delle due date lascia indirettamente trasparire una ragione molto concreta dell’emigrazione di Pietro Tisi a Ferrara, cioè la guerra detta “del sale” 1482-1484, che vide la Traspadana Ferrarese teatro di varie battaglie. Scrive infatti il Ricci: “Una minaccia mortale incombeva su Ferrara appena pochi mesi dopo la nascita di colui che diventerà il pittore Garofalo. E se, come sembra, egli era originario della zona di Canaro, a nord del Po, nella cosiddetta Transpadana estense, quando era ancora in fasce si trovò direttamente esposto alla minaccia. Si trattava della guerra del Polesine che oppose Ferrara a Venezia dal 1482 al 1484. La città stessa fu assediata, la continuità dinastica minacciata. Infine il ducato si salvò, ma perdette quasi tutto il Polesine. Soldataglie di ogni genere, neppure tutte cristiane, scorrazzavano per il Ferrarese durante la prima infanzia del Garofalo.” Cit.p.47-48

Questo, certo, potrebbe aver indotto Pietro a lasciare Garofolo e a raggiungere i parenti in città, dove Benvenuto cominciò ad andare a scuola e a mostrare la sua grande passione per il disegno, ma anche questa è un’ipotesi che deve trovare conferma.

Comunque sia, è certo che i Tisi erano originari da Garofolo, ed il fatto che il pittore fosse soprannominato Garofalo resta forse la prova più concreta che il paese di provenienza – e quindi molto probabilmente di nascita – sia stato scelto per identificarlo, analogamente a quanto successe per altri artisti (ad es. Caravaggio).

A Garofolo di Canaro è ancora presente la casa del Tisi, ridotta purtroppo in uno stato di estrema precarietà. Il rinnovato interesse per il pittore, risvegliato anche dalla recente mostra ferrarese, ha riportato l’attenzione sull’antico edificio che il Comune di Canaro ora si appresta a recuperare secondo le indicazioni della Sovrintendenza di Verona, con un intervento di restauro conservativo.

Ma la mostra del castello di Ferrara è stata soprattutto la grande occasione di ammirare una monografia del nostro pittore che veniva denominato il “Raffaello estense”. In proposito, Tatiana Kustodieva in “La scuola ferrarese di pittura nelle collezioni dell’Ermitage”, pp.29-39, rivela un curioso aneddoto, che però è estremamente significativo: il primo dipinto di epoca rinascimentale ad arrivare nella Russia di Pietro il Grande fu la Deposizione nel sepolcro” del Garofalo, ma ritenuta opera di Raffaello.

Il volume, curato dalla Fondazione Ermitage Italia, è completato dal breve saggio “Garofalo pittore devotissimo e la committenza degli ordini monastici.”di Anna Maria Fioravanti Baraldi, attualmente la maggiore esperta del Garofalo e della sua arte. La studiosa si sofferma sulle opere del Tisi un tempo esposte nei monasteri ferraresi, con riguardo alle pale d’altare e in particolare alla bella tavola centinata raffigurante La Madonna col Bambino in trono tra i santi Giorgio, Silvestro, Girolamo, Giovanni Battista, Maurelio e una santa martire, che campeggiava sull’altare maggiore del monastero benedettino di San Silvestro.

“L’attività di Garofalo per le aristocratiche sorelle benedettine – scrive la Fioravanti Baraldi – contribuì a diffondere la sua fama di pittore devoto e di intelligente interprete del grande Raffaello, tanto che le vicine Clarisse di San Bernardino potranno vantarsi dei suoi favori… pittorici per ben vent’anni continui tutti i giorni di festa per l’amor di Dio, durante i quali fece molti lavori d’importanza a olio, a tempera ed a fresco.”

Ed è proprio dallo scomparso monastero di san Bernardino che ha preso corpo la collezione di pittura ferrarese dell’Ermitage con l’acquisto, ordinato all’inizio del 1840 dallo zar Nicola I, di alcuni quadri dipinti dal Garofalo per le Clarisse, come rileva la Kustodieva nel suo saggio sopra citato.

Fu davvero intensa l’attività del Garofalo, che con le proprie opere arricchì molte chiese di Ferrara. Nonostante nel 1531, all’età di cinquant’anni avesse perduto la vista dell’occhio destro, continuò senza sosta la sua attività fino al 1550, quando divenne completamente cieco.

Morì nove anni dopo, nel 1559 e venne sepolto nella basilica ferrarese di S. Maria in Vado nel loculo fattosi costruire già da qualche anno accanto a quello della moglie morta precedentemente. Nel 1829 le sue spoglie furono trasferite nel cimitero della Certosa di Ferrara, dove nel 1841 gli fu dedicato un monumento nella Cella degli Uomini Illustri, opera dello scultore Angelo Conti.

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Come citare questo articolo

Claudio Garbellini. “Benedetto Tisi detto il Garofalo”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/benedetto-tisi-detto-il-garofalo/

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