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ARTEOGGI

Domenico Russo e la fotografia

Una passione risalente all’adolescenza, che ha portato l’autore ad immortalare luoghi suggestivi e personaggi illustri

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 54 2017 pp. 113–115

Anche quest’anno, presso la Biblioteca Barbuiani di Rovigo, è stato organizzato un laboratorio di fotografia. Un’iniziativa che si ripete da qualche anno, attivata dall’allora presidente Arnaldo Pavarin ed accolta favorevolmente da numerosi appassionati del settore: uomini e donne che già da tempo si cimentavano con la macchina fotografica ottenendo lodevoli risultati, ma interessati a confrontarsi e a condividere le varie esperienze.

Come dirigente e coordinatore di questa iniziativa è stato identificato Domenico Russo (lui stesso vuole essere definito non insegnante, ma in questo modo). Le sue conoscenze nel settore e la capacità di trasmettere agli altri i suoi entusiasmi hanno sostenuto in modo egregio il laboratorio, tanto che è stato riproposto anche per il quinto anno.

“Quando si è maturata un po’ di esperienza in un campo – dice Domenico – è una gioia condividere il proprio percorso, in modo che altri possano trovare profitto e accorciare la strada”. Obiettivo primario del laboratorio è creare nei partecipanti una cultura fotografica senza tralasciare l’aspetto tecnico.

“Il laboratorio può insegnare la fotografia – dice Domenico – ma non può insegnare a fotografare. La fotografia è nella nostra mente, nel nostro occhio, nel nostro cuore”. Ed è quello che diceva il grande fotografo francese Henri Cartier-Bresson e cioè che “fotografare significa mettere sulla stessa lunghezza d’onda l’occhio, il cuore e la mente”.

Ma chi è Domenico Russo? E’ una persona che ci ha incuriosito per la sua profonda preparazione in questo campo e, nel contempo, per la semplicità, la modestia, la disponibilità. Con naturalezza parla delle sue esperienze e delle conquiste, come pure degli entusiasmi e delle emozioni che la macchina fotografica gli regala.

Domenico comperò la sua prima macchina fotografica, una Minolta 24X36, con i suoi risparmi quando aveva diciotto anni. Allora acquistava la pellicola a metri e si preparava da solo i rullini per spendere meno dato che le sue “tasche di studente erano sempre vuote”. Riuscì a comperare anche l’attrezzatura per sviluppare da solo le sue foto. “La mia camera oscura era il bagno di casa” dice.

Molte delle sue foto le regalò ad amici e la sua soddisfazione più grande è che, dopo cinquant’anni, si sente ancora adesso dire che quelle foto furono incorniciate e sono tuttora appese ai muri di casa.

Domenico è nato nel 1948 nel centro storico di Rovigo, in una casa che sta di fronte alla chiesa di San Francesco, dove ancora risiede con la moglie Maria Teresa, conosciuta cinquantuno anni fa (dieci di fidanzamento e quarantuno di matrimonio). Ha avuto tre figli: Elisabetta, Lorenzo, Francesca ed ha tre nipotini che, da quando sono nati, fotografa in continuazione. Si è laureato in Sociologia. Per cinque anni ha insegnato presso le scuole medie di Fratta Polesine e di Villanova del Ghebbo e presso l’Itis di Rovigo. Dopo il servizio militare nel primo Reggimento Granatieri di Sardegna è entrato, quale vincitore di concorso, nell’Esattoria della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo presso la quale ha lavorato per trentacinque anni. Ora è in pensione.

Per più anni fece parte del Consiglio di Amministrazione della Società Musicale “Venezze” presso il Conservatorio di Rovigo. Fu anche presidente del Gruppo Audofili il cui scopo era quello di registrare i concerti degli allievi del Conservatorio per le prove di fine anno, ricavati da spartiti sconosciuti per farne CD; organizzava inoltre incontri sulla musica in generale.

Domenico si è sempre considerato “Fotoamatore” rifiutando di essere etichettato come “Fotografo”. Fotografare il Po e il territorio del Polesine è stata la sua più grande passione.

“Le mie fotografie – dice – vogliono essere il mezzo con cui isolare le immagini della realtà che mi circonda: oggetti, fiori, paesaggi, animali, persone e tutti quei sentimenti che il mio occhio fotografico trasforma attraverso la mia mente in oggetto fotografico”.

La sua passione per la fotografia l’ha portato ad incontrare molti personaggi polesani importanti. Nel 1976, un anno prima della sua morte, ha potuto fotografare lo scultore Virgilio Milani nel suo atelier situato all’interno della vecchia sinagoga in via Corridoni. Qualche anno dopo fotografò anche il pittore Edoardo Chendi, grande amico di Milani. Ambedue si erano dichiarati fermamente contrari a farsi ritrarre, ma, alla fine, dopo mille insistenze, Domenico riuscì a convincerli e ad eseguire oltre una cinquantina di ritratti: opere importanti che sono state donate all’Accademia dei Concordi e all’Archivio di Stato di Rovigo.

Una fortunata coincidenza gli permise di conoscere – a casa di Virgilio Milani, quando andò a portargli le stampe delle foto – l’artista e fotografo di fama internazionale Paolo Gioli. Da allora l’amicizia con Gioli si rafforzò sempre più e contribuì a importanti scambi di idee e a confronti sulla cultura fotografica. Con lui cominciò anche a fare foto stenopeiche.

Molte sono state le opportunità per Domenico Russo di far conoscere e divulgare le sue opere fotografiche. La Fondazione “Banca del Monte” di Rovigo utilizzò nel 2015 le foto che Domenico fece a Virgilio Milani, donate all’Accademia dei Concordi, per una mostra presso la Pescheria nuova di Rovigo per la presentazione del DVD “Virgilio Milani – un artista per la città”. Una rassegna che fu visitata da un folto pubblico e ottenne molto successo. Altre immagini fotografiche sono state utilizzate per illustrare libri e antologie di autori polesani e copertine di varie pubblicazioni; altre sono state pubblicate nel 2009 con il titolo “Il mio Polesine” sul n. 10 della rivista della Biblioteca comunale di Lendinara “Beni culturali e ambientali in Polesine”; altre ancora fanno parte del catalogo del 2010 “Edoardo Chendi segni e disegni”.

Importanti per Domenico sono stati anche i tre interessanti incontri effettuati col professor Sergio Garbato nel 2016 presso l’ARCI di Rovigo su tre grandi fotografi del ‘900: Gianni Berengo Gardin, Mario Dondero e Robert Capa, che sono gli artisti da lui preferiti assieme ai grandi fotografi francesi ed americani.

Nel 2002, durante la lunga convalescenza necessaria dopo un gravissimo incidente motociclistico, Domenico si è avvicinato alla fotografia digitale imparando ad elaborare le proprie foto digitali in post produzione e a stamparne le immagini.

Oltre al nuovo laboratorio di fotografia presso l’Associazione Barbuiani ed alle lezioni presso l’Università popolare di Rovigo sulla “storia della fotografia” e la “fotografia documentaria” (con particolari vedute della guerra in Crimea e nel Vietnam, la prima guerra mondiale, le torri gemelle ed altri documenti simili) l’impegno di Domenico Russo per l’immediato futuro sarà quello di dedicarsi ancor più allo sviluppo della cultura della fotografia.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Domenico Russo e la fotografia”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/domenico-russo-e-la-fotografia/

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