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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il “Percorso Milani”

Un particolare itinerario (in una sorta di museo aperto) per riscoprire e valorizzare l’attività artistica del grande scultore rodigino

di Rosanna Beccari

Ventaglio Novanta n. 50 2015 pp. 44–49

Rovigo, piccola città di provincia, ha dato i natali a Virgilio Milani, il più importante scultore polesano del ‘900, annoverato fra i maggiori del panorama nazionale del secolo scorso. La sua attività ha spaziato dai primi ‘800 fino alla fine degli anni Settanta; ma ciò che è ancor più straordinario è che Milani si presenta come un caso atipico, unicum nel suo genere, di un artista che ha amato molto la sua terra, al punto da scegliere di legare l’intera sua produzione ad essa, consapevole del prezzo che ne avrebbe pagato in termini di successo e memoria.

Di carattere schivo, nonostante i numerosi incarichi ed appalti vinti – tra i protagonisti della ricostruzione di una nuova Rovigo risorta dalle ceneri postbelliche – Milani aveva scelto di vivere a margine della vita cittadina andandosene in punta di piedi nel 1977, ultraottantenne e dimenticato da quasi tutti, dopo un’esistenza lunga e prolifica iniziata nel 1888.

Il tempo ha poi fatto il suo corso depositando quella naturale patina di oblio, fino a quando la Fondazione della Banca del Monte di Rovigo non ha deciso di recuperarne il ricordo diffondendolo fra i suoi ignari concittadini, prima con una mostra dedicata presso il Museo dei Grandi Fiumi, quindi con il restauro di uno dei suoi capolavori, nonché simbolo del Polesine: la fontana della Riconoscenza davanti alla stazione ferroviaria e, da ultimo, il recente “Percorso Milani”, inaugurato nel novembre 2013.

Un itinerario, quest’ultimo, che si snoda attraverso venti siti, caratterizzati da sue rappresentative opere pubbliche, con un duplice intento: rendere i rodigini più consapevoli ed orgogliosi del loro valente conterraneo (affinché essi stessi ne diventino ambasciatori ovunque), e offrire nello stesso tempo una proposta interessante ed alternativa di visita alla nostra città.

Il “Percorso Milani” in effetti si configura non solo come una mappa alla scoperta di un artista e dei suoi tesori, ma anche come un itinerario artistico e culturale, capace di valorizzare dal punto di vista turistico la città.

Esso consiste in 20 tappe, facilmente raggiungibili passeggiando lungo le vie del centro storico, e quindi visitabili senza vincoli di accesso o di orario; è contraddistinto per ogni opera da una targhetta in plexiglass trasparente recante in rosso scarlatto il monogramma dell’artista ed i suoi strumenti: martello e mazzetta.

1. L’itinerario prende il via dalla Fontana della Riconoscenza, capolavoro di Milani, eretta davanti alla stazione dei treni, crocevia di arrivi e partenze, quasi ad accogliere idealmente, con vocazione turistica, i visitatori. La fontana – progettata insieme all’architetto Antonio Canato e all’ingegnere Tullio Silvestri, come tributo di riconoscenza per gli aiuti internazionali giunti in seguito al dramma dell’alluvione del 1951 -, pur ricordando uno dei più tragici eventi del Polesine, rappresenta una grande lezione di speranza nella solidarietà mondiale. Nel contempo si pone come una cartolina della città capoluogo, presentando nelle otto formelle del basamento i luoghi e gli elementi simbolo del Polesine.

2. Il secondo sito è costituto dalle teste dei quattro evangelisti, poggianti sui rispettivi vangeli, che decorano la facciata neo romanica della vicina chiesa della Commenda con un sobrio intervento figurativo in una mirabile sintesi narrativa e simbolica.

3. La tappa successiva è presso la casa-studio dell’artista, tra via Magro e viale Trieste, con decorazioni sulla facciata che rappresentano alcuni putti alle prese con palle colorate, tra l’ispirazione liberty e l’influenza di Donatello, dinamiche figure, che sembrano voler uscire dall’ambito loro assegnato, con l’invenzione originale del decoro ad angolo su due lati.

4. 5. Il successivo imponente prospetto spoglio e poco armonico del Palazzo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) è stato arricchito dall’artista con tre “quadri” asimmetrici a bassorilievo, rappresentanti la microstoria del trasloco di una famiglia affidataria, insieme al mosaico relativo alla progettazione e costruzione dell’edificio ideato con gli artisti rodigini Edordo Chendi e Vittorio Milan.

6. Il sesto sito lo individuiamo in via Angeli sulla facciata del Palazzo dell’Erario. Qui una semplice figura stilizzata di leone, ispirata alla Chimera d’Arezzo (sigillo del monopolio di Stato), riesce a nobilitare un edificio spoglio ed anonimo, nello stile funzionalista-razionalista.

7. Proseguendo lungo la prestigiosa via, incontriamo la settima tappa sulla facciata del Palazzo INA. Ammirevole il grande rilievo legato al tema della famiglia, vista come cellula sociale, fondata sul lavoro ed il risparmio. Uno splendido capolavoro di armonia e decoro ispirato alla lezione classica dei grandi modelli quattrocenteschi, quali Piero della Francesca e Jacopo della Quercia. Un motivo classico tuttavia rivisitato secondo le linee più moderne di Arturo Martini e Mario Sironi.

