La plaquette Pensieri in bianco e nero è un’elegante raccolta di fotografie, appunto in bianco e nero, dell’adriese Toni Gnan accompagnate dall’intensa lettura poetica di Rosetta Menarello. La sua parola, connessa pienamente all’immagine, si apre sempre in riflessioni sull’uomo legate allo scorrere delle stagioni nel luogo vissuto.
Rosetta Menarello offre così continue occasioni di nuovi orizzonti interpretativi nel suo discorso che coinvolge le acque, il cielo, la terra polesana protagonista della plaquette. Insieme a Toni Gnan racconta proprio l’anima del luogo nella storia umana, fissato in uno sfondo naturalistico avvolto da un senso di eternità, ma vibrante delle nostre stesse emozioni.
Già la copertina – con l’immagine di un paesaggio invernale, immobile nella candida magia della galaverna, attraversato da una strada innevata, gelata, segnata dalla vita e da una presenza umana – risuscita memorie, emozioni uniche di altri inverni della propria infanzia o di poeti come Andrea Zanzotto; crea atmosfere dilatate oltre lo spazio e il tempo, immerse in un silenzio primordiale.
Protagonista è il silenzio che chiude in sé la sapienza del prima e il mistero del dopo. Così in quell’uomo che – commenta Rosetta – cammina e stringe tra le mani sogni ancora segreti, / tenuti nel buio delle tasche … si può intravedere l’intera umanità che da sempre, nonostante le difficoltà, continua a procedere verso spazi inesplorati, a sperare nella vita anche perché serba [il] … cuore bambino ancora stupito / per la magia di quel candore silenzioso.
All’innocenza del testo fotografico risponde spontanea l’innocenza della scrittura che è interiore rimando all’immagine. Rara assonanza fra due arti diverse ma affini! Il bianco e nero in tali paesaggi evoca suggestioni indicibili dilatando, approfondendo lo spazio, esaltando anche la verità degli oggetti.
Barche, reti da pesca, bastoni infissi nella laguna si caricano di eterno perché essi, come i pioppeti, i sentieri di salicornie, le case alluvionate, presenti del nostro immaginario collettivo, sono gli elementi portanti di un habitat a sé uguale da sempre e per sempre se l’uomo non arriverà perfino a contaminare la loro verità; sono elementi testimoni della fatica paziente del vivere (ieri, oggi, sempre) dei pescatori.
Per la poetessa la barca attende / immobile: / vuole ospitare il silenzio, / suo unico passeggero / per il prossimo viaggio; silenzio che è la voce più profonda, arcana di questa laguna. Per lei qui s’è dileguato l’orizzonte… / e ormai nessun confine separa il cielo dal suo mare, / e il sole si fa dono galleggiante sull’acqua: espressione di qualcosa che va oltre l’umana dimensione.
E tra i canneti l’acqua, antica, è da sempre liquido amniotico della nostra esistenza, … scrigno di antichi tesori. / E nella trama delle reti / il tempo allestisce il suo spettacolo / per i pescatori che attendono la notte…, i suoi eroi lagunari. Linguaggio poetico che esalta il senso di eternità colto dall’obiettivo, ma richiama sempre l’opera di quei mitici personaggi nel loro continuo misurarsi con il tempo nel loro abituale spazio.
Felice intuizione dell’autrice è ricorrere al mito che ben si addice a questo universo primordiale e lo nobilita. Così il cielo è visto a brandelli tra le mani di Fetonte, cosi i pali, forse per la mitilicoltura, diventano nell’evocazione poetica le lance dei ciclopi del mito di Ulisse, mentre i gabbiani scrivono, / con diligente grafia, / storie di eroi e di pescatori.
Queste ultime note umane sono leitmotiv per Rosetta nella rappresentazione della natura che, personificata, più avvicina a noi l’eterno del paesaggio. Ed ecco che la casa smarrita nella solitudine dell’acqua come una nave… ha finestre che sono occhi / per guardare oltre l’orizzonte / che scorre lontano; le reti hanno pensieri segreti; le fanciulle pioppo / si specchiano sull’argento delle acque / con silenziosa tenerezza; le onde hanno voce di ninna nanna o di grido rabbioso; la luna ha dita di luce; e il cielo si pettina…
A conclusione del percorso: S’è accampato sulla spiaggia il cielo… / ha messo ad asciugare il suo bucato di nuvole. / Qui fa sosta / forse solo per questa notte… Riuscita interpretazione poetica di un paesaggio vesperale, che culmina nell’abbraccio notturno tra luna e cielo.
La poetessa – sempre in assonanza con il bianco e nero di Gnan – fa suonare con ritmo misurato, le sue note intime rese con un linguaggio nitido, essenziale, proiezione della sua interiorità, dando voce umana al paesaggio nelle delicate immagini sottolineate, in cui rivela tutto il suo mondo immaginifico.
Si apre pure a pensieri esistenziali relativi al tempo, al silenzio, al mistero, a pause emozionali, riferimenti mitici animando l’arcano silenzio della laguna e gli oggetti, documenti di antiche memorie. Ripropone quindi con forza nativa il canto alla vita sospesa nell’eterno, calata nella quotidianità dei giorni, fissata dall’incanto fotografico in bianco e nero.
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Come citare questo articolo
Maria Luisa Daniele Toffanin. “Pensieri in bianco e nero”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/pensieri-in-bianco-e-nero/