Agli amanti di pregevoli realizzazioni d’arte proponiamo di raggiungere la parrocchiale di Salara per ammirare i restaurati “reliquiari di San Valentino”. Opere svelate il 13 febbraio 2020, vigilia della festa di San Valentino patrono di Salara, grazie ad una conferenza relativa agli antichi reliquiari restaurati, esposti per l’occasione sull’altare del venerato santo. Come relatori intervennero il parroco don Massimo Guerra, il restauratore prof. Raffaele Diegoli e il direttore del periodico La Settimana don Enrico Turcato, presenti il sindaco, signora Ghiotti Lucia e i rappresentanti delle associazioni di volontariato.
Un restauro accurato
Si è trattato di un lavoro certosino, grazie al quale i reliquiari sono stati riportati all’originario splendore, destando ammirazione e meraviglia nei presenti, sorpresi che tanta bellezza fosse custodita nella loro chiesa. Una nota di merito va sicuramente alla professionalità del prof. Diegoli, restauratore di Finale Emilia, peraltro noto nella nostra diocesi per aver riportato a nuova vita diverse pale d’altare, ultima delle quali è stata il grande ovale della Madonna del Rosario di Gaiba (maggio 2019).
Il restauro dei reliquiari – cosiddetti di San Valentino – rappresenta la felice conclusione di un percorso iniziato circa un anno prima, quando il parroco Don Massimo Guerra aveva rivolto un appello alla comunità perché si facesse carico della spesa necessaria, circa 2500 Euro, avendo constatato che il loro stato di conservazione era in continuo deterioramento.
Infatti, nonostante la custodia accurata, niente aveva potuto fermare la naturale ossidazione della foglia d’argento che li ricopre, come anche la penetrazione di muffe e parassiti nel legno cirmolo che ne forma la struttura portante. Inoltre, uno strato di polveri e di fumi provenienti dai ceri accesi dai devoti, avevano steso una patina che rendeva irriconoscibili laccature e dorature nelle parti non argentate, per cui l’esigenza di un urgente restauro appariva più che giustificata. Era perciò iniziata una raccolta di fondi, promossa dalla parrocchia in sinergia con l’Amministrazione Comunale e le associazioni di volontariato Auratica e il Tiglio, che con attività di vario genere (lotteria, cena di beneficenza, aste di oggetti, ecc.), hanno in breve raccolto la cifra necessaria e reso possibile l’intervento del restauratore.
San Valentino e le reliquie di Salara
I reliquiari di San Valentino sono ben sei, ma solo in due di essi sono contenute le presunte reliquie del santo patrono di Salara. Come ha spiegato il parroco nella sua introduzione, nei due in foggia di gamba e nei due in foggia di braccio benedicente, si conservano le reliquie di “primo grado” (vale a dire parti del corpo, nel caso frammenti ossei), dei santi martiri Ponziano, Bono, Ferreolo e Veneranda, mentre in quello in foggia di mezzo busto sono contenute una reliquia corporea di San Valentino e una del martire Sant’Innocenzo. La reliquia più consistente di San Valentino (una tibia?) è invece conservata in una grande teca vitrea lobata, contenuta in un artistico supporto in foggia di fogliame a volute.
Ma, dal momento che venivano esposti tutti insieme nel giorno di San Valentino, è invalso l’uso di chiamarli impropriamente reliquiari di San Valentino. Questa ostensione simultanea ha una sua logica nel fatto che i due reliquiari in forma di gamba e i due in forma di avambraccio benedicente, se accostati al reliquiario mezzobusto, formano come gli arti dello stesso, rendendo l’immagine allegorica di una chiesa come corpo dei santi, in comunione col corpo di Cristo.
Il San Valentino che si venera a Salara, ha spiegato ancora il parroco, è il prete di Roma che subì la decapitazione nel 270 sotto l’imperatore Claudio II il Gotico. Nel luogo di sepoltura, al secondo miglio della via Flaminia, era stata poi eretta una basilica (scomparsa nel XIII sec.), nella quale si era perpetuata la devozione al santo martire. Non avrebbe quindi niente a che fare con l’omonimo santo vescovo di Terni, morto quasi centenario, venerato pure lui il 14 febbraio e pure lui patrono degli innamorati, ma a detta degli esperti di storia sacra, la questione dei due San Valentino quasi speculari è lungi dall’essere risolta.
