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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il “Cammino di San Zeno”

Un itinerario cicloturistico sugli argini dell'Adige, nel tratto veronese, polesano e veneziano fino a Chioggia

di Claudio Vallarini

Ventaglio Novanta n. 62 2021 pp. 24–33

Il Cammino di San Zeno (oppure San Zenone) è un itinerario nato sull’esempio del più noto Cammino di Santiago di Compostela, in Galizia, dove sarebbe custodito il corpo dell’apostolo Giacomo. Più breve del “cammino” spagnolo, si realizza percorrendo le rive dell’Adige, tra Verona e il mare Adriatico, concludendosi a Chioggia (Venezia).

In auge in tempi storici lontani, abbiamo deciso di riproporlo come itinerario cicloturistico da compiersi in bici, in due o tre giorni, partendo dalla Basilica di S. Zeno a Verona, ma ovviamente il percorso può essere fatto all’incontrario, magari avviandosi da una località del Polesine alla volta di Verona¹.

Innanzitutto un cenno biografico.

San Zeno nacque in Mauretania attorno il 300 dopo Cristo e, dopo aver appreso la cultura latina, giunse in Italia dedicandosi alla conversione delle popolazioni lombarde e venete. Venne nominato Vescovo di Verona nel 362. La sua festa ricorre il 12 Aprile, ma a Verona (di cui è Patrono) è celebrata il 21 Maggio ed assume un carattere molto suggestivo.

L’itinerario di Fede e di Cultura dedicato al Santo “del sorriso” prende dunque il via dalla Basilica di San Zeno, dove sono stati individuati tre dipinti rappresentanti San Cristoforo, protettore dei pellegrini. E’ quindi molto verosimile che molti pellegrini, percorrendo gli argini dell'Adige, da Verona giungessero a Badia Polesine – dove un tempo era allestito almeno un alloggio per ospitarli – e dalla cittadina polesana si avviassero poi verso Roma utilizzando la Via Francigena (sul versante tirrenico) oppure la Via Romea (sul versante adriatico).

Il tratto veronese

Si parte dunque da VERONA², dalla Basilica di San Zeno Maggiore, un capolavoro dell'architettura medioevale, vicina al fiume in cui lo stesso Santo amava pescare (come raffigura una formella in bronzo presente nel portale).

Visitata la bella chiesa, inforchiamo le nostre bici e ci avviamo seguendo la riva destra dell’Adige verso il Parco del Pontoncello, "polmone verde" che annuncia le numerose bellezze paesaggistiche che si incontreranno fino a Chioggia.

Percorsi circa venti chilometri, dopo aver attraversato Zevio (dove visse Maria Callas ed è stato allestito un Museo a lei dedicato) si arriva a RONCO ALL’ADIGE dove, nella frazione di Scardevara, affiancata all'argine antico, sorge la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. Questa Pieve, abitata dai monaci benedettini qui inviati per bonificare i terreni incolti e spesso sommersi, si presenta al viaggiatore prima con l'abside e poi con la facciata ornata da un doppio Protiro e da un rosone, affiancata dall'imponente campanile a cuspide conica, tipico di molte chiese veronesi. Dopo un breve tragitto si giunge al ponte a tre archi tra Ronco all’Adige ed Albaredo d’Adige, dove è consigliata una sosta al Ristorante Al Ponte, egregiamente gestito dalle sorelle Simonetta e Valentina Zuliani. La Cucina offre piatti tipici, abbondanti e saporiti, ed il costo è contenuto³.

Da qui si oltrepassa il ponte e si raggiunge ALBAREDO ALL’ADIGE, per visitare questa bella cittadina. La prima meta suggerita è il Museo della Ceramica e del fiume Adige, realizzato dai coniugi Antonella e Gianni Rigodanzo e dai volontari dell'Associazione Adige Nostro. Il Museo custodisce centinaia di reperti di epoca preistorica, romana e longobarda e un’antica Piroga, tutti recuperati nel fiume. Ad Albaredo sfocia l’Alpone, l'ultimo affluente dell'Adige prima che le sue acque si gettino in mare. La piazza è caratterizzata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Al suo interno è custodita una splendida statua lignea della Madonna col Bambino del XV Secolo.

