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MUSICA & TEATRO

“Proposta per un teatro collettivo”

Attiva da oltre vent’anni la compagnia di Arquà Polesine

di Romeo Altieri

Ventaglio Novanta n. 13 1996 pp. 87–89

Agli inizi degli anni '70, quando i primi componenti il gruppo, i fondatori storici, si ritrovavano per realizzare le prime esperienze di teatro, forse non pensavano di andare oltre il gioco che queste emozioni recavano al loro incontrarsi di coetanei, di amici di scuola. Ma ben presto le trepidazioni nell'esprimersi e nel calarsi nello spirito dei vari personaggi sfociò in un divertimento nuovo: scoprirsi "attori", inventare ruoli e ideare nuove situazioni.

Sotto la guida indiscussa di Giorgio Libanore, forte del carisma innato del regista, avvenne gradualmente la trasformazione dell'esperienza di amicizia in una attività di collaborazione e di lavoro. Durante l'allestimento della prima recita in assoluto, "La bisbetica è domata?" dall'omonimo lavoro di Shakespeare, maturò tra i componenti la coscienza di potersi trasformare in evento culturale all'interno della realtà polesana.

Si fa strada così la necessità e l'esigenza di un confronto più ampio con un pubblico diverso. Il gruppo "Proposta per un teatro collettivo" esce pertanto dall'ambito di una attività goliardica e di amicizia e trasferisce il suo impegno con rappresentazioni presso la scuola media di Arquà, riuscendo nell'intento di rendere spontanea la collaborazione degli scolari nell'allestimento scenico e in qualche caso anche nello svolgimento della commedia. È in questo periodo che nasce l'idea di creare all'interno della scuola un laboratorio teatrale, unico del suo genere, che potesse coinvolgere ragazzi, insegnanti e il gruppo stesso. Purtroppo il progetto non riuscì a decollare, ma sicuramente lasciò un segno nella formazione culturale dei ragazzi, che riuscirono, in seguito, con questa attività teatrale, a partecipare con lusinghieri risultati a varie manifestazioni a livello nazionale.

Nel 1976 il gruppo teatrale arquatese si contraddistingue per l'allestimento de "Il Tartufo" di Moliere e la rappresentazione de "La Venexiana" di autore anonimo del '500. Già con queste scelte va evidenziandosi quella che sarà la caratteristica dei lavori successivi, ovvero un approccio di tipo filologico e nel contempo una chiave di lettura legata a tematiche contemporanee. Si punta su una godibilità teatrale di sapore popolaresco, attraverso il coinvolgimento, la musica e l'aspetto grottesco delle situazioni.

In sintonia con tali premesse i lavori che vanno dal 1977 al 1981 compongono una specie di tetralogia dedicata all'indagine sul rapporto individuo-società. Si mettono quindi in scena "I due gemelli veneziani" di Goldoni, "Bertoldo a Corte" di Dursi, "Macbeth" di Ionesco e "La presa del potere di Ivan lo sciocco" di Porta. Dopo la fine degli ideali-miti del '70, il Collettivo esegue negli anni '80 un profondo lavoro di ricerca del linguaggio comune, il recupero della tradizione veneta, soprattutto polesana, attraverso lo studio e l'approfondimento di lavori del tipo sogno-ricordo di autori "nostrani", testimoni a loro volta della fine di una civiltà e di una storia contadina che non è esagerato definire mitica.

Sono gli anni delle opere in dialetto. La scelta sembra essere azzeccata, tanto che arrivano i primi riconoscimenti per il Gruppo: finalista allo "SchioFestival del Teatro Veneto" nel 1983 e primo classificato al "Festival del Teatro Padano" a Bondeno nel 1984 con "La Corte de le pignate" di Palmieri, commediografo rodigino del primo '900. Anche i singoli raccolgono meritati riscontri: al "Teatro di Corte" di Sandrigo nel 1984 e nel 1987 il Collettivo ottiene i premi per la migliore interpretazione maschile e per la miglior regia con la commedia "Nina non far la stupida" di Rossato e Giancapo.

Non mancano gli allestimenti di lavori di produzione interna, come la segnalazione per il miglior lavoro originale ricevuto a Verona nel 1989 al "Premio G. Totola" con "L'erba garba".

In questo contesto di lavoro e attività il Gruppo volle creare nuovi collegamenti sul territorio con le realtà esistenti, partecipando, con un notevole supporto logistico e di idee, alla realizzazione di manifestazioni culturali locali quali il Carnevale rodigino e il "Palio del Cantar Maggio" di Arquà Polesine.

Nel 1992 viene proposta la commedia "I Lazzaroni" di Palmieri, opera in cui si accentua la vena popolaresca, il gusto ironico e trasgressivo, cui fa seguito nel 1993 "Il tutore in balanza, ovverossia la pupilla ritrovata", una rielaborazione di un testo goldoniano, "La Pupilla", riscritto da Tonino Micheluzzi: elementi del passato si combinano con tensioni al futuro, creando una poetica del grottesco che, pur strappando il sorriso, lascia un pizzico di amaro in bocca.

Ultima fatica della compagnia è la farsa "El Barbajozo" di Gianni Sparapan. Nonostante il titolo enigmatico, la storia, molto semplice, è sempre la stessa: il ferroviere Palmiro Moleta deve trovare una soluzione al problema della figlia rimasta incinta del fidanzato. La situazione è resa grottesca dal continuo rispecchiarsi in modelli televisivi, e mentre le famiglie dei due giovani si ritrovano per risolvere i problemi che ne derivano, dato che i futuri sposi sono senza arte né parte, l’arrivo della nonna della ragazza, come un nuovo “deus ex machina” risolverà tutti i guai. La trama sembra rivelarsi quasi un pretesto per presentare una continua girandola di tipi, personaggi e macchiette tra il comico e l’assurdo.

In oltre vent’anni di attività si sono maturate tante esperienze, mentre i componenti del Gruppo sono sempre convinti dell’importanza di “fare teatro” e sperano sempre, ogni volta il sipario si alza sul loro lavoro, di averci come compagni in questo appassionante viaggio umano e culturale che è il TEATRO.

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Come citare questo articolo

Romeo Altieri. ““Proposta per un teatro collettivo””. Ventaglio Novanta, n. 13, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/proposta-per-un-teatro-collettivo/

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