Lo scorso 6 settembre 2021, all’età di 95 anni ci ha lasciato mons. Giacomo Prandini, figura di spicco non solo nell’ambito ecclesiale, ma anche culturale e sociale, sempre pronto a coinvolgere giovani ed anziani in mille iniziative.
L’infanzia, gli studi, l’ordinazione sacerdotale
Venne alla luce a Frassinelle Polesine il 23 ottobre 1925¹, nella borgata di Viezze, antica località di proprietà di nobili veneziani, al confine con il territorio di Canaro, proprio a ridosso dell’Oratorio dedicato alla Beata Vergine del Monte Grappa.
In un clima impregnato della tipica spiritualità della società contadina di un tempo, inizia la formazione del piccolo Giacomo, alla quale contribuisce sicuramente la figura dello zio, don Emilio Cecchettin, che fu parroco della stessa Frassinelle e di Ficarolo, dove visse in prima persona le terribili giornate della rotta del Po nel novembre 1951.
Entrato in Seminario, il giovane Giacomo inizierà proprio nel paese natio la sua missione educativa e di animazione giovanile, dando vita, nel 1946, alla prima squadra di calcio formata dai chierichetti della Parrocchia.
I primi incarichi in Curia, tra formazione, cultura e sport
Pastorale giovanile e preparazione culturale, sono questi i due pilastri attorno ai quali ruota tutta la biografia di don Giacomo, la cui prima esperienza è presso il Seminario Vescovile, dove inizia ad insegnare nell’ottobre 1949. Un’esperienza, quella di educatore dei futuri sacerdoti, in un momento di forte aumento delle vocazioni in Diocesi², che lascia sicuramente il segno, tanto che ben presto viene chiamato al compito di Assistente Ecclesiastico dei Fanciulli di Azione Cattolica e dell’”Associazione scautistica cattolica italiana – Esploratori d’Italia” (ASCI), fondata nel 1916 dal conte Mario di Carpegna e rilanciata dopo i burrascosi anni del Regime fascista.
L’amore per il mondo scoutistico segna fin da subito il giovane don Giacomo, che alla realtà dell’ASCI – divenuta nel 1966 Associazione scouts cattolici italiani, per poi assumere, nel 1974, la denominazione di Associazione guide e scouts cattolici italiani (AGESCI), in seguito alla fusione con l’Associazione guide italiane (AGI) – dedicherà tutta la propria esistenza.
Nel 1954 don Giacomo viene nominato Padre Spirituale del Collegio Vescovile “Angelo Custode”, ampliato in quegli stessi anni. È un incarico che assolve con dedizione e competenza fino al 1 luglio 1959, quando il vescovo mons. Guido Maria Mazzocco lo destina alla direzione del neonato Centro Giovanile “Don Bosco”, a pochi passi dalla chiesa della Commenda, inaugurata nel 1957 dallo stesso Roncalli, divenuto nel frattempo Papa Giovanni XXIII.
Sono anni nei quali, dopo la tragedia della rotta del 1951, il Polesine vive la transizione dalla società rurale alla modernità, con forti cambiamenti della base demografica a causa della grande emigrazione, fenomeno che, accompagnandosi ad un’industrializzazione lenta e non pervasiva, non recide però completamente i legami con la tradizione rurale. La Diocesi, oltre alla presenza durante le tragiche giornate del novembre 1951 in assistenza della popolazione, inizia una serie di interventi di forte radicamento, anche tangibile, nel territorio. Tra questi, ricordiamo la posa della prima pietra della Casa del Clero (1952), l’ampliamento di Villa Mater Dei a Galzignano Terme, l’organizzazione dei Centri sociali comunitari parrocchiali, di cui diventa responsabile mons. Fausto Andretto (1954), l’aumento del numero delle Parrocchie, la riorganizzazione dell’Azione Cattolica, anche a livello femminile, con il trasferimento delle Suore di Maria Felicita Baseggio alle Trinitarie (1955), nello stesso anno, peraltro, della nomina di Mons. Cornelio Cazzuffi all’Opera Nazionale di Assistenza Religiosa e Morale degli Operai (ONARMO)³.
L’incarico presso il “Don Bosco”, sorto nel 1956 a due passi dalla stazione ferroviaria sulle ceneri dell’ex GIL (Gioventù Italiana del Littorio) come scuola professionale, diretta dal 1957 da don Dante Bellinati, diventa per il trentaquattrenne don Giacomo – nel frattempo divenuto docente di Religione presso il Liceo Ginnasio “Celio” – la vera e propria svolta nella carriera ecclesiastica.