Dalla piazza si imbocca la strada per ARCOLE, dove è visibile un obelisco innalzato da Napoleone in ricordo della sua battaglia vittoriosa contro gli austriaci, e la deliziosa Pieve della Madonna dell’Alzana, con annesso Museo della Civiltà Contadina.

Poco lontano troviamo SAN BONIFACIO, dove troneggia l'abbazia di San Pietro di Villanova. Ritornati ad Albaredo, si prosegue verso Michellorie per ammirare la chiesa della Madonna della Salute, al cui interno è custodito un rarissimo e suggestivo organo di Gaetano Armigazzi, risalente al 1737.

Torniamo a RONCO, per proseguire per Tombazosana ed imboccare Via Gangaion, dove (prenotando al Consorzio di Bonifica al numero 045-7001452) si può visitare l'Ecomuseo della Bonifica, un’opera idraulica realizzata per regolare le acque del Bussè, corso d'acqua che un tempo si gettava nell'Adige. Il Gangaion è la gioia dei bambini che partecipano a corsi di educazione ambientale e fanno escursioni in barca sul fiume.

Riprendiamo il nostro itinerario verso ROVERCHIARA, nel cui territorio si incontrano una trentina di Cave di argilla rinaturalizzate che costituiscono un autentico paradiso per gli uccelli selvatici ed i Bird Watchers.

Da Roverchiara si arriva a Roverchiaretta, dove si può fare una sosta presso l'Associazione Radici in Movimento, alla base dell'argine.

Oltrepassato il ponte sull’Adige si giunge a BONAVIGO, una cittadina che presenta ben tre importanti edifici religiosi: la chiesa di San Tommaso Becket, risalente al 1500, al cui interno si trovavano numerosi Ex Voto; la Pieve della Madonna della Ciusara; la parrocchiale di Sant'Andrea apostolo nella Frazione di Orti, ricostruita nel 1947 dal parroco don Romolo Tressino, che vi lavorò personalmente come manovale assieme a numerosi muratori del luogo. Occorre inoltre segnalare che, ogni anno a Settembre, si tiene la Fiera di San Tomaso, un appuntamento irrinunciabile e molto conviviale in cui si percepisce l'autentico clima di festa che caratterizza l'antico borgo fluviale.

Riprendiamo il nostro percorso per raggiungere PORTO DI LEGNAGO, frazione rasa al suolo dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale che hanno gravemente danneggiato anche l’antica pieve, per cui nel 1955 è stata ricostruita la chiesa parrocchiale caratterizzata da un imponente ed impattante mosaico. Da Porto si prosegue verso Minerbe, e si raggiunge SAN VITO, dov'è presente un altro capolavoro dell'architettura medioevale: la pieve omonima, ottimamente conservata e visitabile il sabato mattina e in occasione del giorno dedicato al santo. Tornati a Porto di Legnago attraversato il ponte sull’Adige, si raggiunge il capoluogo⁴.

A LEGNAGO si possono visitare il Teatro comunale “Antonio Salieri”, il Duomo, che sorge a poche decine di metri dal fiume e, nella Frazione di San Pietro, la Pieve di San Salvaro (San Salvatore), risalente forse all'epoca longobarda ma fatta ricostruire da Matilde di Canossa dopo il devastante terremoto del 1117, il più pregevole edificio architettonico della città. Sul Corso della Vittoria si trova invece la chiesetta di Santa Maria Assunta. Ricostruita in forme neogotiche nel 1899, è una piccola oasi di silenzio che invita alla preghiera. All'interno vi sono gli altari dei Santi Rocco e Sebastiano – invocati contro le Pandemie – di Sant'Antonio da Padova e Luigi Gonzaga, ed una pregevole pala d'altare del 1400 con la Beata Vergine Maria e il Bambino.

