Quando di qualcuno poco so, o niente mi importa, generalmente riesco a parlarne in maniera disinvolta; in caso contrario, se una persona ho ben conosciuto e le ho portato affetto e rispetto, ecco che spesso ricordarla mi pone in imbarazzo e suscita in me il timore di non riuscire ad evidenziarne con sufficiente rilievo i meriti.
Nel caso presente tuttavia, mi lusingo che sarò aiutato dal fatto che tutti a Castelmassa, e moltissimi anche fuori dal nostro paese, conoscevano il maestro Parmeggiani e ne ammiravano i meriti, perciò non ci sarebbe davvero bisogno che qualcuno li sottolineasse. Ma io sono un conformista e spero proprio che gli abitanti di Castelmassa, e anche chi castelmassese non è, vorranno accompagnarmi nel ricordare uno dei nostri compaesani più cari. E, a ragion veduta, uso questo sostantivo, "compaesano", come quello che sa di più intima confidenza, di scambio di esperienze amichevoli, ed ha in sé il profumo antico di cose semplici e vere, di affetti familiari e, per la propria terra, legami di fede profonda. Tutto ciò era per il maestro Parmeggiani assoluta regola di vita.
Quante volte mentre passeggiavamo conversando insieme per lunghe e larghe strade di Massa, mi resi conto del suo amore profondo per le antiche pietresacre-profane, che a lui parlavano il linguaggio del tempo che era stato, ricordandogli le esperienze, le gioie e i dolori dei nostri avi; per i vecchi alberi che hanno visto tristezze e allegrie dai più dimenticate; ma soprattutto per i suoi compaesani, per la gente di Massa, per noi insomma. E questo certamente, al di là ed accanto a quello per Dio, per la famiglia e per la Patria ( "sostantivo che io scrivevo con la P maiuscola" soleva dire, trovando in me un interlocutore entusiasta) fu il suo amore: il suo paese e la sua gente, che tanto contribuì a rendere più istruita con l'insegnamento, ma soprattutto migliore con l'esempio.
Persuaso come sono che in questo momento legge anch'egli queste righe, disposto a perdonare, col suo sorriso bonario, la mia presunzione, vorrei ringraziarlo, a nome mio e di tutti noi, di essere esistito. Le sue opere, le sue parole, i suoi studi infatti, ci hanno arricchiti tutti e di una ricchezza che nessuno ci potrà mai rubare e che non c'è tignola che roda, perché attiene allo spirito, che il maestro Parmeggiani mai dimenticava; nemmeno quando era impegnato nelle attività più pratiche, come sarebbe l'aiuto materiale, dato più volte e in molte forme, senza attendersi compenso o riconoscenza perché, diceva con bonomia ironica, "queste, non sono cose di questo mondo".
Ma io, che ho la presunzione di averlo conosciuto abbastanza bene, sono persuaso che in quel momento fosse bugiardo, e non certo perché pretendesse riconoscenza, ma perché il riceverla avrebbe confermato la sua incrollabile fiducia nella fondamentale bontà dei propri simili.
Ecco, vedete, quest'uomo dall'intelligenza indubbiamente superiore alla media e dall'erudizione profonda, aveva anche l'ingenuità (o la grandezza?) di credere che nessuno fosse decisamente malvagio, e che le parole di vita eterna "ama il prossimo tuo come te stesso" non fossero, come per molti purtroppo sembrano essere (ma "l'apparenza inganna" diceva quell'ostinato), parole soltanto, e infatti …
Come ben sappiamo, Castelmassa è paese sportivo; e tra gli sports in esso più frequentemente praticati, con dovizia di partecipanti, ci sono la calunnia dei meschini, l'insolenza dei potenti, pur nella loro miserabile dimensione, le mene degli invidiosi. Eppure a me sembra che nei confronti del maestro Parmeggiani nessuno osasse dire o fare qualcosa di meno che corretto, a testimonianza che l'esempio della rettitudine tenace, dell'onestà addirittura testarda, hanno una loro funzione trascinante e spingono all'imitazione.
Speriamo che il ricordo del maestro Parmeggiani possa aiutarci ad essere migliori, questo sarebbe certo il modo da lui più gradito di rendergli omaggio, perché questo migliorerebbe anche il suo paese che tanto egli amò e, relativamente al quale, ben si addicono al maestro Parmeggiani le parole del Vangelo, ripetute dall'angelo a San Gerolamo "Là dov'è il tuo tesoro, ivi è il tuo cuore".
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Come citare questo articolo
Manlio Manzago. “Il maestro Luigi Parmeggiani di Castelmassa”. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestro-luigi-parmeggiani-di-castelmassa/