Dopo secoli di dominio estense, nel 1395 Rovigo passò sotto il controllo della Serenissima quale garanzia di un prestito di 50.000 ducati fatto dalla Repubblica di S. Marco al ducato di Ferrara. Ma dal 1438 al 1484 Rovigo conobbe per la seconda volta la dominazione estense.
Terra di confine tra la Repubblica veneta ed il Ducato ferrarese, il Polesine fu spesso conteso dalle due potenze, che, nell'alternarsi nel governo del territorio, lasciarono nel capoluogo testimonianze indelebili della loro presenza, per cui il gusto veneziano e quello ferrarese si confondono, conferendo alla città una sua fisionomia tutta particolare.
Il contesto storico
Nel cinquantennio in cui, nel corso del XV secolo, per l'alternarsi delle vicende politiche, il dominio ferrarese prevale su quello veneziano, due fortunate coincidenze permettono alla città di arricchirsi di importanti edifici di indiscusso pregio artistico: da una parte la famiglia rodigina dei Roverella ascende ai più elevati gradi della carriera ecclesiale proprio nella città estense, dall'altra Ferrara diventa una delle capitali del Rinascimento italiano. Infatti verso la fine del '400 Ferrara conosce un periodo di straordinario splendore, sotto la guida illuminata di Lionello, Borso ed Ercole I° della casata d'Este.
Vera capitale rinascimentale, Ferrara è la culla di una scuola pittorica che trova in Cosmé Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti i grandi maestri che con le loro opere impreziosiscono le chiese ed i palazzi estensi. A questo periodo risale la cosiddetta addizione erculea, cioè l'ampliamento urbano della città, solcata da una rete di ampie vie rettilinee che si incrociano, secondo uno schema urbanistico tuttora conservato.
Il grande artefice di questa innovativa opera, fu Biagio Rossetti, architetto prediletto dalla famiglia ducale, nato nel 1447 e morto nel 1516, la cui attività si svolse quasi esclusivamente a Ferrara. Le nuove vie vengono abbellite dallo stesso Rossetti, con palazzi che lo rendono giustamente famoso: palazzo dei Diamanti, palazzo Turchi di Bagno, palazzo Sacrati. Biagio Rossetti contrae con i Roverella rapporti costanti ed impegnativi.
In questo arco di tempo la famiglia Roverella è certamente la più ricca e influente di Rovigo, e proprio nella città estense trova l'ambiente per un grande rilancio politico-istituzionale.
I tre fratelli Roverella arrivano a cariche ecclesiastiche di grande prestigio. Bartolomeo (1406-1476) è uno dei personaggi più insigni della nostra città, ricordato da una lapide nel portico della Rotonda che ne traccia le tappe fondamentali della sua vita: vescovo di Adria, di Ravenna quindi nominato cardinale da Pio II nel 1461, incoronò re Ferdinando a Napoli, fu sepolto a Roma; Lorenzo, fu vescovo di Ferrara nel 1460; Nicolò venne nominato Abate generale degli Olivetani nel 1472.
Gli stretti legami tra i Roverella e il mondo artistico ferrarese sono testimoniati in vario modo: la morte di Lorenzo, vescovo di Ferrara, avvenuta nel 1474, ispira Cosmé Tura alla creazione della sua opera più celebre: la Pala Roverella, un polittico di cui fa parte una tavola raffigurante la Madonna in trono con gli angeli, ora alla National Gallery di Londra. Di Biagio Rossetti è poi il palazzo Roverella di Ferrara, (vicino al castello, in Corso della Giovecca) e molto probabilmente anche quello di Rovigo.
Palazzo Roverella
Che anche il palazzo Roverella situato a Rovigo, sul lato sud della piazza principale, sia di Biagio Rossetti, non esistono prove certe, tuttavia l'autorevole attribuzione di Bruno Zevi lo rende altamente probabile. Il tipico aspetto vermiglio con mattoni faccia a vista, conferisce alla piazza una testimonianza visivamente rilevante del dominio estense. Nel 1476 poco dopo la morte del Cardinale Bartolomeo, la costruzione dell'edificio fu interrotta.
Nei secoli successivi il palazzo subì vari rimaneggiamenti, che tuttavia lasciarono inalterato il suo tipico aspetto. Il colonnato, specialmente nella sua porzione terminale, ha una forte analogia con Palazzo Bevilacqua di Ferrara, la qual cosa conferma l'attribuzione a Biagio Rossetti.
Il chiostro di S. Bortolo
Anche il chiostro del monastero di S. Bortolo è comunemente ritenuto opera del grande architetto ferrarese.
Del monastero di S. Bortolo si hanno notizie fin dal Medio Evo, quando in questa zona, allora isolata dal contesto urbano, si insediarono gli Umiliati, ordine religioso dedito alla lavorazione della lana. Nel corso dei secoli successivi, la comunità si riduceva di numero e di importanza mentre il convento, a causa dello stato di abbandono in cui era lasciato, subiva un progressivo deterioramento.
Nel 1474 il cardinale Bartolomeo, ottiene dal Papa una "breve", in forza della quale il Convento passa dalla Congregazione degli Umiliati all'Ordine degli Olivetani, il cui superiore è il fratello Nicolò.
Con il passaggio alla potestà dei Roverella, il convento viene sottoposto ad imponenti lavori di restauro. Nicolò provvide alla demolizione del vecchio convento, ormai in precarie condizioni di manutenzione, e alla edificazione di un nuovo chiostro, quello definitivo giunto ai nostri giorni.
La costruzione del chiostro inizia nel 1474; in quel periodo B. Rossetti era impegnato su commissione dei Roverella a Ferrara: per Bartolomeo costruiva il palazzo Roverella, per Nicolò il Convento di S. Giorgio. È verosimile che, in considerazione degli stretti legami con i due prelati, le attenzioni dell'architetto si rivolgessero anche alle proprietà site nella loro città di origine.
D'altra parte la somiglianza con il chiostro di S. Giorgio a Ferrara, depone per una sua presenza anche nella progettazione del chiostro rodigino. Inoltre il colonnato del chiostro con relativo capitello, costituisce un elemento architettonico di grande interesse per l'analogia con il portico di palazzo Roverella. Pure in questo caso quindi, le vicende storiche della famiglia Roverella forniscono il presupposto per definire l'attribuzione di una importante opera.
Conclusioni
La breve ma intensa stagione rodigina di Biagio Rossetti ha lasciato una traccia duratura nell'assetto urbanistico della nostra città. È curioso notare come Rovigo, che presenta dei connotati simili a tante altre città venete, conservi altresì aspetti architettonici che testimoniano gli stretti legami che spesso si sono intrecciati con la vicina città estense.
E forse, nel ripercorrere queste vicende che in anni lontani hanno tracciato la storia di Rovigo, riscopriamo tutto il fascino di questi edifici, che pur essendoci familiari, non per questo perdono la carica del loro grande valore artistico.
BIBLIOGRAFIA
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Come citare questo articolo
Franco Gemelli. “La stagione rodigina di Biagio Rossetti”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-stagione-rodigina-di-biagio-rossetti/