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PERSONAGGI ILLUSTRI

Giovanni Monti (1900-1931)

Nato a Fratta Polesine, esordì come ciclista e calciatore a Padova. Fu aviatore pluridecorato e perse la vita in un incidente aereo.

di Giovanni Rattini

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 104–107

Una vita breve come un soffio di vento e, al tempo stesso, passata troppo velocemente proprio come un temporale estivo. La vita di Giovanni Monti (1900-1931) potrebbe essere riassunta con la stessa velocità che l’ha caratterizzata.

Chissà se l’illustre cittadino di Fratta Polesine ha mai avuto occasione di leggere Giacomo Leopardi e, in particolare, il suo Zibaldone diario personale nel quale il poeta e filosofo marchigiano cuce involontariamente addosso al pilota rodigino un abito di parole che sembrano perfettamente tagliate su misura per lui: “La velocità è piacevolissima per sé sola, cioè per la vivacità, la forza, la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea dell’infinito, sublima l’anima, la fortifica”.

Il secondogenito Giovanni nasce il 16 gennaio 1900, nel sontuoso palazzo Lippomano Monti, agli albori di un secolo che porta con sé grande fermento, inossidabili speranze e decisa intraprendenza, che sembrano attecchire anche nel territorio rodigino ma soprattutto a Fratta, il centro vivace del Polesine, così temprato da significative vicende storiche, ed in particolare da quelle della carboneria dell’inizio del secolo precedente.

Poco prima che il padre Lauro muoia prematuramente, Giovanni fa in tempo a scoprire la bicicletta con la quale si iscrive al neonato “Veloce Club” per partecipare al convegno ciclistico di Villa Bartolomea.

La morte del genitore costringe la famiglia a trasferirsi a Padova dove tutti tre i fratelli – Alessandro, Giovanni e l’ultimo arrivato Feliciano – troveranno modo di appassionarsi al gioco del calcio tra le file di una squadra che milita nella Prima Categoria, l’antesignana dell’attuale serie A.

Ciclismo e calcio dunque. E in quest’ultima disciplina Giovanni e Feliciano debuttano il 12 ottobre 1919 con la maglia del Padova calcando proprio il terreno dello Stadium, l’impianto sportivo che racchiude al suo interno il rettangolo di gioco e la pista di ciclismo consegnato alla città il 10 giugno 1915 e che il 6 novembre 1931 verrà intitolato proprio a Giovanni, frattanto divenuto famoso come aviatore, che proprio nel ’31 perderà tragicamente la vita in un incidente aereo.

Ma andiamo con ordine, rispettando la cronologia e le prodezze calcistiche dei due fratelli Monti. Mentre Giovanni resterà sempre fedele alla casacca biancoscudata del Padova, Feliciano per sei stagioni avrà modo di indossare anche la maglia del Torino e per tre volte addirittura quella della nazionale.

La parola d’ordine nella vita di Giovanni sembra essere una sola: velocità! Velocità in bicicletta, con il pallone al piede nel suo ruolo di attaccante e marcatore temuto e di successo, ma anche e soprattutto ai comandi di un velivolo.

Quando il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti – altro illustre cittadino di Fratta Polesine – viene rapito e poi ucciso a Roma dai fascisti, il tenente Giovanni Monti è in Cirenaica con il suo aeroplano impegnato in un conflitto estenuante e sanguinoso, nel quale dimostrerà doti di impavido aviatore venendo insignito della croce al merito di guerra e della medaglia di bronzo al valore militare.

Il suo indiscutibile valore come pilota gli varrà sia i gradi di capitano che l’inserimento nell’organico del RAV, il Reparto di Alta Velocità di stanza a Desenzano del Garda dove si addestrano piloti e personale su idrovolanti per concorrere alla conquista della coppa Schneider.

Proprio durante un volo di addestramento e collaudo, a bordo del velocissimo Macchi Castoldi M.C.72, il 2 agosto 1931 Giovanni Monti si inabissa nelle acque del lago di Garda.

Pare che l’incidente sia stato causato da un oscuro e a lungo irrisolto difetto di alimentazione del velivolo, un’anomalia che, una volta sistemata, permetterà a Francesco Agello il 23 ottobre 1934 di stabilire, sempre sullo stesso specchio d’acqua, il nuovo e tuttora imbattuto primato mondiale di velocità su idrovolanti (709,20 km/h).

La notizia della tragica morte di Giovanni Monti scosse l’opinione pubblica tanto che al suo funerale accorsero, oltre che le autorità militari della Regia Aeronautica e del Regio Esercito, anche moltissime persone e rappresentanti del mondo culturale.

Quale impianto sportivo può fermare nel tempo la memoria dello sfortunato pilota frattense se non lo Stadium di Padova? Un impianto che nella stessa struttura fonde insieme l’anello in cemento per la bicicletta – che è stato il primo amore di Giovanni – con il rettangolo di calcio, che tante soddisfazioni gli ha regalato?

Grazie alla richiesta dei dirigenti dell’A.C. Padova il sogno diventa realtà e, prima della fine del 1931, Padova inaugura il “Velodromo Monti”.

A Fratta Polesine, paese natale di Giovanni, la sua memoria è eternata da una lapide – infissa nella facciata di Casa Monti – che ricorda anche i suoi avi, Giovanni e Giacomo, affiliati alla Carboneria e per questo perseguitati dall’Austria allora imperante.

Una famiglia di cui Fratta e tutto il Polesine vanno fieri; così come Padova, che accolse Giovanni ed il fratello Feliciano in gare ciclistiche e nelle file della squadra di calcio, per dedicare poi al primo – distintosi frattanto come aviatore e tragicamente scomparso – il velodromo, una bella pista di ciclismo che contorna il campo di calcio e che tuttora costituisce un vanto per la città¹.

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Come citare questo articolo

Giovanni Rattini. “Giovanni Monti (1900-1931)”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/giovanni-monti-1900-1931/

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