Tra i numerosi ritrovamenti di epoca romana del primo periodo imperiale, alcune lapidi epigrafiche rinvenute a Lendinara testimoniano la presenza nel territorio di abitatori soggetti al Municipio di Este con la Tribù Romulia. Per tuffarci in quel periodo storico-ambientale viene a noi in aiuto un evidente paleoalveo disseminato di insediamenti archeologici di epoca romana descrivente un percorso da Crocetta a sud di Badia, e verso i campi di Ramodipalo e la località S. Antonio, per raggiungere Lendinara in zona S. Biagio. Mentre l'Adige scorreva ancora verso "Atheste", tale corso antico del Tartaro proseguiva per "Capaziana" , "Longalis" (Bornio) e "Rodigie".
Questo antico fiume di Lendinara dovette funzionare perlomeno fin quando, a fine del VI secolo d.C., Roma decadde e, con l'incuria del territorio del periodo barbarico, i fiumi nostri, privi di ogni controllo, iniziarono a vagare a loro piacimento:
Quando l'Adige "Vedre" o "vetus" scese verso il Polesine di Rovigo presso "Petra" (Badia) e "Luxia", l'idrografia del territorio altopolesano dovette subire profondi mutamenti: molti fiumi di epoca romana decaddero, riducendosi progressivamente a fossi, con stradette di campagna e colture entro i loro alvei.
Per tentare una ricostruzione territoriale di quella fase ancora altomedievale in cui si veniva a formare l'insediamento lendinarese col "castrum" di Ugo il Grande di Toscana, i possedimenti del Vescovo di Adria e l'altro castello dei Cattaneo in riva destra dell'Adige-Adigelto, ci viene in soccorso il famoso atto di donazione dei Marchesi Franca e Almerico, primi promotori della allora costruenda "Schola Sacerdotum" di Santa Maria all'Adige di Badia.
Tale documento reca la descrizione di un fondo limitato tra l'Adige Vecchio fino al "ruta de Cardinario" (Castagnaro) e, da parte orientale, un "ruta de Adice" con una "Visinara corente", il Gioverno, la Fossa dei Molini, il "Remissa de Tartaro", antichi corsi che bagnavano le Valli di "Ramodepalus" e S. Biagio.
Fermiamo la nostra attenzione sul Visinara, corso d'acqua che non figurò poi in nessun altro documento, come se, il menzionato Rotta di Adige di Badia (per molti studiosi l'Adigetto odierno) prendesse in dono il letto del vecchio fiume.
Una antica località "Vissenaria" ancora nel 1300 e 1500 figurava presso Cavazzana coi feudi vangadiciensi, attribuiti a Obizzo e Casa d'Este, testimoniando il passaggio di quel fiume da quelle parti.
Il Rotta di Adige (Adigetto) con ingente portata d'acqua, delimitava il territorio veronese, verso S. Biagio. Separandolo da quello padovano con S. Sofia. Se si vuole puntualizzare meglio diremo di S. Maria Annunziata, poiché, a quanto riferitoci dai parroci di Lendinara, questa fu la precedente patrona del territorio a nord dell'Adigetto. I resti di questa primitiva chiesa lendinarese giacciono ora presso la farmacia Mastelli verso la Piazzetta S. Marco; la chiesetta era interna al primo "castrum" di Ugo il Grande di Tuscia, compreso anche di porto fluviale come recita un documento del 996.
Nel citato documento dei marchesi Franca e Almerico si vede tale castello e fondi in "finibus Lendenariae" essere ceduti in donazione ai Frati di Badia.
Per la datazione del Castello dei Cattanei Conti di Verona, prestando fede all'Epitome di Don Taddeo Cattaneo, si andrebbe all'870, per cui, in questo caso, mancando ancora l'Adigetto (Ruta de Adice), come Don Fraccon asseriva, il maniero veronese si specchiava in altre acque, forse in quelle del "Visinara corente".
La presenza comunque del "Castrum" dei conti Da Lendinara-Cattanei viene confermata dal lato di S. Biagio in un documento, per quanto mi è dato di conoscere, riguardante un atto datato 20 ottobre 1330 in cui si concede una vendita a Jacopino di Andriolo dai fratelli Antonio e Vinciguerra, conti di Verona, di un appezzamento e di un gorgo situati in località Gaibo, dalla parte di Ramedello, in contrada Valbona.
L'atto, stipulato a Lendinara "a latere sancti Blanxii in castro dominorum comitum" chiarisce la posizione delle fortificazioni veronesi in destra dell'Adigetto, il quale, all'epoca di fondazione, rappresentava un ramo principale dell'Adige (Corrain).
I conti veronesi possedevano due posizioni fortificate a destra del fiume: una in S. Biagio, individuabile nei resti del Castel Trivellin e l'altra presso Castel Gaibo di fronte a Villanova. Entrambe le fortezze furono oggetto di attenzione negli antichi statuti di Verona, oltre a quelle di Francavilla di Badia e Rovigo.
Circa mezzo secolo prima della donazione di Ugo alla Vangadizza, nel 944, Lendinara figurava insieme ai beni della Diocesi di Adria. Una bolla di Marino II papa contiene l'atto di concessione al vescovo Paolo, forse della famiglia Cattaneo, dei fondi e luoghi spettanti alla Diocesi, tra i quali "Massa Capazina, et Lendenaria una cum Silva sua usque in fluvium Adicem".
Si affaccia dunque verso il Mille un primitivo insediamento medievale della nascente Lendinara in riva all'Adige-Adigetto coi conti di Verona, futuri Lendinara-Cattanei a destra del fiume. Contemporaneamente, sulla sinistra del corso d'acqua, fanno valere i loro diritti due poteri religiosi: la Diocesi di Adria e la Vangadizza di Badia.
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Come citare questo articolo
Paolo Mischiatti. “Lendinara nell’alto Medioevo”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/lendinara-nellalto-medioevo/