Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Cento anni fa, la prima Cassa Rurale del Polesine

Solo dopo la Rerum Novarum si intensificò l'azione dei cattolici in campo sociale con importanti iniziative. A Molinella fondamentale la presenza di don Giuseppe Miorelli

di Nicola Ferroni

Ventaglio Novanta n. 7 1993 pp. 52–57

Se ci fossimo trovati lungo le rive dell'Adige sul finire dell'estate del 1882, saremmo stati impotenti spettatori di quella piena che, con le conseguenti inondazioni, sventrò la città di Verona ed allagò per sette mesi i trentasette comuni tra Po e Canalbianco. Ci furono ottantamila accampati sugli argini e sulle "isole", quasi settantamila ettari invasi dalle acque fangose, cariche di sterili sabbie silicee; i sistemi viari, i ponti, le case furono abbattuti: tornarono gli incubi della carestia e della fame, pellagra e febbre malarica. La mortalità infantile registrò un'impennata.

Prima di allora l'assetto idrico-fondiario aveva raggiunto un certo equilibrio; il capitale privato veniva abbondantemente investito nell'agricoltura e nella bonifica, specialmente nel basso Polesine, grazie ad una favorevole congiuntura (prezzi in ascesa e buona domanda) ed all'impiego di nuovi mezzi tecnici (idrovore a vapore). Esisteva nella zona dell'alto Polesine un ceto di liberi contadini piccoli proprietari che conducevano direttamente le loro campagne e si rendevano disponibili a lavorare nelle tenute dei signori per arrotondare il reddito nei periodi di magra. Anche le grandi tenute erano spesso accordate in affitto a famiglie coloniche o mezzadrili.

La popolazione, però – soprattutto i ceti più umili – conduceva una grama esistenza, fatta di stenti e privazioni, affrontando quasi rassegnata carestie, miseria ed epidemie ricorrenti, e dando vita solo occasionalmente a moti di ribellione, che non mancavano comunque di suscitare l'attenzione delle sempre sospettose autorità.

Le avversità naturali dell'82 si accompagnarono a fermenti sociali di notevole rilievo; gli interventi dello Stato e le iniziative locali, per quanto tempestive non riuscirono a frenare la crescente protesta dei braccianti. Essa fu allora più determinata e determinante delle consuete manifestazioni di ribellione contadina, sempre fallite per disorganizzazione e provvisorietà: si moltiplicarono le prese di posizione degli organi di stampa, anche nelle province limitrofe, a sostegno degli scioperanti, alcuni deputati seguirono da vicino la causa dei braccianti in lotta (Andrea Costa fra loro); la sinistra ed i movimenti ispirati al socialismo favorivano la compattazione del bracciantato, tradizionalmente diviso in obbligati ed avventizi. Gli scioperi, passati alla storia con la parola d'ordine dei braccianti – la boje – e protrattisi con attentati e violente manifestazioni di dissenso dall'84 sino all'86, si conclusero però con la sconfitta del ceto rurale, ancora troppo debole di fronte alla risposta autoritaria dello stato.

Si verificò allora un vero e proprio esodo dal Polesine, caratterizzato dall'emigrazione massiccia dei contadini verso l'America latina o settentrionale.

Concrete, vivissime testimonianze della grave situazione di fine-secolo sono gli scritti di Alberto Mario (polemici e sarcastici quelli sulla rotta dell'Adige), e di Adolfo Rossi, pubblicista lendinarese che documentò il dramma dell'emigrazione e della miseria contadina riferendone liberamente e sobriamente i fatti.

Sulla spinta dei movimenti della sinistra si diffonde un clima fortemente anticlericale, alimentato d'altra parte anche dai grossi proprietari, interessati a sottrarsi al rispetto di certi gravami economici a favore del clero (onoranze, regalìe dovute a livelli, censi ed enfiteusi in beneficio alle parrocchie, diritti di decima, quartese, centino).

Per contribuire concretamente all'emancipazione delle classi più umili, vengono istituite in questo periodo le Associazioni di Mutuo Soccorso, rifacentisi ai modelli inglesi additati da Jessie White Mario, come esempio eloquente di istituzione laica con finalità educative, assistenziali e politiche. (Vedi Ventaglio n. 5)

Il Vescovo Mons. Polin lamentava la "trascuratezza dell'istruzione religiosa" e notava con amarezza la povertà delle parrocchie, le cui entrate s'erano notevolmente ridotte dacché con il nuovo governo sembrava concessa a tutti la "libertà di fare ogni male".

Una tenace difesa del potere temporale, durata fin quasi agli anni Ottanta, contrapponeva ancora Chiesa e società civile. Il clero rurale si muoveva lentamente e con fatica sulla via delle innovazioni, guardando con sospetto le iniziative laiche in campo educativo e ricreativo, sociale e politico.

Solo a piccoli passi andò radicandosi tra i cattolici più aperti e sensibili l'idea d'un impegno nel sociale: fu così che nel 1886 sorse a Rovigo la prima Società Operaia cattolica, seguita poi da altre simili a Lendinara, Ramodipalo e Villanova del Ghebbo. Il movimento cattolico si schierava contro le idee radical-socialiste, che s'andavano diffondendo nelle nostre campagne, anche utilizzando la stampa: nacque nel 1885 il "Bollettino della Santa Lega".

