In un precedente intervento su questa rivista (Ventaglio n. 21 “C’era una volta ‘La Retinella’”) abbiamo accennato al salvataggio in extremis, prima del crollo della chiesa campestre della Retinella, borgata a sud di Loreo, di alcune importanti tele oggi conservate presso l'oratorio della SS. Trinità di Loreo.
Tra queste una – purtroppo deturpata da una desolante mutilazione – è stata sottoposta ad un attento lavoro di restauro portato a termine da Walter Piovan di Albignasego.
In seguito a questo occulato intervento è stato possibile ricostruire la storia del dipinto e soprattutto attribuirne la paternità. Partendo dai dati iconografici e stilistici se ne può tentare una lettura.
In alto, oltre le nuvole, siede la Madonna, vestita di rosa e azzurro, con il Bambino ritto su un ginocchio, l'affianca S. Anna con veste rossa e manto verde; intorno, tra le nuvole, spuntano teste di angioletti. In basso si allineano le tre figure superstiti delle quattro originarie. A sinistra si riconosce S. Bartolomeo, a destra S. Pietro e S. Marco.
L’impostazione compositiva e lo stile pittorico lasciano supporre si tratti di un dipinto del Cinquecento, presumibilmente giunto a Retinella da Venezia.
Dopo la pulitura, in fase di restauro, sul lato sinistro della tela, sopra la testa di S. Bartolomeo, comparve in caratteri corsivi maiuscoli una scritta: DPV n. 397.
La sigla DPV (Demanio Province Venete) richiama l'inventario del patrimonio pittorico veneto proveniente dalle chiese e monasteri soppressi e divenuto proprietà dello Stato nel periodo napoleonico e post-napoleonico.
Infatti consultato questo inventario al n. 397 si trovarono puntualmente le annotazioni relative al nostro dipinto. Si tratta di "La Vergine in gloria con S. Anna e quattro Santi". Autore: Domenico Campagnola. Provenienza: Chiesa del Monastero di S. Anna in Padova. Qualche incertezza sull’anno: 1545 (?). Figura mancante: San Giovanni Battista.
Per individuare quest'ultima è bastato sfogliare il "catalogo" delle pitture pubbliche di Padova compilato da Giovanni de Lazara alla fine del Settecento e integralmente pubblicato, anni fa, da Alberta de Nicolò Salmazo.
Vi troviamo descritta, nella Chiesa di S. Anna, "La tavola dell'Altar Maggiore con la Beata Vergine e il Bambin Gesù e S. Anna posti in alto; S. Pietro, S. Giovanni Battista e altri Santi nel piano, opera di Domenico Campagnola, ma molto danneggiata nella parte anteriore da chi tentò di accomodarla".
La "scheda" porta la data del 1793: Ne ricaviamo così con sicurezza sia la Chiesa di origine del nostro dipinto, sia l'identificazione della figura oggi mancante, che era un S. Giovanni Battista.
Colpito il monastero, appartenente alle monache benedettine, dalla soppressione napoleonica (decreto vicereale 28 luglio 1806), tra i suoi arredi questo solo dipinto fu scelto dal commissario governativo Pietro Edwars per essere conservato alla "Corona", ossia allo Stato. Il quadro, infatti compare nell’“Elenco delle pitture scelte a disposizione della Corona" redatto dallo stesso Edwars nel 1808: "Da S. Anna di Padova, Domenico Campagnola. Beata Vergine con il Bambino, S. Giovanni Battista, S. Bartolomeo, S. Pietro, S. Marco, in tela, 8,6×5,10".
Trasferito a Venezia, il quadro venne collocato nel deposito demaniale della Commenda di Malta, il cui inventario reca la data del 1822, e in tale fase venne marcato con la sigla e il numero, dipinti a biacca. Subito dopo però ne uscì, ceduto all'abate Luigi Celotti. Il nostro Campagnola, al momento dell'acquisto, era valutato 25 luigi d'oro; per fare un paragone si noti che il Martirio di S. Stefano del Carpaccio, ora a Stoccarda, era stimato 20 luigi.
Due documenti inediti dell'Accademia delle Belle Arti di Venezia consentono di seguire qualche successiva mossa del Celotti e di riflesso del nostro dipinto.
Il 10 maggio 1829 l’abate Celotti chiede il permesso di esportare all’estero parecchi suoi quadri, nell’elenco dei quali, tuttavia, non compare il Campagnola.
Il 29 dello stesso mese una nota governativa avverte l’Accademia che “sette dipinti di ragione dell’abate Celotti stanno per essere posti a privata lecitazione in casa del Sig. Cav. Comelio a S. Canciano” (Ve).
Il documento non precisa purtroppo quali quadri stavano per essere messi in vendita e perciò ignoriamo la sorte immediata del nostro: di sicuro non finì a Stoccarda come è avvenuto per le opere del Carpaccio.
Il Campagnola rispunta solo ora; ma si può facilmente supporre che sia giunto nella sperduta Chiesa di Retinella non molti anni dopo quelle date. La Chiesa di Retinella alla metà dell’Ottocento venne a trovarsi al centro delle vaste tenute dei Papadopoli, i quali avevano intrapreso allora la bonifica e la colonizzazione agraria di buona parte del paludoso territorio di Loreo.
Ancora oggi è possibile vedere lo stemma dei Papadopoli su parecchie case coloniche, ancora in piedi, ma bisognose di urgenti interventi di recupero, e tuttora, in queste stesse terre, il nome dei Papadopoli resta proverbiale per indicare grande ricchezza.
È probabile quindi che il quadro del Campagnola sia stato comprato dai Papadopoli (o da qualche altro notabile che aveva interessi fondiari nella zona) sul mercato veneziano e collocato nella Chiesa dei loro coloni polesani.
Sciolti i principali dubbi sull’identità della tela e sulla sua storia esterna, in assenza di documenti di archivio, possiamo situare cronologicamente la pala di S. Anna solo esaminandone con attenzione le ragioni stilistiche e ripensandole in relazione a tutto lo sviluppo del pittore.
La ricerca fin qui condotta, nella comparazione di altre opere del pittore, punta a datare la tela ritrovata ad un momento compreso nella seconda metà del quarto decennio del ’500 (1537-1545).
Attualmente il dipinto “La Vergine in gloria con S. Anna e Santi”, restaurato, si trova, con altri quattro dipinti, pure provenienti dalla Chiesa di Retinella e restaurati, nella Chiesa Oratorio della SS. Trinità in Loreo, sede della omonima confraternita – meta di tanti visitatori – per arricchire il già prezioso patrimonio artistico di questa cittadina, “piccola Venezia” e “antica capitale del delta”.
BIBLIOGRAFIA E FONTI STORICHE:
Archivio Parrocchiale, Loreo.
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Come citare questo articolo
Erminio Marzola. “La Vergine del Campagnola”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-vergine-del-campagnola/