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PERSONAGGI ILLUSTRI

S. Caterina Vegri (1413-1463)

La Santa discende dalla nobile famiglia Vegri, che ha lasciato il suo nome alla omonima frazione di Ficarolo

di Sondra Coizzi

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 110–113

Pochi sanno che la frazione Vegri di Ficarolo prende il nome dalla nobile casata ferrarese che diede i natali a Santa Caterina Vegri.

Il personaggio storico di Santa Caterina Vegri (1413 – 1463) rappresenta un unicum nel suo genere, in quanto insigne donna di cultura in un tempo medievale, nel quale il sapere era precluso al genere femminile. Fu monaca mistica, in un contesto religioso travolto dalle insidie eretiche della Riforma.

La nobile famiglia Vegri era attiva nella corte estense di Ferrara fin dal 1316, risultando possidente di territori feudali nella transpadana ferrarese, soprattutto in Ficarolo, in Salara e Sariano, dalla seconda metà del XIV secolo. I terreni tra Ficarolo e Gaiba furono gestiti, come testimoniano i documenti notarili, dal 1366 al 1471 direttamente dalla nobile famiglia.

Caterina venne alla luce a Bologna nel 1413, figlia del ferrarese Giovanni Vegri, notabile giurista al servizio dei duchi d’Este, e della nobile bolognese Benvenuta Mammellini. Subito dopo la nascita, Caterina si trasferì con la famiglia a Ferrara, dove crebbe alla corte estense, istruita alle lettere latine nella scuola di palazzo gestita da Guarino Veronese, insieme a tutti i giovani figli dei notabili della corte di Niccolò III. Si impegnò anche nelle arti grafiche di pittura e miniatura e nella musica, suonando uno strumento simile al violino.

Appena adolescente, Caterina visse la tragedia e la condanna a morte di Ugo e Parisina, di cui era damigella di corte. Il fatto provocò in lei una forte depressione, accelerata dalla morte del padre e le seconde nozze della madre. Decise perciò di ritirarsi dalla vita di corte per aggregarsi a una comunità laica di stampo religioso, tipica esperienza fiorente nei primi anni del Quattrocento in Italia, in altre diverse città.

Con l’arrivo a Ferrara delle sorelle Verde e Taddea della nobile famiglia Pio di Carpi, il gruppo di devote volontarie laiche, ben presto, venne trasformato in monastero di clausura secondo la regola di s. Chiara, nel 1432, anno in cui Caterina prese i voti. La scelta fu, tuttavia, foriera di forti turbamenti, che la porteranno a comporre segretamente il celebre trattato Le sette armi spirituali, terminato nel 1438. Il trattato si struttura sulla descrizione delle Sette Armi dello Spirito che servono alle novizie per vincere le molte ed angostioxe temptatione e fortissime battaglie, e cioè facendosi scudo con alcune arme da potere lezitimamente combatere contra l’astutia delli nostri nemici.

La trattazione teologica è staordinaria in quanto non esistono altri testi religiosi, nella storia della Chiesa, che citino le Armi descritte da Caterina: la prima si è dilizentia, la seconda propria difidentia, la terza in Dio confidarse, la quarta memoria passionis, la quinta memoria mortis proprie, la sesta memoria glorie dei, la setima e ultima si è l’auctorità della sancta scriptura. Il testo teologico è scritto in un italiano volgare padano del Quattrocento, proprio per la sua specificità pedagogica rivolta alle novizie, nel quale sono evidenti ovunque i segni della profonda cultura classica della Vegri, appresa nella scuola di corte di Guarino Veronese.

Dall’istituzione del monastero ferrarese, che fu intitolato al Corpus Domini, cominciò un periodo di relativa calma, di vita dedita alla preghiera, in cui Caterina assume il ruolo di maestra delle novizie.

Nel 1456 fu nominata badessa e invitata a trasferirsi a Bologna per la fondazione di un nuovo monastero di clarisse del Corpus Domini. La sua fama di superiora mite e generosa si diffonde per tutta la città di Bologna e il monastero di Via Tagliapietre diventò meta di molte giovani, ampliato ed arricchito di opere d’arte.

Durante la vita monastica, Caterina non smise mai il suo lavoro di copista e miniaturista, e continuò a coltivare la passione per la pittura su tavolette di legno e per il violino. Oltre a queste attività, si impegnò, soprattutto a Ferrara, presso il forno del monastero, come panificatrice, nonostante la sua autorità di badessa le avesse richiesto esclusivamente responsabilità amministrative.

Caterina compie due importanti miracoli mentre è in vita: lascia una grossa forma di pane nel forno, raccomandandola a Dio, per ascoltare un predicatore giunto al monastero di Ferrara e la trova dopo quattro ore ancora perfetta e fragrante. Poi guarisce un malato apponendogli sul capo una coppa benedetta. A memoria del primo evento miracoloso dal 7 al 9 marzo di ogni anno, le suore del Corpus Domini di Ferrara offrono ai fedeli una pagnottina del pane miracoloso realizzato con la ricetta della Santa.

A Bologna Caterina ricopiò il suo trattato segreto, eliminando l’originale, e prima di morire, nel 1463, all’età di cinquant’anni, dopo gravi sofferenze dovute ad una malattia che da molto tempo l’affliggeva e che la portò quasi alla cecità, lo diede in dono al padre confessore, che ne fece uno dei testi più importanti della letteratura religiosa del Quattrocento.

Dopo alcuni anni dalla morte, le suore clarisse bolognesi si accorsero che il suo corpo dalla sepoltura emanava profumi e non procedeva nella normale consunzione, così lo tolsero dalla tomba, lo vestirono con un saio e lo esposero in una cappella costruita appositamente.

Il corpo della Santa, a tutt’oggi incorrotto, si trova composto seduto su un trono ligneo nella Cappella accessibile al pubblico nel monastero bolognese in Via Tagliapietre. Ai piedi di esso sono esposti i suoi due manoscritti autografi, Le sette armi spirituali e il suo personale Breviarium, da lei redatto e arricchito di miniature e preghiere in poesia da lei stessa composte. Alle pareti della Cappella si ammirano un’icona dipinta dalla Santa e il violino che si dilettava a suonare.

I due manoscritti, conservati come reliquie in teche di vetro, sono gli unici autografi riconosciuti ufficialmente, anche se il lavoro di copista della Vegri produsse certamente un elevato numero di codici, molti dei quali sono tuttora conservati nelle biblioteche ecclesiastiche di Ferrara e Bologna.

Caterina Vegri, divenuta Santa nel 1712 – raccontano le suore dei monasteri da lei fondati – compie tutt’oggi importanti miracoli, e a Bologna è ancora molto venerata, tanto da essere appellata semplicemente “la Santa”.

Divenuta scrittrice per dovere morale e per voto religioso, Caterina è stata una donna colta e operosa, vissuta in un’epoca in cui la formazione intellettuale era appannaggio esclusivo maschile; una figura ammirevole, che rappresenta ancora oggi un esempio attualissimo di donna forte, impegnata e tenace nel fronteggiare le traversie che accompagnarono la sua breve esistenza terrena.

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Come citare questo articolo

Sondra Coizzi. “S. Caterina Vegri (1413-1463)”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/s-caterina-vegri-1413-1463/

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