L’amore, l'eterno motore che smuove le montagne e che trasforma i cuori, ha costituito la molla che ha portato, a quanto sembra, il poeta inglese, Lord Byron, primario rappresentante del Romanticismo europeo, a dimorare nel 1819 nel Delta polesano. Egli infatti soggiornò per qualche tempo, nella villa veneta di Ca' Zen, ora villa Avanzo, ove viveva la contessa Teresa Gamba Guiccioli di cui il poeta era innamorato.
La locuzione "a quanto sembra" è dovuta all'incertezza della storicità del soggiorno di Byron a Ca' Zen: mancano infatti prove documentate, ma la tradizione non ammette dubbi. È dunque molto probabile che gli incontri tra la contessa Teresa Gamba Guiccioli e il poeta Byron ci siano veramente stati, nella villa che sorge sulla riva destra del Po di Venezia. E proprio qui il poeta ha trovato l'ispirazione per scrivere una poesia dedicata a Teresa e al grande fiume. La composizione, intitolata "Al Po", fu scritta nell'estate del 1819.
Teresa era sposata, allora, al conte Alessandro Guiccioli, già vedovo; un matrimonio combinato, che vedeva una notevole differenza di età tra i due: Teresa infatti aveva 19 anni e il marito 69.
La bella contessina certamente non rimase insensibile al fascino del giovane lord inglese, quando una sera dell'aprile del 1819, a Venezia, a casa della contessa Benzon, lo stesso marito le presentò il poeta.
La passione scoppiò presto tra i due e "quando il conte Guiccioli volle lasciare Venezia per visitare i suoi beni nell'isola di Ariano" (secondo quanto scrisse il nipote Alessandro Guiccioli nel libro intitolato "Memorie di una famiglia patrizia", ed. Zanichelli, vol. 1°, pag. 24) "e si portò seco la moglie, Byron ne fu disperato. Aveva preso una bella cotta… ".
Poco dopo la contessa se ne andò a Ravenna, sua terra d’origine, e scrisse a Byron che la raggiunse nella città romagnola. Il poeta dimorò prima presso un albergo, vicino al sepolcro di Dante Alighieri e poi, invitato dallo stesso conte Guiccioli, fu ospite in casa sua.
Si sa che Byron fu amico anche del fratello di Teresa, conte Pietro Gamba e che da costui fu iniziato alla Carboneria. Byron partecipò anche, con armi e con denaro, ai moti del 1821.
Ben presto il poeta divenne il capo dei carbonari a Ravenna e intorno a lui si radunavano i Gamba e i loro amici. La sede dell'incontro era la villa di Filetto, casa natale di Teresa, a poca distanza da Ravenna; lì si ordivano le congiure.
Si sa che gli Austriaci il 7 febbraio 1821 invasero l'Emilia e incominciarono a perseguitare e arrestare molti patrioti romagnoli, alcuni dei quali riuscirono a fuggire. Alcuni di questi, Ruggero Gamba, padre di Teresa e il fratello Pietro ripararono prima a Firenze, poi a Pisa, in seguito a Genova.
Teresa rimase in quel periodo sola con Byron e fu allora che il marito chiese la separazione. La contessa andò poi a Pisa, e a Genova, seguita, successivamente dal poeta.
Quando Byron il 14 luglio 1823 lasciò Genova per la Grecia, Teresa fece in modo di farsi perdonare dal marito che la riprese in casa. Nel 1824, quando la riconciliazione con il marito era ormai consolidata, giunse la notizia della morte del poeta. Ma successivamente la giovane contessa si separò nuovamente e se ne andò in Inghilterra, dove frequentò il salone di lady Blessington e più tardi sposò il marchese De Boissy, uomo ricchissimo. Con il nuovo marito raggiunse Parigi e, dopo la morte di costui, si ritirò a Firenze, dove morì nel 1879.
Ma torniamo al tempo di lord Byron: proprio per il suo amore verso Teresa, il poeta viaggiò spesso tra il 1819 e il 1821 fra Venezia e Ravenna, trovando il tempo e l’occasione di fermarsi a Ca’ Zen, dove ancor oggi esiste la stanza nella quale, si vuole, abbia dormito.
