Uno Stato che funziona bene è uno stato che dispone di un'amministrazione che lo faccia funzionare. Nel corso degli ultimi decenni l'efficienza della burocrazia italiana si è andata gradualmente ma inesorabilmente sgretolando. L'archivio comunale – luogo di conservazone degli atti prodotti e ricevuti dalle amministrazioni – è uno specchio lucido e impietoso di questo processo di deterioramento a livello locale.
Decenni di abbandono ed incuria hanno portato al tracollo moltissimi archivi comunali.
Alla fine degli anni '80, l'archivio di Lendinara non presentava una situazione tanto differente: soprattutto il materiale novecentesco si trovava in uno stato di conservazione disastroso e l'Amministrazione Comunale non disponeva dei fondi necessari per portare a termine un lavoro di riordino.
A partire dal 1989 (d.g.r. 8.8.1989, n. 4616/bis), però, la Regione Veneto diede il via ad un progetto che prevedeva il finanziamento per il riordino e l'inventariazione degli archivi di Comuni già sedi podestarili nella Serenissima Repubblica, un delicato lavoro di sicura rilevanza storica da svolgere sotto il controllo della Sovrintendenza Archivistica per il Veneto. Anche Lendinara si poté pertanto avvalere di questi contributi e mettere così finalmente mano a tutti i documenti d'archivio per pubblicare nel 1996 l'inventario a cura di P.L. Bagatin, E. Maletta, L. Mutterle e B. Rigobello all'interno della collana “Archivi non statali della Regione del Veneto – Inventari".
Il paziente lavoro di riordino, completato nel 1995, ha portato all'inventariazione di circa 4.000 pezzi archivistici (tra buste e registri). L'Archivio Comunale è diviso in sei sezioni.
La prima è formata dal materiale più antico che arriva sino al 1899. Purtroppo quasi nulla ci è pervenuto dei documenti relativi ai secc. X-XVIII: l’8 luglio del 1809 la cittadina di Lendinara venne occupata da circa 2.000 "briganti" che distrussero tutto ciò che era relativo ai "pubblici offici". Documenti, libri e mobili furono bruciati o gettati nell'Adigetto. Si salvò soltanto la parte dell'archivio podestarile relativa ai diritti delle famiglie e poco altro. Una perdita particolarmente grave data l'enorme mole cartacea andata persa (come si ricava da quanto conservato negli Archivi di Stato di Modena e Venezia). La serie è formata da 99 buste e da 37 registri, catastici e mappali settecenteschi molto interessanti.
Fra l'altro è conservato un copialettere con il testo di quattrocento missive ufficiali delle autorità lendinaresi durante l'occupazione francese scritte fra il maggio 1797 e il gennaio 1798.
La seconda sezione è composta da 200 buste nelle quali il materiale è ordinato secondo le quindici categorie previste dalla legge del 1897. Nella terza sezione sono conservate 39 serie speciali fra le quali quelle dell'alluvione del 1951 e delle due guerre mondiali, mentre la quarta è composta dai vari registri, a partire da quelli di stato civile del 1871 e la quinta dai conti consuntivi.
A parte è la sesta sezione comprendente tutto il materiale degli archivi aggregati, cioè di quegli enti che, pur essendo formalmente indipendenti dal Comune, hanno fatto confluire il loro archivio in quello comunale, come l'E.C.A. e l'O.M.N.I., ma anche il materiale dell'archivio del Comune soppresso di Ramodipalo.
A Palazzo Boldrin non sono conservati solo gli antichi documenti del Comune, ma si trovano anche archivi privati, molto interessanti e non solo per la storia e la cultura del Polesine: contengono i carteggi di nobili famiglie confluiti per via di matrimoni nell'archivio dei Malmignati di Lendinara acquistato dal Comune.
In esso accanto alla documentazione di rilevanza soprattutto locale, come possono essere gli spezzoni degli archivi delle famiglie lendinaresi dei Petrobelli, dei Leopardi e dei Rodari e dei Cattaneo, perlopiù contenenti documenti araldici, testamenti, carteggi epistolari e contabilità, di notevole importanza risulta in particolare l'Archivio dei De Lazara.
La nobile famiglia padovana dei De Lazara nasce dal matrimonio celebrato nel 948 tra la ricca Lazara, signora del castello di Conselve, e Pietro Lanscier, capitano al servizio di Luigi IV d'Oltremare, re di Francia. I membri di questa stirpe ricoprirono importanti cariche sin dal tempo dei Carraresi e si distinsero notevolmente anche sotto il dominio della Serenissima. Quando nel 1859 si estinse il ramo della famiglia detto di S. Francesco, per il palazzo che possedeva nella via omonima in Padova, l'archivio passò ai Malmignati; fu quindi trasferito nel palazzo di Lendinara e da qui, infine, alla sede attuale, nella biblioteca.
È composto da circa settecento pergamene distribuite nel corso di sette secoli, a partire dalla fine del XII secolo, e da molti manoscritti cartacei: tre del trecento, diverse centinaia del quattrocento, migliaia del cinquecento e decine di migliaia del seicento, per ridiscendere di numero nel settecento e nell’ottocento, quando l’attività della famiglia andava affievolendosi. Molti sono i volumi di ordinaria amministrazione, ma si conta anche un epistolario di circa 23.000 lettere, le più antiche risalenti alla seconda metà del quattrocento. Importantissimo è il carteggio di Giovanni De Lazara (1744-1833) uomo coltissimo e grande collezionista che ricoprì, fra le altre, la carica di Ispettore e Sovrintendente alla pittura in Padova, e che si dedicò alla vita politica durante l’occupazione francese.
Ultimo in ordine di arrivo a Palazzo Boldrin, ma non certo per importanza, è l’Archivio Marchiori concesso dalla famiglia in comodato nel 1991. Come è noto il lendinarese Giuseppe Marchiori (1901-1982) si distinse non solo come poeta e pittore, ma soprattutto per la sua attività di critico d’arte che svolse con acutezza e sensibilità. Come artista e critico ebbe contatti molto stretti con le principali personalità del panorama culturale contemporaneo, italiano e non, con le quali ebbe rapporti epistolari frequenti.
Molta della documentazione del Marchiori è formata proprio dalla corrispondenza con artisti come De Pisis, Guttuso, Afro, Saba, Manzù, Vedova, Ravenna, Rossi, Bonnard e molti altri, costituendo una vera e propria miniera di informazioni per studiosi ed appassionati di arte contemporanea.
Parte di tale preziosa documentazione è stata riordinata dalla sig.na Cinzia Pavan che ha svolto proprio a Palazzo Boldrin lo stage del corso per “Esperto di archivistica Moderna” finanziato dalla Regione e organizzato da Ireecoop con la collaborazione di Turismo e Cultura nel 1996.
È possibile accedere sia all’archivio storico comunale che agli archivi privati delle varie famiglie previo appuntamento col direttore della biblioteca, il dr. Bagatin (tel. 0425/63173).
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Come citare questo articolo
Lorenzo Maggi, Francesca Pivirotto. “Gli Archivi Storici di Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-archivi-storici-di-lendinara/