A volte riaffiorano in un racconto dal sapore nostalgico o scorrono in un vecchio film in bianco e nero: aspetti di vita agreste che descrivono di che pasta era fatta la nostra gente. Gente contadina, abituata a lavorare tra i campi e a far fatica.
Ricordi di tempi passati. La fragranza del pane caldo fatto in casa e cotto a legna, avvolto in un canovaccio. I colori e gli odori della campagna. Gli animali nella fattoria. Il tepore del focolare domestico. I succulenti piatti che sposavano, mitigandole, le rigide temperature invernali.
Un passato prezioso, che non è andato del tutto perduto perché è gelosamente conservato in alcuni angoli suggestivi del Polesine. E’ il caso dell’Agriturismo “Fondo Madonnina” di Gaiba, dove ancora oggi si possono riassaporare i gusti genuini e conoscere le mai dimenticate usanze e tradizioni. Tutto ciò in virtù di una caparbia volontà di preservare il passato, in un’ottica di farlo rivivere ed apprezzare ai giorni nostri.
L’antico Fondo Madonnina, di proprietà della Curia, venne acquistato oltre quarat’anni fa, nel 1968, dalla famiglia Rasi. Esso conserva il suo nome originario, dal capitello che attualmente si trova sull’altro lato della strada, in prossimità della zona Vegri.
L’imprenditrice agricola gaibese Stefania Rasi – a cui va il merito della rivitalizzazione dell’azienda agricola – nel 2005 ha dato vita, proprio su questa terra, alla sua fattoria didattica, e nel 2010 alla struttura agrituristica. Un vero e proprio mondo da scoprire.
Situato sulla strada Eridania e collegato al percorso turistico “Strada dei vini e dei sapori” e agli itinerari naturalistici del fiume Po, il fabbricato rurale è immerso in un ampio giardino tappezzato di piante da frutto, cespugli, ortaggi, e “abitato” da animali di bassa corte ed avicoli. La fattoria didattica è aperta alle visite dei consumatori e delle scuole, affinché chiunque possa conoscere le attività agricole del passato, la cultura e la storia del territorio polesano, avvicinarsi ad un’asina, ad un cavallo, una capretta o un coniglio, e visitare il parco su un colorato trenino. Attraverso i vari laboratori e le attività ludiche, i bambini potranno impastare il pane, fare la polenta, scoprire i prodotti creati dalle api o lavorare l’argilla riproducendo vecchi utensili. Potranno quindi, innamorarsi della loro terra. Ma nel 2010 ha preso il via, all’interno dell’agriturismo, anche un progetto innovativo, che ha beneficiato del contributo del piano di sviluppo rurale della Regione, del patrocinio della Provincia e del Comune di Gaiba: il Parco Tematico “Il Polesine in miniatura”.
Si tratta di una riproduzione del Polesine (in scala uno a mille) in cui vengono ricreate le caratteristiche geomorfologiche ed orografiche del territorio, in particolare riproducendo il corso dei due più grandi fiumi d’Italia, l’Adige e il Po, oltre al Canal Bianco.
Con i suoi 2700 metri quadrati, il Polesine in miniatura è caratterizzato da corsi d’acqua reali su diversi livelli, attorno ai quali i visitatori possono passeggiare, ammirando anche i cinquanta comuni della Provincia, che prossimamente verranno arricchiti dai principali monumenti di interesse storico-artistico.
Nato dall’idea della proprietaria Stefania di valorizzare la storia del territorio polesano, il parco tematico rappresenta una scommessa vincente e costituisce il primo museo a cielo aperto. Proprio qui, in occasione del sessantesimo anniversario dell’alluvione del Po, è stato girato il documentario in onda su Rai Storia, il 14 novembre 2011: “Polesine 1951-2011”.
Il paese di Gaiba e le altre località poste sulla sponda sinistra del fiume, appartenevano storicamente alla cosiddetta Transpadana Ferrarese, risentendo profondamente della cultura e delle tradizioni del Ducato Estense, che hanno influenzato notevolmente sia il patrimonio verbale che gastronomico del territorio altopolesano. L’agriturismo “Fondo Madonnina” offre dunque il meglio della tradizione culinaria rodigina e ferrarese.
Tutti i piatti – ci informa la signora Stefania – sono preparati a mano, rispettando il principio del “Menù a Chilometri Zero”, con prodotti prevalentemente aziendali o comunque veneti.
Si può scegliere tra un’ampia varietà di portate. I cappelletti in brodo, le lasagne al forno, le pappardelle con le verdure o all’anitra, i ravioli e i cappellacci con la zucca. Ma anche i salumi di produzione propria, il cotechino, gli arrosti, i formaggi e le marmellate fatte in casa. Oltre ai vini veneti e ai liquori tipicamente polesani, alla Madonnina si possono gustare squisiti dessert come i biscotti della casa, la torta della nonna o quella glassata al limone, e la ciambella contadina.