A rinvigorire questo clima di rinnovamento provvide l'emanazione della Rerum Novarum. Si delineò però chiaramente la necessità da parte della Chiesa di assumere una posizione univoca in materia sociale ed economica. Mons. Giacomo Sichirollo fu una delle personalità di spicco in Polesine tra Ottocento e Novecento, ispiratore del solidarismo economico e sociale dei cattolici, e fautore della nascita delle Casse Rurali, che divennero ben presto un importante punto di riferimento, specialmente per i piccoli proprietari terrieri ed i fittavoli che, penalizzati dal consistente frazionamento delle proprietà, trovarono appoggio nell'istituzione delle Casse Rurali, per finanziare il miglioramento delle proprie aziende.

Erano, queste, organismi modellati sull'esempio tedesco di Riffeisen, promossi in Italia dal sacerdote veneziano Don Luigi Cerutti, che, avviato il primo esempio di Cassa Rurale nel Vicentino, a Gambarare, nel 1892, lo estese poi al Polesine, partendo dalla Vicaria di Lendinara: a Molinella nel 1893 venne inaugurata la prima cassa rurale polesana ad opera del parroco Don Giuseppe Miorelli, seguito nel 1894 da Santa Sofia di Lendinara, Presciane, Villanova del Ghebbo e San Biagio di Lendinara.

Sul finire del 1895 in Diocesi di Adria le Casse Rurali erano già salite a ventotto, e l'anno dopo a trentasette. Tutto ciò documenta il progressivo incremento di consenso riportato dall'iniziativa, il quale non mancava di riflettersi anche sull'immagine d'una Chiesa capace di concreto aiuto economico alle popolazioni. Né mancano altre iniziative a favore dell'emancipazione delle classi popolari. E proprio Molinella, che aveva avviato la costituzione in Polesine delle Casse Rurali, diede un nuovo importante esempio di azione in campo sociale.

«A Molinella – scriveva Adolfo Rossi nel 1901 – esiste da qualche anno un asilo rurale infantile, fondato dal curato, don Giuseppe Miorelli, un tipo di buon prete, così caritatevole che non di rado è costretto a chiedere egli stesso ai conoscenti la carità del desinare o della cena perché i suoi pochi redditi sono tutti impegnati per il bene del prossimo. L'idea di questo asilo venne a Don Giuseppe vedendo come, mentre i genitori lavoravano in campagna, i loro bambini rimanevano abbandonati nei cortili, fra le galline e i maiali, sudici, esposti a continui pericoli. Con grandi sacrifizi propri, con le contribuzioni annue del Municipio di Lendinara e di alcune brave persone, non solo egli aprì l'asilo sotto la direzione di una brava maestra, ma dava ogni giorno gratuitamente ai cinquanta bambini una refezione. Questa però si dovette sospendere qualche mese fa per mancanza di fondi. Ne trovai il povero Don Giuseppe avvilito, desolato.»

Don Miorelli, trentino di nascita, dedicò la sua vita alla comunità di Molinella: egli infatti non va ricordato solo come fondatore della prima Cassa Rurale, ma per molteplici altre iniziative e per l'impegno con cui era riuscito a migliorare ed ingrandire a proprie spese la piccola chiesa, che accoglieva nel presbiterio i circa quaranta bambini dell'asilo rurale, aggiungendovi il Fonte, per evitare ai neonati il viaggio a Lendinara per il battesimo. Per la sua encomiabile attività Miorelli fu definito da Rossi «un vero tipo di prete socialista cristiano».

Il crescente consenso riportato dai cattolici si affiancava a quello che avaveno riscosso la sinistra socialista e radicale nelle elezioni del 1897, mettendo in crisi il sistema della destra liberale. Improvvisi controlli governativi nel 1898 sembrarono scatenati dalla destra liberale per contrastare i cattolici, ma non valsero a fiaccare l'attività delle Casse, riunite in una Federazione dal 1895, e quindi in grado d'appoggiarsi ad essa per continuare la concessione di prestiti: servivano a pagare decime, livelli ed imposte, incrementare la produzione agricola, acquistare materie prime, assistere nelle necessità più onerose le famiglie o le aziende (matrimoni, mobilio, manutenzione dei fabbricati e bestiame). Si giunse nel giro di pochi anni ad un compromesso fra liberali moderati e cattolici progressisti, che consentì agli uni di mantenersi al potere ed agli altri di arginare la minaccia del socialismo.

Le idee cattoliche trovarono ben presto uno strumento di diffusione attraverso "La Settimana", che dal 1901 fu sede d'importanti dibattiti sulla questione sociale, sostenendo il confronto con altre testate locali di tendenza socialista o liberale.

Osservato da lontano, il ventennio finale del XIX secolo di cui abbiamo ricordato alcuni fatti salienti sembra chiudersi sul vecchio mondo contadino, inalterato nonostante rivoluzioni, guerre e mutamenti geo-politici, fisso nella miseria, nella fame e nella completa soggezione agli elementi naturali; ma in realtà fu il pilastro portante del nuovo secolo, che vide sconfitte pellagra e malaria, migliorate giustizia sociale e condizioni di vita. Dagli argini dei fiumi che solcano il nostro passato scorgiamo nuove coltivazioni di barbabietola, e, vicine ai campanili, le ciminiere dello zuccherificio…

Testi consultati: – Chiesa e Società nel Polesine di fine Ottocento, a cura di Gianpaolo Romanato, Rovigo, 1989. – M. Cavriani, Castelguglielmo, il territorio e la sua gente, Rovigo, 1982. – Alberto Mario nel I centenario della morte, Atti del Convegno Nazionale di Studi, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984. – Alberto Mario, La Repubblica e l'Ideale, Antologia degli scritti, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Nicola Ferroni. “Cento anni fa, la prima Cassa Rurale del Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/cento-anni-fa-la-prima-cassa-rurale-del-polesine/

Pubblicità