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STORIA - TRADIZIONI

Gli Etruschi di San Cassiano

Nel territorio una serie di fattorie per rifornire di alimenti l’antica città di Adria

di Enrico Maragno

Ventaglio Novanta n. 23 2001 pp. 38–39

Era noto dalle fonti antiche che i Greci, durante i loro viaggi nel Mediterraneo, approdavano ad Adria con i cui abitanti intrattenevano rapporti commerciali. Sappiamo che ad Adria erano presenti sia genti venete che etrusche e quindi la città poteva configurarsi come un attivo emporio. I Greci portavano splendidi vasi, oggetti di bronzo frutto di un artigianato evoluto e riportavano in patria derrate alimentari. Ma da dove potevano provenire questi prodotti, visto che Adria, città deltizia, forse non si prestava per coltivazioni ed allevamenti?

La risposta è giunta recentemente in seguito ad uno scavo archeologico effettuato dalle Università di Ferrara e di Pavia ed alle ricerche del Gruppo Archeologico di Villadose a San Cassiano di Crespino.

Il professor Harari ha diretto uno scavo che si è protratto per vari anni (dal 1994 al 2000) in una zona dove erano affiorati resti ceramici attribuibili all'età del Ferro. Lo scavo ha portato ad individuare e a studiare alcuni ambienti di una abitazione risalente alla fine del VI secolo a.C. Segue poi una fase di vita ben documentata dai reperti scavati relativi all'inizio del V secolo. Dopo il 470 a.C. è stata documentata una ristrutturazione planimetrica e una seconda fase abitativa in pieno V secolo.

Sono state messe in luce robuste fondazioni costituite da blocchi di trachite provenienti dai Colli Euganei. È stato provato che le pareti erano costituite da una armatura di legno riempita e spalmata di argilla cruda (tecnica dell'incannucciata). Il tetto risulta crollato e asportato già in antico ma era presumibilmente costituito da tegoloni simili a quelli romani.

La casa risulta lunga circa 13 metri per una larghezza di quattro e mezzo. I reperti rinvenuti sono stati scarsi, ma significativi per la datazione: ceramica attica a figure nere e a figure rosse, un'ansa di secchio in bronzo, pesi da telaio e fusarole in terracotta che documentano la pratica domestica della filatura e della tessitura e abbondate ceramica proveniente da contenitori da mensa e da cucina, fra cui predomina la cosiddetta depurata etrusco-padana.

L'indagine, diretta dal prof. Harari, ha portato anche a individuare tracce di antica aratura del terreno, mentre uno studio paleobotanico ha potuto segnalare resti e semi di frumento, orzo, farro, panico, favino, cicerchia, lenticchia, vite e, con minor certezza, di veccia, pisello e fico.

Mentre procedevano gli scavi, il GAV era impegnato, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, in una metodica ricerca di superficie, partita nel 1995, riguardante un'area di 4700 ettari nei comuni di Pontecchio, Guarda e Crespino oltre a Fenil del Turco in comune di Rovigo.

I ricercatori del GAV, grazie a precedenti uscite, erano allenati a riconoscere usualmente ceramica e resti romani, la ceramica medievale ed anche quella rinascimentale lasciata sul terreno dai coloni stanziati sul territorio dopo le bonifiche estensi della fine del 1400. Infatti in tale area sono stati individuati 144 siti romani e 91 del periodo medievale-rinascimentale.

Le iniziali difficoltà nell'identificare i materiali ceramici di questi siti nella zona di San Cassiano (dove concomitavano anche minuscoli frammenti di ceramica attica) sono state risolte soltanto dopo una consultazione con gli esperti che hanno potuto attribuire genericamente il materiale, che non è stato ancora studiato, a siti preromani dell'età del Ferro, compatibili con quello scavato dai prof. Harari.

Complessivamente sono stati individuati in superficie 17 siti preromani attribuibili all'ambito culturale etrusco. Tali affioramenti sono caratterizzati dalla presenza di abbondanti frammenti di contenitori per lo più da mensa e da cucina e assenza di materiale da costruzione in pietra o laterizio. Tutti gli insediamenti si pongono nel raggio di circa 2 chilometri di distanza dal sito scavato dai prof. Harari.

Ovviamente la ricerca di superficie può segnalare solamente affioramenti di materiali, in quanto gli strati archeologici sono stati intaccati e portati alla luce dagli aratri e dai ripuntatori. Pertanto sarebbero necessarie ulteriori ricerche ed eventuali nuovi scavi per confermare l'ipotesi già avanzata dal prof. Harari: la presenza di una serie di piccole fattorie, in collegamento con la città di Adria che sfruttavano il territorio a sud del Tartaro (Po di Adria) e che rifornivano la città di prodotti alimentari.

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Come citare questo articolo

Enrico Maragno. “Gli Etruschi di San Cassiano”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-etruschi-di-san-cassiano/

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