“In cucina amo creare – ammette con entusiasmo Stefania -. La guarnizione delle portate rappresenta la mia personalità. Alla fantasia e alla passione, unisco, però, il rispetto delle usanze religiose e stagionali. Preparo il pane fatto in casa come un tempo, ma soprattutto le focacce, variandone gli ingredienti. In inverno le farcisco con i ciccioli e la cipolla, in primavera con le erbe dell’orto. Servo rigorosamente pasta all’uovo o in alternativa il risotto, che è una tipicità polesana. Il cotechino in crosta di pane, cucinato esclusivamente in inverno con salami di produzione nostrana, rappresenta la ricetta più famosa del mio agriturismo ed ha ricevuto un plauso importante. Anche i dolci sono spesso legati ad una particolare festività. Ed ecco che preparerò la miazza a gennaio, in onore di Sant’Antonio, per carnevale i crostoli o le frittelle, mentre per festeggiare una cerimonia quale la cresima, offrirò agli ospiti le ciambelle, che una volta venivano donate al cresimato”.
Ma la festa per eccellenza della tradizione non può che essere il Natale.
– Cosa ricorda Stefania Rasi del Natale?
“Le festività natalizie significavano soprattutto ritrovarsi in famiglia perché il lavoro dei campi era fermo. Vi era più tempo libero e la possibilità di conservare il cibo. Intere famiglie contadine, dai nonni ai nipoti, si riunivano attorno al tavolo della cucina per preparare piatti succulenti e tipici. Era anche un momento e un motivo di chiacchiera. Suocere e nuore lavoravano insieme, fianco a fianco. A casa mia eravamo in sette. Ricordo che si preparavano i cappelletti con il brodo buono di gallina. Da qui probabilmente il detto ‘Galina vecia fa bon brod’. Immancabile era poi il cotechino ed infine il tronco di Natale, un dolce fatto con il pan di spagna, crema al burro e ricoperto di cioccolato fondente. Durante la preparazione dei cappelletti noi bambini rubavamo sempre un po’ di ripieno, che invece di essere distribuito sulla sfoglia, tirata a mano col mattarello, finiva nella nostra bocca. Il giorno di Natale ci recavamo alla Santa Messa, nel pieno rispetto delle tradizioni cristiane e poi ci radunavamo numerosi al pranzo di festa. L’usanza più ludica era invece legata alla fine delle festività, all’Epifania”.
– Ci racconti.
“La sera del 5 gennaio si attendeva con trepidazione la befana. Solitamente un familiare si travestiva impersonando la vecchia e portando i doni o il carbone vero a noi bambini. Ricordo che all’arrivo della befana mi nascondevo dietro una lunga tenda per la paura, ma ero felice per l’attesa. Il giorno seguente ci si recava al cinema del paese mentre le prime cineprese trasmettevano un cartone in bianco e nero. Il Comune offriva ai più piccoli una calza piena di dolciumi. Una consuetudine che, ancora oggi, si conserva qui a Gaiba. In ricordo di quei tempi.
Ci vuole indicare il menù della grande festa?
“Il 25 dicembre cucino per gli ospiti del mio agriturismo i cappelletti e il cotechino, attenendomi alla ricetta originale”.
– E’ una ricetta segreta?
“Assolutamente no. Eccola. Cappelletti in brodo. Ingredienti per il ripieno: Carne di manzo, Gallina, Carne di maiale, Salame di carne buona, Goletta/pancetta di maiale, Sale e pepe q.b., Grana padano, Noce moscata, uovo e poco pan grattato. Preparazione: Si fa un bollito delle carni. Si aggiunge il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano grattugiato, la noce moscata, l’uovo e poco pan grattato. Sale e pepe quanto basta. Si prepara poi la sfoglia, fatta esclusivamente a mano e tirata col mattarello. Se ne ritagliano dei quadretti che verranno farciti col ripieno. I cappelletti vanno cotti nel brodo di gallina o di cappone”.
Allora Buon Natale!
Natale è famiglia, calore, gioia. Sta nelle luci che brillano e nel rosso del fuoco. E’ sedersi ad una tavola imbandita con i propri affetti. E’ seguire le tradizioni di una vita e di più generazioni. E all’agriturismo “Fondo Madonnina” il giorno della festa è come sentirsi a casa.
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Come citare questo articolo
Ilaria Rossi. “Il Fondo Madonnina”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-fondo-madonnina/