Il Duomo, ovvero la chiesa di San Martino Vescovo, venne costruito tra la fine del 1700 ed il 1816. L'esterno è semplice ed austero, mentre all'interno vi compaiono numerosi dipinti tra i quali, nell'abside, la pala di San Martino, commissionata dalla popolazione legnaghese dopo lo scampato pericolo della Piena dell'Adige del 1839. Davanti alla chiesa si trova il Torrione, risalente agli inizi del 1500, edificio ad uso militare realizzato con il materiale proveniente dalla badiese Rocca Marchesana realizzata nel 1295 sulla riva sinistra dell’Adige tra Badia Polesine e Masi.

A breve distanza, verso Villa Bartolomea, si trova il Centro Ambientale ed Archeologico, restaurato grazie al Consorzio di Bonifica Valli Grandi Veronesi ed alla Regione Veneto. All'interno vi sono custoditi preziosi reperti preistorici provenienti dalle Valli Grandi Veronesi (i primi scavi furono effettuati da Maria Fioroni, mecenate culturale originaria di Castelmassa). Quanto ai punti di ristoro, Legnago ne offre molti, tra i quali anche uno allestito su un battello attraccato nel porto fluviale.

La tappa successiva è a VILLA BARTOLOMEA, nel cui centro storico sono presenti alcuni edifici di rilievo: la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo apostolo (affiancata da una porzione della chiesa e del campanile medioevali), che presenta un'imponente facciata con quattro maestose colonne ed ospita una Pala d'altare attribuita a Jacopo Palma il Giovane; il Teatro comunale, risalente al 1911; l’Oratorio di Sant’Anna, che ospita 500 reliquie.

Grazie al nuovo ponte sull’Adige che consente di collegare questo territorio alla provincia di Vicenza, di recente Villa Bartolomea e Castagnaro hanno siglato un accordo con la Diocesi di Vicenza (Fondazione Homo Viator) per essere incluse nell'Itinerario del Pellegrino sulla Romea Strata, che consente di raggiungere Roma attraverso Badia Polesine.

Oltrepassiamo dunque il ponte sull'Adige per raggiungere sulla riva sinistra, nel comune di Terrazzo, NICHESOLA, con la sua deliziosa chiesa di San Pietro Celestino, una delle tappe più significative di questo Cammino. L'interno esprime molta intimità e contiene affreschi del 1400, mentre la facciata è caratterizzata da un inconsueto portico a tre archi.

Ritornati sulla riva destra, rimanendo sulla ciclabile si raggiunge CASTAGNARO, cittadina che nel 1383 vide una drammatica battaglia tra Veronesi e Padovani, ma, soprattutto, condusse per secoli una battaglia contro le acque del fiume, che qui ruppe più volte gli argini già prima dell'anno 1000. Una soluzione definitiva si ebbe nel 1838, grazie all'ingegnere idraulico Pietro Paleocapa, che realizzò un’imponente Rosta ancora presente al confine con Badia Polesine.

Tratto Polesano

Dopo una pedalata di alcuni chilometri, oltrepassata la rigogliosa golena, si lascia la provincia di Verona per giungere a VILLA D’ADIGE, frazione di Badia Polesine. È connotata dalla bella chiesa di San Constanzo ricostruita dopo un’alluvione verificatasi agli inizi del 1800 che distrusse l'antico borgo di Villabona. All’interno del sacro edificio sono conservate le reliquie di San Costanzo, Martire dei primi secoli del cristianesimo, e i bellissimi dipinti a tempera di Gaetano Miolato (1875-1961).

La tappa successiva è a BADIA POLESINE che merita una sosta prolungata per visitare (dall'esterno) l'antica abbazia della Vangadizza, mausoleo del Casato Estense di Ferrara, ed il Teatro Sociale “Eugenio Balzan” (aperto nei giorni di sabato e domenica) che fra l’altro ospita una importante collezione di dipinti dell'800. Anche il Museo Civico “A. E. Baruffaldi” merita una visita, ma è attualmente in fase di restauro. Per rifocillarsi si consiglia l’accogliente “Bistro” di Luca e Maurizia Baschirotto, sotto i portici di Via San Giovanni.

