Bagnolo di Po è un piccolo comune nel cuore del Polesine, le cui origini si fanno risalire agli etruschi. Il toponimo Fundus Balneolus ricorre spesso e indica questa zona fin dai tempi di Matilde di Canossa. E’ incluso tra i beni lasciati dalla contessa Matilde alla chiesa ferrarese, come risulta da un documento notarile del 1109. Lo si trova poi riportato tra i beni della chiesa romana nel Liber Censuum del 1191. Come i paesi vicini, Bagnolo fece parte del Ducato degli Estensi e seguì le vicende delle lotte tra questi e i veneziani. Alla fine del 1700 fu incluso nella Repubblica Cisalpina e passò quindi al Lombardo Veneto.
Capitano del Polesine, durante la dominazione del duca Ercole I, degli Estensi di Ferrara, era il conte Niccolò Ariosti, il quale possedeva a Bagnolo la grande tenuta chiamata “Arioste”, che comprendeva quasi tutto il territorio del paese. Vi abitava con i cinque figli, tra cui il poeta Ludovico. Si racconta che questa tenuta fu oggetto di una lunga disputa tra Ludovico e i suoi fratelli quando l’ebbero in eredità dal padre e una soluzione per questa vicenda fu trovata soltanto dopo la morte del poeta.
Ancora oggi la strada tra Capo di Sopra, sul confine con Trecenta, dove si trova il palazzo degli Ariosti, fino alla località Alberazzi di Castelguglielmo, si chiama via Arioste.
Questo sintetico quadro storico di Bagnolo è utile come introduzione per parlare di una manifestazione che da alcuni anni si ripete con grande successo in paese: il palio. Singolare manifestazione, per dare spessore alla quale si è provveduto ad affidare alle stampe un sontuoso opuscolo, curato dagli organizzatori in occasione della terza edizione, in cui viene riportato un “Editto per la lizza delle vie di Balneum Padus” con questa ambiziosa premessa: “Questo foglio, scritto in latino vulgaris, è stato trovato durante i lavori di restauro di una casa dove sembra abbia soggiornato un nobile con tanta voglia di divertirsi e che, fermatosi nel nostro borgo, abbia organizzato insieme ai signori del posto una lizza tra i giovani del paese”. Tutto questo sembra dirla lunga sulla “storica” vicenda, ma in realtà gli organizzatori hanno simpaticamente lavorato molto di fantasia nel voler attribuire alla manifestazione antiche origini.
Per la verità il palio di Bagnolo di Po ha preso avvio sette anni fa per caso. La Pro loco aveva allora invitato il Centro “Giona” di Castelguglielmo per una manifestazione con cavalli e cavalieri, dame e figuranti in costume, i quali hanno sfilato per la piazza e si sono esibiti in gare. Il pittoresco spettacolo è piaciuto talmente che nel 1999 si pensò di riproporlo (un’idea di don Fabio elaborata da Fernando e Paolo e dagli altri componenti del circolo Anspi, ora “Noi”) dandogli una configurazione differente. Furono istituite delle contrade, corrispondenti alle diverse vie e borgate del paese e furono organizzati vari giochi.
Così è nato il Palio di Bagnolo di Po, ora proposto in settembre in concomitanza con le celebrazioni per la Natività della Beata Vergine, festeggiata in parrocchia. Una manifestazione che continua con molto successo: un gioco divertente, un simpatico modo di stare insieme.
Per ognuna delle cinque contrade (via Roma-piazza Marconi, Dogana-Arioste est, Napoleonica, Vall’alta-Arioste ovest, San Giuliano-De Gasperi) sono stati confezionati gli opportuni stemmi e gonfaloni di colori diversi. Ciascuna si presenta con il maggior numero di figuranti tra dame, cavalieri, sbandieratori, musici, popolani, vestiti con pittoreschi costumi d’epoca, confezionati in proprio, “per dimostrare di essere i migliori” ed “ottenere il maggior prestigio” ma anche per aggiudicarsi “la corona reale”, e addobba le strade, le case ed ogni angolo del proprio territorio con stendardi, nastri e fasce dei propri colori per aggiudicarsi la “bandiera degli stemmi”.
Nei giorni che precedono la festa, grandi sono i preparativi che coinvolgono tutta la popolazione per l’allestimento del proprio stand gastronomico nel quale vengono proposte le più prelibate specialità locali, dalla “pastizà de musso”, al baccalà, coniglio in umido, salsicce, pancetta e costicine sulle braci, polenta brustolà, fagioli “in potacin”, gnocchi, “pinza onta”, patate “mericane” per non parlare delle innumerevoli torte e dei dolci tipici. Immancabile il vino locale. Il tutto, offerto gratuitamente ai partecipanti e al pubblico, per il prestigio e l’onore della contrada ed anche per aggiudicarsi il “piatto di cristallo” per il banchetto migliore.
Molto coreografiche le sfilate dei partecipanti lungo la piazza. I figuranti (quest’anno sono stati complessivamente oltre trecento tra cui molti i bambini) indossano preziosi abiti di raso e damasco dalle fogge più svariate per impersonare ricche dame e cavalieri o alti prelati e uomini di chiesa; oppure umili vesti del povero contadino o dei vari mestieri. Questi ultimi portano con sè gli attrezzi e gli oggetti più strani reperiti nelle vecchie soffitte. Viene costruita una storia e alla più bella viene assegnata “la penna d’aquila”.
I giovani delle contrade competono in quattro giochi: lancio del cerchio (dieci cerchi da infilare in un tubo), taglio del tronco d’albero, corsa ad ostacoli con carriola e secchio d’acqua, trasporto di uova poste su una tavola. E per finale si disputa il palioco, cioè la corsa delle oche. Ognuna rappresenta la propria contrada e percorre a gran velocità tutta la piazza per arrivare per prima al palco della giuria e aggiudicarsi il particolare premio.
Di anno in anno la competizione tra le cinque fazioni si è fatta sempre più “agguerrita”. Il grande entusiasmo e l’impegno di tutti sono stati premiati dalla sempre più numerosa partecipazione di pubblico, non solo di Bagnolo di Po ma di tutti i paesi circostanti.
Si può dire che il palio se lo siano aggiudicate tutte le contrade per il lavoro e il fervore profuso da ognuna, ma per dovere di cronaca dobbiamo riferire che il “drappo rosso” è stato vinto nelle prime edizioni dalla contrada Dogana-Arioste est e, in questa quinta del 2003 dalla Napoleonica.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Il Palio di Bagnolo di Po”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palio-di-bagnolo-di-po/