Particolare attenzione viene rivolta dal sacerdote, assieme al Vescovo ausiliare mons. Marcello Rosina e Carlo Cibotto, influente presidente provinciale dell’Azione Cattolica, alla costruzione di impianti sportivi per aggregare i giovani rodigini. Nascono così, in breve tempo, un campo da basket, tre campi da tennis e, soprattutto, una pista da pattinaggio. Quest’ultimo impianto, costruito in palladiana dal “Cantiere Scuola” su progetto di Cesare Zancanaro, è il primo a sorgere in Italia, assieme a quello di Spoleto. Comprendente una pista con curve sopraelevate, lunga 125 metri e dotata di spogliatoi sotto la tribuna, la struttura viene inaugurata nella primavera del 1961 dal pattinatore rodigino Nereo Rossi, uno degli atleti italiani più forti all’epoca.
Nel giro di breve tempo il pattinodromo diviene punto di riferimento per i giovani rodigini, tanto che don Giacomo, assieme ad Alberto Vallini, studente del Liceo “Celio” e giocatore di hockey, e Paolo Merlo, decide di fondare una società sportiva a ciò dedicata, lo Skating Club Centro Giovanile Don Bosco, di cui Vallini diventa primo presidente.
L’inaugurazione ufficiale dell’impianto avviene l’1 e 2 giugno 1961, con lo svolgimento del Campionato italiano maschile di prima categoria con prove su 500, 5000, 10.000 e 20.000 metri. Assunta direttamente la presidenza del Club nel 1961, don Giacomo seguita nell’affiancare i giovani atleti, fino all’aprile 1970, quando lascia l’incarico al “Don Bosco” a don Giuseppe Fogagnolo e la presidenza del Club a Luigi Brugnolo.
Parallelamente all’attività al Don Bosco, dal 10 settembre 1960 don Giacomo viene nominato Assistente Ecclesiastico diocesano per la Federazione degli Universitari Cattolici (FUCI), attiva sin dalla prima metà del secolo, del Centro Sportivo Italiano (CSI), fondato a livello provinciale nel 1955⁴, e del Centro Turistico Giovanile (CTG).
È sua, in particolare, l’intuizione di introdurre anche in Polesine quest’ultima esperienza, fondata nel 1949 come Opera nazionale della gioventù italiana di Azione Cattolica ad opera di Carlo Carretto e rivolta all’animazione in ambito culturale, dell’ambiente e del tempo libero. Don Giacomo, cogliendo l’occasione del primo Congresso Nazionale elettivo del CTG, svoltosi nel 1963 alla Domus Pacis di Roma alla presenza del Presidente del Consiglio Aldo Moro e vinto da Enrico Dossi⁵, ispira la creazione del Gruppo di Rovigo, partendo proprio da alcuni giovani frequentanti il Centro Don Bosco. In particolare, è nel pre – corso tenuto a Plan Maison di Cervinia, nel 1964, che si gettano le basi di questa esperienza, che dura ancora ora a distanza di oltre mezzo secolo e di cui anche questa rivista, in un certo qual modo, è “figlia”⁶.
Melara e l’impegno nello scoutismo
Nell’aprile 1970, in seguito alla prematura scomparsa di don Mario Fogagnolo, il vescovo di Adria, mons. Giovanni Mocellini nomina l’allora quarantacinquenne don Giacomo alla guida della parrocchia di San Materno di Melara, di cui prende il possesso il 1 maggio successivo, avviando ben presto una serie di iniziative di aggregazione e crescita culturale e religiosa, che vedono nella Parrocchia il loro punto di riferimento, in anni segnati da profondi cambiamenti culturali e socio – economici, specialmente a livello giovanile.
Le iniziative diventano molteplici, dalla costituzione della Corale parrocchiale, al Centro Pastorale con le squadre di calcio e pallavolo, alla festa dell’anziano, al Carnevale, al gruppo fotografico, fino alla pubblicazione del “Sì, però”, probabilmente uno dei primi bollettini parrocchiali nel senso moderno del termine comparsi in Diocesi.
E’, di fatto, la piena attuazione del dettato del Concilio Vaticano II, che tocca il suo vertice a partire dal 1973, quando don Giacomo promuove la costituzione del Gruppo Scout di Melara, iniziando dai giovani tra i 14 ed i 16 anni di età.
Con sapiente capacità di ascolto e dialogo dei ragazzi e delle loro famiglie, dai gruppi scout scaturiscono moltissime iniziative, in particolare i campi estivi, con base nella casa di Fernazza, località del Comune di Alleghe ai piedi del Pelmo e del Civetta, vero e proprio “luogo del cuore” di don Giacomo.
1985, il trasferimento a Fiesso Umbertiano
È il 1 giugno 1985 quando mons. Giovanni Sartori, rettore della Diocesi dal 1977 al 1987, affida a don Giacomo, da alcuni mesi nominato vicario foraneo di Castelmassa per il quinquennio 1984-1989, la Parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria a Fiesso Umbertiano.