Ritornati sull'argine si prosegue verso Boscovecchio e Villafora, sottopassando il nuovo Ponte sull'Autostrada Valdastico Sud, il maggior ponte Strallato d'Italia (lungo 1087 metri, alto 116 metri e con campata di 310 metri). Dopo una decina di chilometri si giunge a PRADESPIN, nella Frazione di Saguedo di Lendinara. Alla base dell'argine, su un ampio prato, si trova una solitaria chiesetta, in origine collocata sulla sommità arginale ma poi spostata a causa dei lavori di rafforzamento degli argini. LENDINARA (un tempo denominata L'Atene del Polesine) dista alcuni chilometri dal fiume, ma merita una visita per il significativo Centro Storico. Tra gli aspetti di fede segnaliamo la chiesetta di Sant'Anna e il Santuario della Madonna del Pilastrello, la cui origine risale al primo decennio del 1500.

Ritornati sugli argini si incontra BARBUGLIO, anch’essa Frazione di Lendinara, dov'è presente una delle più suggestive chiese del Cammino: San Nicola di Bari, patrono dei marinai. Esistente dal 1569, la chiesa era soggetta alla giurisdizione dell'abbazia della Vangadizza. A causa di rafforzamenti arginali, dovette però essere demolita nel 1920 e, poi ricostruita nel 1926, con grande impegno economico sostenuto dalla comunità e dal parroco don Nicodemo Beccegato. La chiesa presenta un armonioso connubio di architettura romanica e moderna, con una facciata a capanna, in cui appare un abbozzo di protiro, due finestroni laterali ed un'elegante trifora.

Dopo aver pedalato per alcuni chilometri, si raggiunge LUSIA, paese raso al suolo da un bombardamento aereo angloamericano nel 1945 (di quel drammatico evento sopravvivono oggi solo poche case ed il campanile mozzato ben visibile vicino all'argine). Lusia è ormai completamente ricostruita e vive principalmente di orticoltura. La nuova chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Martiri Vito e Modesto, venne realizzata nel 1953, e ricorda vagamente le cattedrali medioevali. Nel parco antistante appare, orgogliosamente collocata, una antica “colonna annodata” con “incastonate” alcune schegge delle bombe cadute.

Alcuni chilometri più avanti ecco CONCADIRAME, frazione di Rovigo. In questa località meritano una visita i Boj della Ferriana, oasi naturalistica che ospita un raro Ontaneto di pianura, e alcuni stagni che offrono riparo a specie quali il Tarabusino, il Migliarino di Palude, il Porciglione, la Rana di Lataste, la Testuggine palustre Europea e il Tasso, e la settecentesca chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario, ricostruita per ben 3 volte a causa delle esondazioni dell'Adige: nel 1536, nel 1657 e nel 1748.

ROVIGO è l'altro capoluogo di provincia che si incontra sul percorso. Questa città accoglie il visitatore proponendogli alcune pregevoli istituzioni culturali ed edifici sia civili che religiosi: innanzitutto il complesso medioevale del Castello con le Due torri di cui ricorre il 1100.mo anno della costruzione, poi l’Accademia dei Concordi, fondata nel 1580, che ospita una Biblioteca ed una quadreria con opere di importanti artisti, tra cui Nicolò di Pietro, Michele da Firenze (Polittico di Raccano), Quirizio da Murano, Giovanni Bellini e Giambattista Tiepolo; il Tempio della Beata Vergine del Soccorso detto La Rotonda,) realizzato con pianta ottagonale nel 1594. La suggestione del sacro edificio, impreziosito da un ciclo pittorico seicentesco di grande pregio, ci accoglie nel silenzio e nella spiritualità che contraddistinguono questo luogo simbolo della città. Un altro sito a cui non si può rinunciare è il Museo dei Grandi Fiumi, in cui sono presenti reperti provenienti dai siti preistorici sviluppatesi presso i fiumi Polesani.

