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STORIA - TRADIZIONI

Il giorno del plebiscito a Castelguglielmo

Un avvenimento memorabile del 1866, immortalato in una tela del pittore Biasin e in due cronache di Pio Mazzucchi

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 77–79

La recente edizione della “Cronaca di Castelguglielmo, 1866-1932” di Pio Mazzucchi, curata dalla Minelliana di Rovigo con il contributo della Banca di Credito Cooperativo Polesine Occidentale, presenta nelle prime pagine un resoconto del plebiscito del 20 e 21 ottobre 1866 per l’annessione del Veneto all’Italia. A corredo della cronaca è stata pubblicata una foto di un quadro riferito allo stesso avvenimento: si tratta di una tela di cm. 65×47, rinvenuta nella soffitta della famiglia Pelà, donata qualche anno fa alla Biblioteca comunale, che ha provveduto al restauro. Il pittore, Giovanni Biasin di Rovigo, che era presente alla giornata del plebiscito – come annotato nel retro della tela dall’allora proprietario Benvenuto Pelà – vi ha raffigurato la piazza di Castelguglielmo, gremita di gente, con al centro il grande palco innalzato per l’occasione, sormontato dal tricolore italiano e da un grande quadro raffigurante il re Vittorio Emanuele II.

È una tela interessante per il suo valore di documento storico. Il pittore riporta una pagina della storia del paese, l’importante giornata del plebiscito, e la descrive minutamente con il suo pennello.

Analoga descrizione dell’avvenimento viene fatta da Pio Mazzucchi sia nel volume appena edito, sia in un altro libro, pubblicato nel 1903, dove la cronaca appare più circostanziata. Si tratta delle “Memorie storiche di Castelguglielmo” in cui Mazzucchi scrive: “Determinati, per la memorabile votazione, i giorni 21 e 22 ottobre, a rendere più attraente e più solenne la festa, furono decretati a spese comunali alcuni trattenimenti popolari e un premio di cento lire, da aggiudicarsi coll’estrazione a sorte di un numero corrispondente al nome di uno fra i votanti presentatisi all’urna. Nel mezzo della piazza venne eretto un largo palco, sul quale spiccava un grande quadro coll’immagine di Vittorio Emanuele II; più in alto, sventolava la bandiera tricolore. Cinque “probi elettori” furono scelti a sopraintendere: i signori Pelà Gregorio, Pelà Benvenuto, Giro Sergio, Rigobello Pietro e De Angelis Angelo. Le schedule per i voti favorevoli all’unità nazionale erano a stampa e vennero distribuite ai maschi di oltre ventun anni, domiciliati in comune, non escluso qualche minorenne di miglior senno. Giusta il processo verbale steso il 21 ottobre, prima della votazione, a 786 ascendeva il numero degli iscritti.

Chiusa quel giorno la votazione col numero 767, e venuti i signori del seggio all'estrazione della grazia, sortì il 682, corrispondente nell'elenco dei votanti al numero progressivo preposto al nome di Buoso Antonio, al quale furono consegnate le cento lire. Il giorno dopo, riaperta l'urna, altre dieci persone si presentarono a votare, fatto lo spoglio, si ebbero 777 voti favorevoli all'unità, nessun contrario e nessuna scheda nulla. Fu dal presidente del seggio, signor Gregorio Pelà, proclamato l'esito felice, fra gli applausi ripetuti degli astanti… La serata venne chiusa allegramente con fuochi artifiziati e spari di mortaretti. Il giorno del plebiscito dovrebbe segnare una data nelle memorie d'un paese, come quello che ricorda un avvenimento dei più memorabili nella storia, avendo il popolo voluto coronare con un atto solenne e spontaneo l'opera lunga e sanguinosa del proprio riscatto".

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Il giorno del plebiscito a Castelguglielmo”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-giorno-del-plebiscito-a-castelguglielmo/

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