Frugando in un vecchio armadio dei nonni sono venuto in possesso di una pubblicazione, stampata nel 1951 dalle arti grafiche Zanibelli di Adria e scritta da monsignor Antonio Petracchini parroco di Bottrighe dal 1934 al 1960. In quest'opera si racconta la vita di Antonio Briotti, giovane del paese divenuto frate e ritenuto santo dopo la sua morte precoce. Ecco perché ho scelto di raccontarvi la storia di questo curioso, quanto sconosciuto, polesano.
Antonio Briotti nacque a Bottrighe il 17 gennaio 1917 da Sante e Pierina Mantovani, poveri contadini del luogo che con il sudore di tanti sacrifici seppero allevare ben quattro figli. Il nome Antonio gli fu imposto in memoria del santo del giorno, così come era di moda in quei tempi. Ancora piccolo di sei mesi venne colpito da paralisi infantile che gli deformò la faccia e gli immobilizzò un braccio e una gamba. Dopo alcuni anni il piccolo Antonio guarì parzialmente, ma nel viso ancora gli rimaneva indelebile una traccia del suo male.
A sei anni frequenta la scuola, non ottiene massimi voti nello studio, ma raccoglie le massime classificazioni in condotta e bontà, dimostrandosi sempre remissivo e paziente ai naturali dispetti tra i bambini. A dieci anni entra nell'Azione Cattolica dimostrando sempre doti di grande bontà che lo distinguevano dai suoi compagni.
"Nel Luglio 1934 – racconta mons. Petracchini – venni nominato a reggere la parrocchia di Bottrighe e mi accorsi subito che il diciassettenne Antonio Briotti era un giovane non comune alle tante pecorelle del mio gregge, era senza dubbio una delle più docili e mansuete, faceva intravedere dal suo volto quella certa distinzione spirituale che ci si trovava dinanzi ad un'anima che voleva diventare qualcosa nella vita della santità".
Un giorno Antonio si presentò dal parroco chiedendo un libro da leggere, il prete gli mise in mano un grosso volume che parlava della vita eremitica dei Camaldolesi. Dopo avere letto il libro, Antonio divenne amante del silenzio e del ritiro, e spesso pensava: "Quanto deve essere bella la vita di un convento, e che grande gioia potervi entrare".
Ed ecco che un giorno arrivò in paese un frate cercatore del convento della Vigna in Venezia, e per scherzo, i soci dell' Azione Cattolica offrirono al frate il nuovo "cliente". Quanto combinato per scherzo divenne realtà. Il frate incaricato mise in evidenza la nuova vocazione al Commissario di Terra Santa per il Veneto e quanto prima il giovane aspirante divenne religioso francescano e figlio di terra santa.
Il 7 dicembre 1938 il giovane Antonio indossava dunque il saio deponendo il suo nome e assumendo quello di Fra' Salvatore. Una vita religiosa, la sua, legata a un continuo lavoro per avanzare sempre più nella via del bene come si è trovato scritto nei suoi appunti raccolti in tre libricini. Fra' Salvatore è desideroso di salpare i mari per recarsi in missione in terra santa, ma la seconda guerra mondiale non gli permetterà di realizzare questo suo desiderio che si porterà nella tomba.
Per un periodo Briotti si trasferirà nella confraternita piemontese lasciando il ricordo incancellabile della sua bontà. Amò tanto la sua povertà, da farla trasparire chiaramente anche all'esterno: la sua cella nuda più che disadorna, i suoi zoccoli di legno, la sua tonaca rattoppata, al punto che, alla richiesta di un suo ricordo, a persone che lo andarono a trovare diede un pezzo di stoffa del suo saio.
Dal convento all'ospedale, dall'ospedale al convento e dal convento al cielo. Questo viaggio durò, con la parentesi di un anno, dal 19 ottobre 1943 al 18 giugno 1945. Dopo tante sofferenze sopportate in serenità, venne operato all'ospedale principale di Venezia; tutto andò bene e già dopo diciotto giorni di degenza riprese i servizi conventuali. Ma il male incurabile, tubercolosi renale, continuava a limitare la sua esistenza tant'è che, il 18 giugno, a soli 28 anni, spirava nel suo caro convento. I presenti piangevano e, tergendo lacrime, esclamarono "Era tanto buono!… era davvero un santo!"
E che questa fosse una convinzione di quanti lo avevano conosciuto, lo dimostra il gesto del superiore del convento il quale fece celebrare per l'anima di Fra' Salvatore tante messe quanti erano i sacerdoti di famiglia.
Oggi egli riposa nel cimitero di San Michele in Isola a Venezia. Alcune persone testimoniano di avere ricevuto delle grazie da Fra' Salvatore. La giovane Antonietta Romagnoli di Bottrighe a causa dei bombardamenti fu costretta a letto per scompensi cardiaci, la sorella diede una foto di Fra' Salvatore e le disse "Appoggiala al petto e raccomandati all'immagine di quest'anima buona morta da poco… ", l'ammalata se la pose al petto e subito si sentì bene. Altre persone tra cui i suoi due fratelli Luigina e Luigi ricevettero delle grazie e delle protezioni e così pure un parroco ammalato di Bottrighe.
È la vita di un nuovo santo? Se i santi sono soltanto quelli che hanno fatto miracoli strabilianti e la chiesa ha collocato sugli altari, no. Se invece per santo intendiamo un'anima buona, che ha sempre cercato di compiere il suo dovere con spirito di fede… possiamo rispondere, come spiega monsignor Petracchini nella prefazione della pubblicazione ritrovata, che Fra' Salvatore fu appunto un piccolo e nascosto Santo.
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Come citare questo articolo
Roberto Marangoni. “I miracoli del Frate Buono”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-miracoli-del-frate-buono/