La sua vita non è mai stata semplice e tranquilla. Nacque a Londra nel 1788. Ben presto però il padre si dimostrò un violento e pertanto il ragazzo trascorse la sua infanzia con la madre ad Aberdeen; completò poi la sua educazione ad Harrow e a Cambridge. Nel 1809 fece parte della Camera dei Lords.
Come indispensabile completamento di ogni educazione, partì per un lungo viaggio per il Portogallo, Spagna, Malta, Albania, Grecia e il Levante.
Si ispirò a questi viaggi per scrivere nel 1812 “Il Pellegrinaggio del giovane Aroldo”; altre raccolte di versi furono pubblicate precedentemente a questa sua opera e altri componimenti saranno scritti in seguito.
Nel 1815 sposò Anne Isabelle Milbank, forse per sistemare le sue finanze disastrate e per mettere ordine alla sua vita, ma fu un matrimonio di breve durata. Infatti l’anno dopo, nata la figlia Augusta Ada, la moglie lo abbandonò, anche perché vi erano insistenti voci di un rapporto tra lui e la sorellastra Augusta.
Successivamente si legò, in Svizzera, con Claire Clemont da cui ebbe la piccola Allegra, morta poco dopo. Durante la sua permanenza in Svizzera, incontrò il poeta inglese Shelley che lo avvicinò ancora di più alle idee romantiche.
Nel 1817 si stabilì in Italia, viaggiando, come si sa, tra Venezia, Ravenna, Pisa e Genova. Scrisse in questo periodo un’altra grande opera “Don Giovanni” del 1819-1824.
Nel 1823, nominato membro del Comitato per l’indipendenza della Grecia, lasciò Teresa Guiccioli per combattere a favore della libertà di questa Nazione, gravata dall’oppressione turca, trovando la morte a Missolungi. Le sue spoglie portate in Inghilterra, furono respinte dall’abbazia di Westminster e quindi accolte nella tomba di famiglia, a Newstead Abbey. Gli verrà eretto un monumento nell’angolo dei poeti a Westminster solo nel 1969.
Nella vita del poeta la figura di Teresa Gamba Guiccioli fu molto importante. Abituato alle avventure, Lord Byron era un uomo di mondo, come si suol dire, che viveva al di sopra di ogni regola, spendeva, spandeva. Grande viaggiatore, non era riuscito a stabilire legami duraturi con nessuna dama dei suoi tempi. Solo con Teresa Gamba aveva dimostrato un interesse più profondo, provando una forte passione e stabilendo un legame che poi egli, spirito molto libero, interruppe con la sua dipartita verso la Grecia, motivata dalla nobile causa dell'indipendenza di quella nazione.
Non bisogna dimenticare, tuttavia il valore di Byron dal punto di vista poetico, egli infatti fu una delle forze dominanti e determinanti del Romanticismo. Lodato da Goethe, in Germania fu il padre spirituale di Heine, fu maestro di poesia in Russia, in Spagna e in Italia. Anche in Inghilterra la sua opera è stata rivalutata, ed oggi la critica inglese riconosce la versatilità del poeta.
Al periodo di Ca' Zen e di Venezia, dobbiamo la sua ispirazione per la poesia "Al Po", scritta il 2 giugno 1819, opera composta in 13 quartine, di cui è stata fatta una traduzione dall'insegnante di lingua inglese Luisa Bullo di Chioggia, docente presso la Scuola Media di Taglio di Po che, assieme all'insegnante di lettere Margaret Crivellari ha trasformato alcune parole di vecchio inglese in un italiano accessibile; una traduzione il più possibile letterale, ma anche poetica.
In questa poesia, il poeta parla del suo amore per Teresa. Il suo tumultuoso amore viene paragonato alle acque del Po altrettanto tumultuose, quando il fiume esce dagli argini e inonda i terreni accanto.
E mentre Teresa passeggia lungo le rive, pensando a lui, egli nello stesso tempo pensa a lei e al suo amore, contrastato da un destino distratto che li tiene lontani.
Gli occhi della sua donna, rispecchiandosi nel corso d'acqua, incontrano l'onda che il poeta fissa.