8. Sotto il portico del Municipio è posizionata una lapide celebrativa del patriota irredentista Nazario Sauro, con la riproduzione del suo volto bronzeo, che si staglia dalla base in pietra d’Istria, arricchita da due oggetti simbolici: l’àncora – richiamo dell’attività di ammiraglio – e una corda a ricordo della tragica fine del personaggio.

9. Nella casa in Piazzale D’Annunzio, è visibile ancora un decoro di facciata, per la verità meno riuscito di altri, poiché in esso l’autore ha ceduto all’intento meramente esornativo.

10. Sulla facciata del Teatro Sociale, in piazza Garibaldi, individuiamo altorilievi (simili a quelli coevi dei quattro evangelisti), posti a connotare l’edificio con strumenti e maschere, che rievocano la storia della musica e del teatro e la loro evoluzione.

11. Nell’ambito della statuaria va annoverata la scultura dedicata all’irredentista Cesare Battisti (nella via omonima) rievocato in un ritratto emotivamente espressivo, reinterpretato in chiave drammatica e romantica con il cappio al collo e i capelli a nuvola, simbolicamente posto a lato della roccaforte austriaca.

12. In via Badaloni, l’anonima e spoglia facciata del Liceo Celio spicca sulla piazza antistante il Duomo grazie al grande mosaico bifacciale echeggiante figure del mondo antico greco-romano, in riferimento agli studi classici che qui trovano il loro tempio.

13. Verso il quartiere di San Bortolo, presso il Palazzo Casalini (nella via omonima) si incontra ancora un omaggio ad un illustre figlio di Rovigo: la lapide al politico Alessandro Casalini, senatore del Regno e lungimirante imprenditore.

14. Si procede raggiungendo via Miani, fino ad una statua dalla mole imponente, che evoca il Mosè michelangiolesco: il monumento dedicato all’esploratore rodigino Giovanni Miani, scolpito con tratti veristi, evidenti soprattutto nelle caratteristiche vesti e nelle singolari grandi mani, che valsero all’opera l’epiteto popolare di “manazze”.

15. Alle sue spalle ecco il fregio della Casa del Mutilato, opera di un artista non fossilizzato e aperto alle avanguardie, in cui le figure sofferte delle vittime di guerra sono delineate con una plastica sommaria e volumi più geometrici, spezzati, alla Sironi.

16. A due passi è l’ex sinagoga, che Milani trasformò in un grande studio, a partire dagli anni ‘50, per la grande vetrata che gli garantiva la luminosità necessaria alla sua arte. L’avrebbe poi rivenduta, alla fine degli anni ‘60, quando subentrò in lui una crisi umana ed artistica.

17. Vale la pena fare una deviazione per spostarsi al collegio dell’Angelo Custode, dove spicca l’effigie di un angelo che, con sua ala protettiva, allude alla funzione educativa dell’istituto. Esso appare perfettamente armonizzato con la struttura architettonica dei due pilastri ai lati del portale, di cui costituisce un ideale stipite.

18. Proseguendo per il quartiere di San Bortolo, nel cortile della scuola media Casalini, è visibile la Torre in acciaio inox, suggestivamente intitolata “Libro-parete”. Essa è testimonianza della svolta astrattista degli ultimi anni a seguito di un periodo difficile della sua vita, dovuto alla perdita dell’amata moglie, all’avanzare della vecchiaia ed al sodalizio con il giovane artista Paolo Gioli.

19. Da qui, prendendo per viale Oroboni in direzione cimitero, si giunge alla chiesa di S. Maria dei Sabbioni, sulla cui facciata è collocato il bassorilievo di un angelo in volo con le ali aperte ad accogliere gli ospiti del cimitero. Tale figura prelude alla visione dell’arte funeraria dell’artista rodigino, espressa nella ideazione di cappelle e tombe raccolte nel sito n. 20.

20. Quest’ultimo sito è in effetti costituito da più opere, che coprono un arco di produzione dai primi ‘900 alla fine degli anni ‘60, tra la sfera pubblica e il privato. La più complessa architettonicamente è la Tomba Caniato, di cui Milani ha realizzato i due angeli oranti, il bassorilievo frontale raffigurante Cristo tra gli angeli ed un cornicione con teste di cherubini.

Motivo ricorrente della sua produzione cimiteriale è la figura femminile classica, stilizzata e ieratica, che ritroviamo, da sola, nelle Tombe Oliva e Bacchiega, o come pietà con Cristo morto nella Tomba Giandoso. Non mancano figure maschili, come quella di un giovane nudo che abbraccia un soldato fante della Tomba Schiesari o la singolare erma del legionario spagnolo Federico Tolomei, caratterizzata da volumi quattrocenteschi in una cornice novecentista.

Infine il suo capolavoro dell’arte funebre: la Tomba Milani, pensata per se stesso e la moglie Antonietta Bellinello: su un nero basamento poggiano due figure giovanili di un uomo e una donna, con le mani ed i volti tesi al cielo, novelli Adamo ed Eva.

In realtà, le creazioni del generoso artista sono molte di più (inizialmente ne erano state identificate dalla responsabile della realizzazione del percorso, Rossella Ruzza, ben 44, selezionate poi in base all’ubicazione ed all’accessibilità), senza trascurare le numerose disseminate per il territorio polesano, che rendono Rovigo un singolare esempio di una CITTA’ D’ARTE, in quanto MUSEO a cielo aperto dell’operato di Virgilio Milani.

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Come citare questo articolo

Rosanna Beccari. “Il “Percorso Milani””. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-percorso-milani/

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