Ritornati sugli argini, si consiglia di effettuare una sosta a BOARA POLESINE, anch'essa frazione di Rovigo, dov'è presente la chiesa di San Zenone, l'unica sul percorso, dopo la basilica veronese, dedicata al Santo a cui è indirizzato il “Cammino”. Realizzata nel 1763, risulta di particolare suggestione e conserva al suo interno alcune opere d’arte provenienti dalla chiesa precedente (costruita nel XII secolo, anch'essa demolita a causa dei lavori arginali), tra i quali una Pala d'altare con la Madonna della cintura tra i Santi Zenone e Agostino del pittore polesano Mattia Bortoloni (1696-1750), una statua marmorea della Madonna col Bambino attribuita al padovano Antonio Bonazza (1698-1763) ed un organo di Gaetano Callido, realizzato nel 1780.

Si raggiunge quindi SAN MARTINO DI VENEZZE, dove si può fare una sosta presso alcune aziende agricole che effettuano servizio di agriturismo, e sono particolarmente indicate per i cicloturisti. Segnaliamo in particolare Corte Carezzabella a breve distanza dal Municipio, e la Tenuta Castel Venezze, in località Saline.

Tornati sull'argine si procede verso l'ultima meta sulla riva destra prima di oltrepassare il fiume: PETTORAZZA GRIMANI, che accoglie il viaggiatore con il Santuario della Natività di Maria Santissima nella frazione di Pettorazza Papafava. Edificata alla fine del 1600 dalla famiglia di latifondisti veneziani, qui giunti per bonificare e rendere fertile il territorio, la chiesa si distingue dalle precedenti per la bellezza della facciata. Ospita molti Ex Voto, ed è da sempre un luogo di pellegrinaggio, soprattutto da parte delle giovani spose che invocano la Vergine Maria per ottenere una buona gravidanza. Sul campanile è collocata un'immagine marmorea dell'antica ansa dell'Adige.

Il tratto veneziano

Procediamo nel nostro itinerario cicloturistico, entrando nel territorio facente parte della provincia di Venezia⁵ e raggiungendo CAVARZERE, città divisa dal fiume Adige, anch'essa fortemente bombardata dagli aeroplani alleati. Oltre che dall'Adige è attraversata dal Gorzone. Una volta oltrepassato il ponte, si può visitare uno dei più importanti siti naturalistici del percorso: la Palude del Marice. Estesa per oltre 40 ettari, questa zona umida è una golena formatasi verosimilmente a seguito al taglio di una pericolosa ansa dell'Adige; con il Parco Nordio di Chioggia e le isole alla foce dell'Adige, costituisce un importante Corridoio Ecologico per numerosi uccelli ed anfibi legati a questo fiume. La palude è facilmente visitabile in bicicletta attraverso l'argine che la contorna, ed è un luogo di riproduzione ideale per il raro Tarabuso, ma anche per alcuni ardeidi quali il Tarabusino, la Sgarza ciuffetto e l'Airone rosso, ed anfibi quali il Tritone crestato e la Raganella.

Ci avviamo verso la tappa conclusiva: CHIOGGIA, splendida ed antichissima città della Laguna veneta, di 50.000 abitanti, che meriterebbe una sosta di alcuni giorni per conoscere la sua storia ed apprezzare la sua bellezza. E’ però tempo di concludere il nostro percorso, facendo in modo di raggiungere la chiesa di San Domenico, nell'omonima isoletta. E' una chiesa molto amata dalla popolazione, non solo per il fascino del luogo, ma anche per la devozione ad un trecentesco Crocifisso ligneo alto 5 metri che affascina lo spettatore poiché si mostrerebbe con un'espressione drammatica ed una inerme in relazione al punto di osservazione.

Un altro luogo che merita di essere visitato, e che fornisce molte informazioni per conoscere la città, è il Museo della Torre dell'Orologio, sul Corso del Popolo. La torre era utilizzata in origine come Faro (probabilmente realizzato in epoca romano-bizantina) contro le frequenti invasioni barbariche, e dal XIV Secolo ospita un orologio costruito da Jacopo Dondi, ritenuto l'orologio funzionante più antico del mondo.

Chioggia e Sottomarina offrono moltissimi luoghi di visitazione ed innumerevoli punti di ristoro che propongono gustosi sapori di mare. Un’occasione che va colta per concludere al meglio il nostro itinerario.

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Come citare questo articolo

Claudio Vallarini. “Il “Cammino di San Zeno””. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-cammino-di-san-zeno/

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