Infine il poeta conclude affermando che è inutile lottare contro l'Amore, e chiede al tempo come mai faccia durare ancora la sua forte passione.
Il poemetto, che qui di seguito proponiamo nella recente traduzione, fu pubblicato per la prima volta nel 1824 nella "Conversation of Lord Byron". Fiume! Che rotoli lungo le antiche rive dove abita la Signora del mio cuore, quando lei cammina sul ciglio e forse richiama alla mente una pallida e fugace memoria di me. Come se la tua profonda e ampia corrente fosse lo specchio del mio cuore dove lei può leggere i mille pensieri che io paleso a le. Tumultuosi come la tua acqua e precipitosi come la tua rapidità. Cosa dico? Uno specchio del mio cuore.' Non sono le tue acque scure, forti come erano e come sono i miei senlimrnti e le mie passioni? li tempo può aoerli alquanto domati, ma non per sempre, come tu inondi le tue rive, ma non per sempre, il desiderio bolle troppo, o fiume a me congeniale! /,a tua corrente si abbassa, e la mia è diminuita, ma ha lasciato grossi detriti dietro di noi. E, nonostante ciò, continuiamo a muoverci con la stessa rapidità, immutata nel tempo. 1u tendi con tutto te stesso al più agitato mare ed io continuo ad amare una persona che non dovrei amare. La corrente che io guardo, spazzerà via le pareti del suo palazzo, e mormorerà ai suoi piedi; i suoi occhi ti guarderanno quando lei respirerà l'aria del crepuscolo, liberata dal caldo dell'Estate. Lei ti guarderà – come io ora guardo te piena di quali pensieri e da questo momento più vicina non potrei chiamare le tue acque, senza avere lei sotto i miei occhi. I suoi occhi vivaci saranno riflessi nel tuo corso d'acqua sì, essi incontreranno l'onda che io ora fisso, ma i miei occhi non possono neppure mostrarsi che in un so_qno. Quel riflesso felice mi riappare ora attraverso il suo scorrere. L'acqua che porta le mie lacrime non ritornerà più, ritornerà lei dall'onda che è appena passata? Entrambi camminiamo sulla tua riva, entrambi vagabondiamo accanto alla tua sponda, io vicino alla tua sorgente, e lei al mare blu. Ma quello che ci tiene lontani non è la distanza o la profondità dell'acqua, non è l'estensione della terra, ma la follia di un distratto destino. Ah! Diverso come il clima delle nostre terrei Uno straniero ama una signora nata in un paese lontano oltre le montagne e, nonostante questo, il suo sangue è in tutti i meridiani, come se mai investito dal freddo vento che gela il mare polare. li mio cuore è anche lui in tutti i meridiani, ma se ciò non fosse, io ora non soffrirei e neanche riesco a dimenticare le torture subite. Sono ancora il tuo schiavo. Ohi Amore, è inutile lottare! Ho lottato a lungo, e non voglio amare più come ho amato allora. Ohi Tempo! Perché fai durare ancora questa forte passione come allora? Per straziare un cuore che desidera ardentemente essere insensibile? Chi ancora oggi arriva a villa Ca' Zen, situata di fronte al Po e ammira la dimora che sembra abbia ospitato questo grande personaggio, può ritornare indietro nel tempo e con gli occhi della mente, immaginare i due amanti le~ati da una passione romantica. Oggi la villa è aperta al pubblico, infatti si tengono matrimoni, cerimonie varie e per un certo periodo si può anche alloggiare, accordandosi con i proprietari. T costi per il mantenimento dello storico immobile tuttavia sono ingenti. È auspicabile che oggi, con la realtà del Parco del Delta, questa villa, che può essere considerata una tappa romantica, divenga un luogo ancora di più indispensabile per la valorizzazione dell'ambiente e perciò abbia l'interessamento di tutti gli Enti preposti per la conservazione dei monumenti e delle dimore di valore storico-turistico. ALESSANDRO CUJCCIOLI, "Memorie di una Famiglia Patrizia", Ed. Zanichelli, Bologna I 935, Vol. I O (3 vol.). Enciclopedia Europea, Ed. Garzanti, Milano 1976, Vol. 2°.
