Nella Gazzetta Privilegiata di Venezia del 22 settembre 1818, cronaca musicale, si legge: “Nella sera 18 corrente ebbe luogo il mensile concerto dell’Istituto Filarmonico. La Signora Giuditta Negri Pasta prima donna dell’attuale opera del Teatro di San Benedetto1, ed il Signor Socio onorario Domenico Ronconi pur primo tenore al Teatro stesso favorirono. Superiore ad ogni elogio è il merito di questi virtuosi, e l’affollata udienza non poteva cessare gli applausi, e le acclamazioni e all’una e all’altro ne’ loro pezzi a solo, e in duetto…”.
Dopo aver descritto la mirabile interpretazione della Pasta Giuditta, il testo descrive così il Signor Domenico Ronconi: “…Inutile ogni elogio al Ronconi la di cui fama troppo parla d’esso, e basta il dire che durante il corso delle attuali Recite non havvi sera, che acclamato egli non sia, e che un generale silenzio non si faccia perfino a’ suoi recitativi parlanti; sempre pregi nuovi, sempre nuove finitezze dell’arte egli offre, e ne fa prova la bella Scena di Aria già eseguita da lui nella scorsa fiera di Padova nell’Opera Elisabetta Regina d’Inghilterra, scrittagli apositamente dal Signor Maestro Antonio Baglioni addetto a questo Istituto, e ripetuta in questa occasione con generali applausi all’egregio maestro e al celebre virtuoso…”.
Importante presentazione quella qui sopra riportata, che mette in luce le qualità espressive ed interpretative di Domenico Ronconi, musicista e cantante apprezzatissimo, da annoverare tra i personaggi illustri del panorama artistico culturale del nostro Polesine e soprattutto vanto della Città di Lendinara, dove il Nostro ebbe i natali nel 1772.
Il suo fu un percorso artistico di notevole importanza, che gli permise di calcare i più noti palcoscenici europei, ottenendo sempre un caloroso riconoscimento da parte della critica e del pubblico.
L’educazione musicale, canto, forte-piano e contrappunto l’ottenne frequentando a Rovigo e a Trieste, l’ecclettico abate Giuseppe Cervellini che lo preparò per il debutto a Venezia nel Teatro di San Benedetto2. L’Opera buffa dei maestri Paisiello, Cimarosa e Mosca Luigi era inizialmente il suo repertorio musicale, dove dimostrò notevoli doti di stile e di vigore con cui scolpiva i personaggi patetici.
Dal 1802 al 1805 cantò a Pietroburgo nel Teatro Mariinsky e nel 1808 si esibì alla Scala come Primo Tenore in La Dama Soldato di Ferdinando Orlandi. A Vienna fu Direttore dell’Opera Italiana dal 1809 al 1810, ed ebbe l’onore di esibirsi innanzi al S. M. Napoleone Bonaparte Re d’Italia, il quale lo volle a Parigi per cantare alla festa del suo matrimonio con l’Arciduchessa Maria Luisa d’Austria.
Nel gennaio del 1817 lo troviamo a Milano al Teatro Re, nel ruolo di Primo Tenore nell’Opera Il Matrimonio per procura di Pacini Giovanni. In Marzo del 1817 si esibisce al Teatro Re di Milano ne l’Opera I Virtuosi di Mayr Johann Simon.
Dalla Gazzetta Privilegiata di Venezia dell’1.4.1817, si riporta: “La bella farsa, intitolata Li Virtuosi, ha ottenuto il più gran favore nel Teatro Re…” e, dopo aver descritto la farsa, l’informatore scriveva: “…il dolce e soave Signor Ronconi può dirsi per eccellenza il cantante bicipite, poiché non si saprebbe determinare se egli sia più valente come cantante serio o cantante buffo. Il riescire nei due caratteri è dono di pochi…”.
Sempre dalla Gazzetta Privilegiata di Venezia del 7.9.181, apprendiamo che a Milano presso il Teatro Re è andata in esecuzione l’Opera l’Adelaide e Comingio del maestro Pacini ed ebbe esito positivo, mentre la stessa opera rappresentata in settembre dello stesso anno, al Teatro Gallo di San Benedetto, ebbe limitati consensi. Ma non mancano elogi riservati al Ronconi e alla Pasta, per cui nella Gazzetta viene sottolineata “l’antica maestria del Signor Ronconi e la nuova abilità della Signora Pasta. Questi sono i due soli virtuosi, dei quali parlar posso…” “… il bravo Ronconi dunque è quello, che mi compiaccio di qui ricordare con lode, indicando quella vetustà si, ma sempre bella e sempre vera maniera di canto, con cui seppe in tante occasioni, ed anche in questa farsi generalmente applaudire; si soggiunga ad essa anche la sua, se non toscana chiara, però ed espressiva pronunzia, si aggiunga inoltre l’animatissima naturalezza e ragionevolezza della sua azione, e si conchiuda meco, che una fisionomia più teatrale, un fisico più robusto, una statura più elevata costituirlo tuttora potrebbero per il primo anzi per il padre di tutti i nostri tenori; che se riflettendo prudentemente ai reali non meno che ai desiderabili di lui pregi, determinarsi l’egregio Ronconi volesse all’esercizio delle parti comiche, di sostenere io m’impegno contro qualsiasi contraria opinione, ch’egli riuscirebbe il buffo per eccellenza, il nec plus ultra della sua professione…”.
Dal 1819 al 1829 cantò alla Hofoper di Monaco di Baviera, di cui fu anche impresario e regista. In quella città insegnò il canto e cominciò a comporre le prime ariette, e i relativi manoscritti sono conservati in varie biblioteche europee.
Nel 1829 si ritirò dal palcoscenico e fondò a Milano una scuola di musica e insegnò canto. Ebbe come allievi la arciduchessa Sofia di Baviera, Erminia Frezzolini, Karoline Ungher e Giuditta Pasta.
Domenico Ronconi ebbe tre figli maschi, Giorgio (1810-1890), Felice (1811-1875) e Sebastiano (1814-1900), che avviati dal padre alla carriera del canto, ottennero grandi successi di critica e di pubblico. Da notare che Giuseppe Verdi compose per il primogenito Giorgio “basso-cantante”, l’Opera lirica il Nabucco. Dalla Gazzetta Privilegiata di Venezia del 3.8.1832 si riporta: “… La grata voce, la dignitosa e all’uopo vivacissima azione, ma soprattutto i soavi modi di canto di Ronconi (Giorgio), lo appalesarono degno figlio di quell’esimio, che formava per tanto tempo le delizie del vero canto italiano…”.
Domenico Ronconi morì a Milano nel 1839 a sessantasette anni. La triste notizia fu diffusa dai giornali milanesi e parigini. Quest’ultimi lo indicarono come il tenore preferito dall’Imperatore Napoleone. Alcuni scrissero: “il nome di Ronconi era per l’arte e per gli artisti di allora quello di un Santo Padre”. 3
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “Domenico Ronconi (1772-1839)”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/domenico-ronconi-1772-1839/