La mia prima fisarmonica l’ho avuta come regalo da mia madre: avevo 8 anni, ed era pressoché un giocattolo: ma ho subito iniziato a suonarla a orecchio. E, prima ancora di questa, ero stato attratto dal suono dell’armonica a bocca. Mia sorella me ne donò una: appena appoggiata alle labbra è stato come se la conoscessi da sempre”.
Una passione senza tempo. Un bimbo che cresce amando la musica. La prima spinetta, l’attenzione per i grandi esperti di fisarmoniche e la passione per il gioco sottile fatto di precisione, minuzie, sensibilità.
E’ tutta una vita dedicata al proprio strumento musicale preferito, quella di Eros Bassora, 65enne di Arquà Polesine che ha chiuso un’epoca. Infatti il 30 giugno scorso, ha definitivamente cessato la propria attività di riparatore e accordatore di fisarmoniche, esercitata in via Arzerini. Ora la strada, senza l’insegna che da anni ha contraddistinto un luogo mitico, sembra non essere più la stessa.
Un mestiere rarissimo, che parte da lontano, quello esercitato da Eros Bassora; la sua passione per la musica attraversa tutta la sua esistenza, anche se l’avvio dell’attività lavorativa aveva inizialmente preso un’altra piega. “Dopo la scuola media – ci dice infatti – avevo frequentato un corso specializzandomi come autoriparatore e cominciando ben presto a lavorare nelle autofficine, a Rovigo; attività questa esercitata fino al 1993”.
“Ma la passione per la fisarmonica – aggiunge – non mi abbandonava mai. Così, quando le fisarmoniche che avevo iniziato a collezionare avevano problemi, andavo a farle riparare a Castelfidardo (Ancona) e a Stradella di Pavia, dove gli esperti mi permettevano di stare a guardare mentre sistemavano lo strumento. La mia curiosità si è così trasformata in abilità nella riparazione”.
“I tecnici – prosegue Bassora – mi svelavano di volta in volta i segreti tramandati di generazione in generazione, che ancor oggi custodisco gelosamente e utilizzo per le riparazioni delle fisarmoniche. Restavo per ore a osservarli incantato: sembravano degli equilibristi, dei maghi intenti a riparare l’irreparabile, a far rinascere il suono dallo strumento diversamente compromesso per sempre”.
E così a poco a poco Eros ha appreso l’arte del riparatore e accordatore di fisarmoniche, acquisendo anche informazioni sulla storia della fisarmonica, radicata in Italia proprio nei luoghi da lui conosciuti in occasione delle riparazioni dei suoi strumenti: “E’ famoso il cognome Soprani, il capostipite che nel 1863, con intuito e lungimiranza, ha inventato e introdotto dal nulla, nel territorio marchigiano, un’industria che in breve tempo avrebbe sovvertito la realtà economica prettamente agricola in una economia aperta al mondo”.
“A Castelfidardo – continua Eros – si ebbe il decollo dell’industria della fisarmonica, e nel censimento industriale del 1911 gli occupati registrati nelle aziende di Paolo e Settimio Soprani contavano rispettivamente di 24 e 30 unità lavorative”. Poi aggiunge interessanti particolari relativi ai diversi tipi di strumento: “Il manuale sul lato destro, è detto “cantabile”, e può essere alternativamente costituito da una tipica tastiera di tipo organistico (detta anche “tipo pianoforte”, fatta di 41 tasti di cui 17 neri e 24 bianchi) o da un sistema di bottoni disposti cromaticamente. Il manuale in formato “organo” – precisa – ha un metodo d’utilizzo del tutto uguale a quello di un normale organo, la disposizione verticale dei tasti ne facilita l’utilizzo di esecuzione. Essa è differente da quella del pianoforte sia per le caratteristiche meccaniche di razionamento del tasto, sia per la sua corsa (che è inferiore), sia per il fatto che la dinamica dei suoni (cioè il loro volume individuale) non viene prodotta dalla differente pressione delle dita sullo strumento, ma è la conseguenza della diversa velocità di apertura del mantice, e quindi un’apertura più lenta produrrà un suono più debole, mentre da un’apertura “energica” emergerà un suono più forte”.
“Invece – continua -, il manuale con sistema a bottoni, presenta 3, 4, 5 o 6 file di bottoni; è denominata “fisarmonica cromatica, sistema a bottoni” o più comunemente “fisarmonica a bottoni”, e talvolta impropriamente “fisarmonica cromatica” anche se pure la versione con tastiera di tipo organistico è parimenti “cromatica”. Esistono diverse disposizioni dei bottoni, le più comuni sono il C-Griff (o sistema italiano) e il B-Griff (sistema russo)”.
I ricordi sono numerosissimi, le storie altrettante. “Ho conosciuto tanti personaggi nella mia vita. Ho riparato strumenti per orchestre, per il Conservatorio di Mantova, dove c’è un’apposita sezione di studio della fisarmonica, perfino per alcuni clienti dall’America. Sono stato il punto di riferimento di una professione ormai pressoché scomparsa”.
Se è vero che ha cessato l’attività di riparatore, è però altrettanto certo che Eros Bassora non rinuncia alle sue fisarmoniche. Anche se in pensione, non si ferma, suona e si esibisce su Canale Italia o in spettacoli di intrattenimento col gruppo folklotistico dei Bontemponi e conserva gelosamente i propri tesori… “Ho una collezione di una cinquantina di fisarmoniche – conclude -. Le ho scoperte nei mercatini, oppure in soffitte e cantine dismesse, dove spesso si individuano tesori unici. Ad esempio, ho trovato un organetto del 1864, oggetto rarissimo se pensiamo che il prototipo della prima fisarmonica risale, appunto, a un organetto del 1863”.
E intanto, sotto le mani di Eros Bassora, fioriscono affascinanti melodie…
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Eros Bassora e la fisarmonica”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/eros-bassora-e-la-fisarmonica/