Giovane imprenditrice del delta, particolarmente interessata al settore turistico, Maria Adelaide Avanzo da sette anni dedica il suo impegno giornaliero all’Azienda Ca’Zen di Taglio di Po.
Nel suo sguardo si coglie l’entusiasmo giovanile di chi crede nel proprio lavoro e nelle possibilità del “fare impresa” in Polesine. La incontriamo a Ca’ Zen, la bella corte padronale del 700 (vedi Ventaglio n. 41, pag. 8) che rappresenta il fulcro dell’azienda di famiglia, alla quale la giovane imprenditrice ha deciso di dedicare la sua intelligenza e le sue capacità. Con l’obiettivo di farla crescere, perché rappresenti un sempre più importante punto di riferimento nell’ambito dell’accoglienza di qualità del Polesine.
“Mi occupo sia della campagna che dell’Agriturismo – ci dice -. Negli ultimi anni abbiamo ristrutturato una parte della corte, e abbiamo in progetto di proseguire, poco alla volta, nel recupero di tutti i fabbricati, per dare loro una sostenibilità ed una vita futura”.
L’impegno di Maria Adelaide guarda all’impresa di famiglia ma anche al territorio polesano. Un interesse questo che da qualche anno l’ha portata a ricoprire ruoli non secondari nell’ambito dell’imprenditorialità turistica polesana, entrando a far parte del Consiglio del Consorzio di Promozione Turistica Card del Po, divenendo parte attiva in iniziative di promo-commercializzazione delle Aziende associate e, di riflesso, del territorio. Inoltre, dallo scorso luglio, ricopre il ruolo di presidente della Sezione Turismo Unindustria di Rovigo, “con lo scopo – sottolinea con convinzione – di portare avanti progettualità per disegnare un unico e ‘grande’ modello del Polesine di domani”.
– Una passione, quella per il Polesine, ed in particolare per il Delta, che Maria Adelaide ha ereditato dalla famiglia: specialmente dalla mamma, che si definisce custode di un bene architettonico più che imprenditrice turistica. E’ così? chiediamo.
“Direi che la grande passione per il “mio” Polesine l’ho ereditata anche da mio padre, che si definiva agricoltore, risicoltore, e bonificatore. Adorava il Delta, e tantissime volte mi ha portato a Scardovari, in barca a vela alle foci del Po della Donzella insegnandomi ad “ascoltare” le voci del fiume e del mare. Era un uomo dalle grandi passioni, e il Polesine ha la capacità di farsi amare, o odiare.. ma comunque di non suscitare indifferenza”.
– In base alla sua esperienza, come è cambiato negli anni l’approccio del turista col nostro territorio? Cosa lo gratifica del nostro territorio e cosa richiederebbe per una offerta turistica più completa?
“Io credo che il nostro mercato turistico debba intanto essere diviso tra quello nazionale ed internazionale: il primo è costituito da Italiani che, allo sbocciare della primavera, e nei primi mesi autunnali, desiderano lasciare le grandi città e visitare un territorio puro, ricco di acqua e di natura qual è il nostro: prendere un barchino e assieme ai pescatori perdersi tra canneti e scanni.. visitare le sacche e scoprire l’affascinante mondo della pesca, degli orti di mitili, delle attività dei valligiani.. arrivare fino al mare in bici, a cavallo, in canoa. Debbo dire che i più rimangono stupiti di tanta ricchezza a poca distanza da Milano, Verona, Roma, Firenze…
– E gli stranieri?
“Gli stranieri, a tutto questo, desiderano abbinare la visita delle città d’arte: pertanto le soste saranno più lunghe, e oltre al Delta, oggetto di visitazione saranno Ravenna, Ferrara, Venezia, Verona, Padova, Bologna. Ma anche Chioggia, Comacchio, Adria, Rovigo, e tutti quei borghi che, meglio valorizzati raccontino della impareggiabile storia del nostro “Bel Paese”. Inoltre gli stranieri sono attratti dalle nostre spiagge e dal mare. Ciò che accomuna tutti – Italiani e stranieri- è la ricerca di cura, di qualità, tipicità, calore: nell’ospitalità, nella ristorazione, nei servizi: il nostro deve essere un turismo sostenibile, sia da un punto di vista economico che naturalistico. Il territorio, apprezzato, rispettato da un turismo che “gli assomigli” non può che beneficiarne”.
– Lei vive con impegno il nostro tempo e ha individuato nel turismo una vera professione, partecipando a convegni e fiere specializzate, curando la promozione sia in proprio per l’azienda di famiglia, sia come aderante al CARD, che ancora come responsabile del settore di Unindustria. Dalla sua esperienza quali ritiene siano le potenzialità del territorio che andrebbero maggiormente incentivate?
“Io credo che le potenzialità del nostro territorio siano notevoli, e che in questi anni siano stati fatti dei grandi progressi. Tuttavia sono fermamente convinta che sia necessario fare dei passi ulteriori e mettere a punto un unico masterplan, un solo grande progetto di sviluppo e valorizzazione del nostro Polesine: vie d’acqua, ciclabili, ippovie, miglioramento delle spiagge, recupero dei fabbricati rurali, fornaci ed idrovore. Noi abbiamo un patrimonio unico costituito da tutte le “zone umide”, e dalle valli: un potenziale enorme su cui è opportuno fare delle riflessioni in termini di implementazione e di visitazione “sostenibile”… Un altro aspetto fondamentale è l’abbellimento dei paesi e dei borghi… quindi il miglioramento della qualità delle strutture recettive e ristorative nel pieno rispetto della nostra cultura che ci differenzia da tutti gli altri: oggi si cercano tipicità e forte identità. E’ necessario lavorare molto sulla “sostanza” della nostra offerta turistica, sulle strutture ed infrastrutture e sui servizi. E poi…
– E poi?
“Alla sostanza va aggiunta la comunicazione, esperita con tutti i mezzi necessari, arricchita dalla nostra capacità di “raccontarci” attraverso lo story telling, trasmettendo la nostra storia, le tradizioni, il nostro passato.. utilizzando anche la letteratura cinematografica che in Polesine è stata molto intensa, e che può essere un grande veicolo attraverso il quale far conoscere il nostro territorio. Non dimentichiamo che l’Italia, nell’immaginario degli stranieri è soprattutto storia, cultura (pittura, bel canto, architettura, letteratura.. cinema..): un elemento che talmente ci caratterizza, da diventare imprescindibile nel momento in cui ci vogliamo presentare – competitivi e unici – sul mercato turistico”.
– La creazione di un marchio Polesine, sostenuto dalla Provincia, dall’Ente Parco, dalla Camera di Commercio con l’apporto importante della Fondazione Cariparo, contribuirà a promuovere meglio il nostro territorio?
“Il passaggio alla creazione del marchio unico per tutto il territorio è stato interessante e fondamentale! Saremo tanto più forti, quanto maggiore è il senso di identità e di appartenenza ad un territorio di cui dobbiamo essere orgogliosi! Solo così saremo in grado di trasmettere, di comunicare al resto del mondo chi, e cosa siamo. L’uomo ha bisogno di simboli, di chiamare le cose con il proprio nome… il marchio è tutto questo. E tanto maggiore ne sarà l’utilizzo, a fronte di qualità e trasparenza, tanto più rapido e positivo l’effetto della sua diffusione, e, pertanto, della nostra notorietà”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Il Polesine visto da Ca’ Zen”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-polesine-visto-da-ca-zen/