“Al Po, 2 Giugno 1819”
(Addio, mio caro Male, addio al mio tormento)
Fiume! Che rotoli lungo le antiche rive
dove abita la Signora del mio cuore, quando lei
cammina sul ciglio e forse richiama alla mente
una pallida e fugace memoria di me.
Come se la tua profonda e ampia corrente
fosse lo specchio del mio cuore dove lei può leggere
i mille pensieri che io paleso a te.
Tumultuosi come la tua acqua e precipitosi
come la tua rapidità.
Cosa dico? Uno specchio del mio cuore?
Non sono le tue acque scure, forti
come erano e come sono i miei sentimenti
e le mie passioni?
Il tempo può averli alquanto domati,
ma non per sempre,
come tu inondi le tue rive, ma non per sempre,
il desiderio bolle troppo, o fiume a me congeniale!
La tua corrente si abbassa, e la mia è diminuita,
ma ha lasciato grossi detriti dietro di noi.
E, nonostante ciò,
continuiamo a muoverci con la stessa rapidità,
immutata nel tempo.
Tu tendi con tutto te stesso al più agitato mare
ed io continuo ad amare una persona
che non dovrei amare.
La corrente che io guardo, spazzerà via
le pareti del suo palazzo, e mormorerà ai suoi piedi;
i suoi occhi ti guarderanno quando lei respirerà
l’aria del crepuscolo, liberata dal caldo dell’Estate.
Lei ti guarderà – come io ora guardo te
piena di quali pensieri e da questo momento
più vicina
non potrei chiamare le tue acque, senza avere lei
sotto i miei occhi.
I suoi occhi vivaci saranno riflessi
nel tuo corso d’acqua
sì, essi incontreranno l’onda che io ora fisso,
ma i miei occhi non possono neppure mostrarsi
che in un sogno.
Quel riflesso felice mi riappare ora
attraverso il suo scorrere.
L’acqua che porta le mie lacrime non ritornerà più,
ritornerà lei dall’onda che è appena passata?
Entrambi camminiamo sulla tua riva,
entrambi vagabondiamo accanto alla tua sponda,
io vicino alla tua sorgente, e lei al mare blu.
Ma quello che ci tiene lontani non è
la distanza o la profondità dell’acqua,
non è l’estensione della terra,
ma la follia di un distratto destino.
Ah! Diverso come il clima delle nostre terre!
Uno straniero ama una signora
nata in un paese lontano oltre le montagne
e, nonostante questo, il suo sangue
è in tutti i meridiani, come se mai
investito dal freddo vento che gela il mare polare.
Il mio cuore è anche lui in tutti i meridiani,
ma se ciò non fosse,
io ora non soffrirei
e neanche riesco a dimenticare le torture subite.
Sono ancora il tuo schiavo.
Oh! Amore, è inutile lottare!
Ho lottato a lungo, e non voglio amare più
come ho amato allora.
Oh! Tempo! Perché fai durare ancora
questa forte passione come allora?
Per straziare un cuore che desidera ardentemente
essere insensibile?
Chi ancora oggi arriva a villa Ca’ Zen, situata di fronte al Po e ammira la dimora che sembra abbia ospitato questo grande personaggio, può ritornare indietro nel tempo e con gli occhi della mente, immaginare i due amanti legati da una passione romantica.
Oggi la villa è aperta al pubblico, infatti si tengono matrimoni, cerimonie varie e per un certo periodo si può anche alloggiare, accordandosi con i proprietari.
I costi per il mantenimento dello storico immobile tuttavia sono ingenti. È auspicabile che oggi, con la realtà del Parco del Delta, questa villa, che può essere considerata una tappa romantica, divenga un luogo ancora di più indispensabile per la valorizzazione dell’ambiente e perciò abbia l’interessamento di tutti gli Enti preposti per la conservazione dei monumenti e delle dimore di valore storico-turistico.
BIBLIOGRAFIA
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “Lord Byron a Ca’ Zen”. Ventaglio Novanta, n. 23, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/lord-byron-a-ca-zen/