Numerose le attività di cui si rende promotore: tra queste, la convenzione con l’Amministrazione Comunale per la gestione della Scuola Materna “Maria Immacolata”, votata dal Consiglio Comunale il 28 dicembre 1987, una delle prime forme miste a livello diocesano⁷; diverse opere di restauro, culminate nei lavori sulla facciata della chiesa in occasione del trecentesimo anniversario di costruzione della stessa (marzo 1991) e nell’abbellimento del presbiterio della chiesa, frutto della generosità testamentaria della facoltosa parrocchiana Maria Gemmo (giugno 1994)⁸; la riscoperta della figura del miniatore don Sigismondo da Fiesso (1986)⁹; pellegrinaggi a Roma e Lourdes; concerti corali; istituzione della Giornata dell’Anziano; pubblicazione di un bollettino parrocchiale, il “Per poi”. Significativa l’accoglienza, nel luglio 1992, ad un gruppo di polacchi conosciuto a Roma, quale segno di tangibile vicinanza al Paese slavo, luogo di origine di Giovanni Paolo II e da poco uscito dalla “cortina di ferro”¹⁰.
Elevato monsignore nel 1987, vicario foraneo di Stienta dal 2 settembre 1988 al 2 maggio 1990, don Giacomo abbandona Fiesso per termine del mandato l’11 settembre 1994, quando viene chiamato ad un nuovo compito dal vescovo mons. Martino Gomiero.
L’impegno culturale nella Curia Vescovile
Uomo di profonda formazione teologica, oltre che di pastorale, il sessantanovenne don Giacomo diventa il 1 ottobre 1994 direttore dell’Archivio Diocesano, subentrando alla figura di don Alberino Gabrielli, che aveva retto l’incarico dal 1961, sistemando gli spazi di studio, dotandoli di scaffalature, riordinando la documentazione e producendo saggi e pubblicazioni – ancora oggi imprescindibili per lo studio della storia religiosa della Diocesi¹¹. Una delle sue prime iniziative, nel 1995, è la pubblicazione della Guida inventario dell’archivio, comprendente la documentazione diocesana, del Seminario, del Capitolo della Cattedrale di Adria e dell’Azione Cattolica¹².
Questa vitalità culturale richiede nuovi spazi che portano, nel giugno 2007, in seguito alla ristrutturazione del Palazzo della Curia Vescovile, al trasferimento temporaneo della documentazione nell’attigua ex chiesa di S. Agostino, in attesa del completamento della nuova sede, presso l’ex Collegio Vescovile “Angelo Custode”, che avviene nel luglio 2008.
Il nuovo Archivio, in quella che diviene la “cittadella della Cultura” della Diocesi, comprendente la Biblioteca del Seminario Vescovile e le redazioni di Radio Kolbe e del periodico “La Settimana”, viene solennemente inaugurato nell’ottobre 2008, con la benedizione impartita dall’arcivescovo emerito di Palermo, card. Salvatore De Giorgi¹³.
Il 24 ottobre dello stesso anno, in un teatro parrocchiale gremito, don Giacomo, dando seguito ad un suo antico desiderio, è tra i promotori del volume Fiesso Umbertiano. Momenti di storia, arte e vita sociale, una monumentale pubblicazione sulla storia della sua vecchia Parrocchia, curata dal prof. Enrico Zerbinati, originario del centro altopolesano¹⁴.
Si tratta, di fatto, di una delle sue ultime iniziative pubbliche: don Giacomo, nominato Canonico Onorario della Cattedrale, nella primavera 2009 lascia, infatti, l’incarico diocesano per ritirarsi presso la Casa del Clero di Rovigo.
Gli ultimi anni
Alle soglie dei sessant’anni di sacerdozio, celebrati solennemente a Fiesso nel dicembre 2009 con, tra gli altri, un concerto organistico del compianto Maestro Carlo Barbierato, don Giacomo comincia a diradare gli impegni pubblici, collaborando, finché la salute glielo permette, nella pastorale della Parrocchia cittadina di S. Pio X.
Aggravandosi successivamente le sue condizioni di salute, si trasferisce quindi presso la Casa “S. Antonio” di Trecenta, dove trascorre gli ultimi anni. Anni nei quali, nonostante il venir meno delle forze e delle stesse capacità comunicative, la sua presenza continua ad essere punto di riferimento per i tanti giovani di un tempo, da lui seguiti nella loro crescita.
Don Giacomo Prandini, si spegne, in un”’attesa serena, ricca di fede e di preghiera”¹⁵, dopo il tramonto di lunedì 6 settembre 2021, all’età di 95 anni¹⁶. Ai suoi funerali, celebrati solennemente il 10 settembre nella chiesa di San Giorgio di Trecenta dal vescovo alla presenza di molti sacerdoti e da fedeli accorsi da tutta la Diocesi, segue la sepoltura nell’amata Melara, come lui stesso aveva chiesto.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Marco Chinaglia. “Don Giacomo Prandini (1925-2021)”. Ventaglio Novanta, n. 63, 2022. https://ventaglionovanta.it/archivio/don-giacomo-prandini-1925-2021/