Va detto che nel Cinquecento iniziò l’estrazione di reliquie dalle catacombe romane e fu così che la devozione a San Valentino trovò nuovo impulso attraverso la diffusione di resti ossei attribuiti al santo, più probabilmente appartenuti a cristiani ivi sepolti, che erano omonimi del prete martire. Lo confermerebbe il fatto che la chiesa di Salara originariamente era dedicata a San Leo, e soltanto alla fine del Cinquecento appare titolata a San Valentino, in evidente coincidenza con l’arrivo delle reliquie romane, che anche in altre chiese ha determinato la “rotazione” del titolare¹.
Il contesto storico è importante per orientare la datazione dei reliquiari, che pertanto dovrebbero risalire a non prima di metà Cinquecento e non oltre metà Seicento. Tale datazione è stata confermata dal restauratore prof. Diegoli, che sulla base dei materiali impiegati e delle tecniche costruttive adottate, ha ipotizzato un pieno Cinquecento per i quattro reliquiari a foggia di arto umano e un fine Cinquecento o primo Seicento, per i due in forma di mezzo busto e di fogliame a volute. Si tratta perciò di arredi sacri che, oltre al valore intrinseco legato alla devozione popolare, hanno una dignità storica notevole, rappresentando una testimonianza del gusto artistico e dell’abilità creativa di intagliatori e decoratori di cinque secoli fa.
Una devozione secolare e l’interesse per i beni d’arte del Polesine
Il reliquiario a mezzo busto, effigiato con le sembianze del prete martire Valentino, era stato probabilmente realizzato con lo scopo di attirare la devozione dei fedeli su questo santo. A detta degli anziani del luogo, infatti, era molto venerato da chi soffriva di epilessia, poiché nel passato il santo era considerato il miglior ausiliatore contro il temibile “mal caduto”. Come sia nata questa devozione, assai diffusa nel Nord Italia e nei paesi germanofoni, nessuno lo sa con certezza; fatto è che a Salara nel giorno di San Valentino confluivano molte persone anche dai paesi vicini ad invocare dal santo la guarigione da questa patologia neurologica assai diffusa un tempo, come del resto lo è ancor oggi, nonostante i progressi fatti dalla scienza medica.
In assenza di cure efficaci, la benedizione con la reliquia di San Valentino (ma si usava anche baciarla o appoggiarla alla testa o a una parte del corpo), era considerata fino a pochi decenni fa, la miglior protezione contro le perdite improvvise di coscienza di chi soffriva di epilessia o anche di chi desiderava solo prevenirla.
Un po’ trascurato come neurologo, attualmente il santo gode di grande popolarità per essere considerato patrono degli innamorati, una protezione sicuramente utile e sacrosanta, ma che non ha radici nella tradizione cristiana, semmai in qualche antica usanza pagana propiziatoria della fertilità (i Lupercalia), che si celebrava a metà febbraio.
La conferenza di presentazione si è conclusa con una riflessione sul significato teologico delle reliquie, svolta dal direttore del periodico diocesano La Settimana don Enrico Turcato. Il culto delle reliquie, ha affermato, è antichissimo e risale ai primi cristiani che si ritiravano a pregare sopra le tombe dei santi. Nel cristianesimo il corpo assume un valore particolare, perché Dio si è fatto corpo nella figura di Cristo, che a sua volta continua a vivere nel corpo dei santi. La reliquia, essendo rappresentativa di un corpo unito a Cristo, diventa così sua immagine e veicolo di salvezza.
Al termine il sig. Antonio Ghirotto, autore di una pregevole ricerca sui beni storico-artistici della chiesa di San Valentino in Salara, ha fatto dono del suo libro al prof. Diegoli e a don Enrico Turcato.
L’iniziativa è stata molto apprezzata dalla comunità di Salara, ma non solo, e si può pertanto concludere affermando che i restaurati reliquiari di San Valentino rappresentano per tutti – sia per i devoti che per i non credenti – un motivo in più per guardare con interesse ai tesori d’arte custoditi nelle chiese del nostro Polesine.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Michelangelo Caberletti. “I reliquiari di San Valentino”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-reliquiari-di-san-valentino/