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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Callido-Malvestio di Ceregnano

Festeggiato il pluricentenario organo a canne della Chiesa arcipretale di San Martino

di Carlo Barbierato

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 44–47

Due iniziative hanno festeggiato i cento anni dell’organo a canne della chiesa arcipretale di San Martino Vescovo in Ceregnano, costruito dalla ditta Domenico Malvestio & Figlio di Padova nel 1910: la prima durante l’estate 2010 organizzata dalla Parrocchia; la seconda in occasione della Settimana dei Beni Culturali in Polesine, a cura del FAI (Fondo Ambiente Italiano) e Lion Club.

Il centenario organo di Ceregnano in realtà ha un ascendente ancora più antico, dato che la ditta padovana incaricata di realizzarlo nel 1910, lo installò riutilizzando gran parte del materiale fonico del precedente strumento: un organo, questo, portato a termine più di un secolo prima da Gaetano Callido, massimo esponente della Scuola Neoclassica Veneta.

L’antico Callido

L’antico organo, realizzato da Gaetano Callido nell’anno 1800, opera n. 376 (di cui, dicevamo, rimane molto nell’attuale) era, come si desume dall’esame della cassa e della fonica riutilizzata, ad una sola tastiera ma di notevoli dimensioni, con numerosi elementi tipici delle opere callidiane di più grandi proporzioni: un prospetto dal Do 1 però cromatico (esistente, in Polesine, solo nel grandioso organo callidiano “doppio” della Basilica di S. M. del Rosario a Polesella), testimonianza quindi dell’esistenza di un rarissimo Tamburo¹ a sette o addirittura otto canne (cioè le quattro in facciata più tre o quattro del registro dell’Ottava di Contrabassi), un registro di Violetta di 4 piedi, già indice di uno strumento di grandi dimensioni se solo nei bassi, ma qui presente, cosa assai rara, anche nei soprani² e, infine, ben tre file di Contrabassi anziché le consuete due.

A questi elementi di grandiosità è da aggiungere anche un Ripieno spinto sino alle Trigesime, più la consueta serie di registri tipica della Scuola Neoclassica Veneta: i caratteristici Flauti a cuspide di varia tessitura (cioè in Ottava, in Duodecima e la caratteristica Cornetta in decimasettima), ovviamente la Voce Umana³, e, sicuramente, viste le dimensioni dello strumento, i Tromboncini alla tastiera ed i Tromboni al pedale, e forse anche il caratteristico e raro registro del Violoncello in legno a tuba corta, ad ancia.

Non rimangono, purtroppo, documenti d’archivio relativi all’organo Callido (citato, però, nel catalogo autografo delle opere del grande organaro⁴), ma le caratteristiche deducibili dai suoi elementi superstiti ci dimostrano chiaramente che era la più grande opera callidiana ad una tastiera presente in Polesine.

L’organo Malvestio

Ma veniamo all’attuale ottimo organo, realizzato nel 1910⁵ da Domenico Malvestio e dal figlio Giuseppe, riutilizzando, con aggiunte, gran parte della fonica del precedente nonché la sua splendida cassa⁶ con colonne e timpano curvilineo.

Anche relativamente a questo strumento non rimane, praticamente, documentazione d’archivio: si sa soltanto che fu restaurato, presumibilmente dalla stessa ditta Malvestito⁷, nel secondo dopoguerra: in questa occasione fu eliminato il registro della Tromba (posto dietro le canne di facciata) e sostituito con quello della Dulciana attualmente presente, le cui prime quattro canne, per motivi di spazio, furono collocate su un somierino pneumatico aggiunto, del tipo a pistoni e posto sul retro della parete frontale, sulla destra. Il suo pomello, di fattura Malvestio, è, inoltre, di dimensioni leggermente più grandi rispetto a quelli dei registri originali.

Infine fu sostituito l’originario pedaletto ad incastro per l’azionamento delle griglie della cassa espressiva⁸ con l’attuale staffa a bilico, mediante la quale si possono fermare le gelosie in qualunque posizione, ottenendo, quindi, tutte le gradazioni sonore intermedie.

Nella costruzione di questo strumento, nel 1910, Domenico e Giuseppe Malvestio realizzarono una felicissima sintesi (cosa non molto frequente, a quel tempo) tra le sonorità callidiane e le nuove e dolci sonorità tardoromantiche: vari registri dell’antico organo Callido furono riutilizzati tali e quali⁹, mentre altri, mediante spostamenti, scorrimenti ed integrazioni di canne, furono “convertiti” in nuovi (i vecchi Flauti in Ottava, in Duodecima e la Cornetta andarono a formare, con alcune aggiunte, i Flauti di 8 e di 4 piedi¹⁰; la Violetta di 4’, trasportata all’ottava inferiore ed accordata battente¹¹, costituisce l’attuale, suggestiva Eolina di 8’, mentre le tre file di Contrabassi, di dodici canne ciascuna, furono riutilizzate nell’attuale Contrabasso di 16’, costituito da 27 note reali); inoltre, alcuni registri furono costruiti ex novo: la Tromba¹², la Viola ed il Basso di 8’. L’intonazione, cioè la regolazione del timbro, ossia del tipo di suono¹³, di conseguenza, fu un intelligente compromesso tra sonorità neoclassiche, dal suono pieno, brillante e a volte quasi flautato, ed estetica tardoromantica, con suoni dolci e spesso mordenti¹⁴; inoltre, l’avere collocato un gruppo di registri dolci in cassa espressiva,

lasciando invece all’esterno quelli dal suono più potente e chiaro, permette, a volte, di avere quasi l’effetto di uno strumento a due tastiere, pur essendovene soltanto una.

Si tratta, quindi, di un organo che, oltre che di eccellenti qualità e valore artistico, si presenta anche assai versatile ed interessante dal punto di vista esecutivo, permettendo, grazie alle sue caratteristiche “composite”, di praticarvi un vasto repertorio dall’antichità ai nostri giorni.

L’auspicio è che il suo centenario, celebrato durante il 2010, sia pure l’inizio di una sempre maggiore valorizzazione, anche concertistica, di questo ottimo strumento.

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Come citare questo articolo

Carlo Barbierato. “Il Callido-Malvestio di Ceregnano”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-callido-malvestio-di-ceregnano/

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